Giovedì 23 Maggio 2019
   
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La consigliera Monica Portaccio fa la sua analisi dell’ultimo consiglio

La consigliera comunale Monica Portaccio

“Vorrei chiarire ai cittadini alcuni passaggi dell’ultimo consiglio comunale tenutosi l'11 dicembre scorso, al fine di consentire ai 'non addetti ai lavori' di meglio comprendere le ragioni denunciate da parte delle forze di minoranza e sfociate nell'esposto al prefetto di Bari”. A parlare è il consigliere comunale dell'Udc – come si è definita lei stessa – Monica Portaccio.

“Va innanzitutto precisato – osserva Portaccio – che il consiglio comunale veniva convocato per il giorno 11 dicembre, con notifica eseguita nei confronti dei consiglieri il giorno 6 dicembre. I punti all’ordine del giorno erano l'approvazione del piano di diritto allo studio 2019 e la richiesta della ditta Castello srl di provvedimento autorizzativo unico per l’ampliamento dello stabilimento di estrazione e imbottigliamento di acqua minerale naturale oligominerale e commercializzazione a marchio Amata, consistente nella realizzazione di un deposito 'pallets' e di tettoia da destinare ad area carico degli automezzi con posizionamento di impianto fotovoltaico integrato su entrambe le coperture piane delle strutture, identificato con la particella n. 8-9-10, foglio 9” .

I suddetti punti all’ordine del giorno erano già stati oggetto di discussione nelle commissioni competenti che, in ogni caso, venivano riconvocate per gli aggiornamenti del caso. Subito dopo la notifica della 'convocazione del consiglio comunale seguiva la notifica di convocazione della conferenza dei capigruppo per il giorno 10 dicembre 2018, avente ad oggetto 'integrazione ordine del giorno prossima seduta del consiglio comunale' e convocazione ii commissione comunale, al fine di consentire la trattazione dei punti che si intendeva integrare all’ordine del giorno e segnatamente, 4 debiti fuori bilancio e la convalida della delibera di consiglio comunale numero 24 del 29 marzo 2017, ad oggetto 'piano economico finanziario' ravvisate evidenti ragioni di illegittimita’ e irregolarita’ della convocazione del consiglio comunale del giorno 11 dicembre, dapprima invitato a discutere sui due punti relativi all’ordine del giorno 'piano diritto allo studio anno 2019' e 'provvedimento autorizzativo unico per l’ampliamento dello stabilimento acqua Amata', e poi inspiegabilmente chiamato a discuterne altri non preventivamente discussi nella conferenza dei capigruppo (che deve necessariamente precedere la convocazione del consiglio comunale), la sottoscritta consigliera comunale ha proceduto immediatamente – nella stessa data del 6 dicembre - ad informare il prefetto di Bari e il segretario comunale circa le violazioni commesse.

Il 7 dicembre veniva quindi inviato al prefetto di Bari, altro esposto per illegittimità della convocazione del consiglio comunale, questa volta a firma della scrivente consigliera e dei consiglieri di minoranza Agostino Mirizio, Antonietta Spinelli e Andrea Palmieri, (non senza aver coinvolto su tale decisione anche gli altri consiglieri di 'minoranza' Antonello Caravella e Giuseppe Patrono, che però declinavano l’invito preferendo soprassedere e sedersi nell’assise comunale a fianco della maggioranza).

Sta di fatto che il giorno 10 dicembre 2018, il presidente del consiglio, in occasione della 'conferenza dei capigruppo'- ossia della riunione che viene indetta con i capigruppo consiliari al fine di stabilire l’ordine del giorno - non ha potuto far altro che accogliere le censure mosse dai capigruppo Mirizio e Spinelli, ritirando la discussione dei 4 debiti fuori bilancio (questi ultimi inseriti ad integrazione dell’ordine del giorno del consiglio comunale, in palese violazione dell’articolo 9 comma 4 del regolamento del consiglio comunale e articolo 47 del regolamento del consiglio comunale). Pur tuttavia, lo stesso presidente del consiglio, sollecitato dai responsabili dei servizi imponeva – di tutta risposta - l’integrazione di un nuovo punto all’ordine del giorno che, sempre a dire degli 'uffici' avrebbe dovuto essere necessariamente trattato l’indomani per ragioni di 'urgenza', il tutto senza minimamente considerare il fatto che a tutti i consiglieri di opposizione non fosse stata concessa la possibilità di poter esaminare atti, documenti, pareri utili all’approfondimento, nel pieno rispetto dei principi di 'trasparenza' e 'buon andamento della pubblica amministrazione'.

In sede di conferenza dei capigruppo, pertanto, i consiglieri di minoranza Mirizio e Spinelli proponevano il differimento del consiglio comunale alla data del 17 dicembre 2018, al fine di consentire la trattazione di tutti i punti proposti, previo esame della documentazione richiesta e della discussione in sede di commissioni consiliari. Tali proposte tuttavia rimanevano 'lettera morta' per il presidente del consiglio, poco avvezzo ad ascoltare proposte non provenienti dai consiglieri di maggioranza.

E così si arrivava al fatidico 11 dicembre, data in cui il consiglio comunale ha discusso i due punti all’ordine del giorno: il primo, quello sull’approvazione del piano del diritto allo studio per l’anno 2019 (per il quale il consiglio era stato regolarmente convocato secondo l’iter previsto per il corretto funzionamento del consiglio comunale) ed il secondo – aggiunto il giorno precedente al consiglio ('ratifica ai sensi dell’art. 175, comma 4, del d. lgs. n. 267/2000, della deliberazione di giunta comunale n. 155 in data 30/11/2018, avente ad oggetto: 'variazione d’urgenza al bilancio di previsione dell’esercizio 2018/2020) portato in consiglio senza essere stato preventivamente e tempestivamente indicato in occasione della conferenza dei capigruppo. Peraltro il secondo punto risulta surrettiziamente proposto per ragioni di urgenza che in realtà non sussistono, ma che rappresentano l’ennesima dimostrazione di ritardi e inefficienze di taluni 'uffici' del Palazzo, dal momento che, le paventate ragioni di urgenza, già evidenziate nel lontano 2015, venivano riproposte - 'in barba all’urgenza' - dopo 4 anni. In disparte va detto che la richiesta di ratifica di delibera di giunta avente ad oggetto 'la variazione al bilancio di previsione' – attività questa di competenza del consiglio comunale – impegnava l’importo di 115.250 euro, senza che venissero aggiunte altre informazioni necessarie per il perseguimento del fine pubblico e del rispetto del principio di trasparenza.

Queste le ragioni per cui, la sottoscritta ha partecipato alla discussione del primo punto all’ordine del giorno del consiglio comunale (per il quale l’assise era stata correttamente informata) e non alla discussione del secondo punto, imposto il giorno precedente il consiglio senza consentire approfondimenti ai consiglieri.

Per dovizia di particolari, si aggiunge che, la sottoscritta ha partecipato ai lavori della II commissione il giorno 10 dicembre alle 12.30 e ha richiesto di poter estrarre copia della documentazione afferente il secondo punto all’ordine del giorno. L’ufficio tecnico del Comune di Casamassima, con pec inviata in pari data, ha comunicato che 'tenuto conto della mole della documentazione cartacea richiesta e della difficoltà tecnica di trasmissione per mezzo informatico, la s.v. è invitata ad estrarre copia cartacea presso i nostri uffici da concordarsi preventivamente'. Il tenore di tale comunicazione rappresenta lo specchio del modus operandi della macchina amministrativa. Sicché, per eliminare tali gravi irregolarità, non potevano che essere aditi i competenti organi di vigilanza.

Tanto dovevo nel rispetto dei cittadini e del mandato ricevuto e indirettamente, anche dei colleghi consiglieri di maggioranza che, con disinvoltura ed estrema fiducia, condividono e approvano l’operato degli uffici solo perché componenti di una squadra che indossa la stessa divisa”.

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