Domenica 16 Dicembre 2018
   
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Commissariamento "fai da te"

consiglio 26 giugno

 

La scelta di disertare le due convocazioni del Consiglio comunale - la prima del 26 e la seconda del 29 maggio - è stata anticipata da una nota a firma del sindaco Cessa e di tutti i consiglieri di maggioranza.

Il documento, che vi riproponiamo di seguito, dopo aver sottolineato il rifiuto della minoranza al dialogo durante la seduta del 18 maggio, sottolinea due passaggi a nostro avviso importanti: l'elezione del Presidente del Consiglio non è un'urgenza per il paese e, visto che nessun consigliere di maggioranza vuole ricoprire questo ruolo, la "facoltà di eleggere il presidente" viene lasciata ai soli consiglieri di minoranza.

«I consiglieri di maggioranza, come già espresso nella conferenza dei capigruppo del 4 maggio, ritengono che l'elezione del presidente del consiglio non sia una urgenza per il paese, poiché la funzione è attualmente garantita, come per legge, dal consigliere anziano.

Ciononostante, i consiglieri di minoranza hanno richiesto e ottenuto la convocazione di un consiglio comunale, tenutosi il 18 maggio, per la nomina del presidente. In tale seduta la maggioranza ha espresso la volontà di dialogare con la minoranza per trovare una figura che fosse di garanzia per tutto il consiglio. La risposta a tale invito è stata la richiesta da parte dei consiglieri di minoranza di un nuovo immediato consiglio comunale, convocato per il giorno 26 maggio, in prima convocazione, e per il 29 maggio in seconda convocazione.

Ciò premesso, nel ribadire che tale adempimento non può avere carattere di urgenza, si fa presente che, al momento, nessun consigliere di maggioranza intende ricoprire la carica di presidente del consiglio.

Pertanto, i consiglieri di maggioranza dichiarano che non saranno presenti al prossimo consiglio comunale, né in prima, né in seconda convocazione, e che lasceranno ai consiglieri di minoranza la facoltà di eleggere il presidente, scegliendolo tra uno di loro, con la certezza che questi sarà di garanzia per tutto il consiglio comunale».

Molte le riflessioni che si potrebbero aprire dopo la lettura di un documento politicamente ingiustificabile. Giusto per memoria storica, ricordiamo che proprio la "lotta" per rivestire la presidenza del Consiglio è stata il primo atto dell'impietosa tragedia - a volte dai risvolti farseschi - che ha visto la progressiva implosione degli equilibri di maggioranza. Ora quella stessa maggioranza - variabile e variante - viene a raccontare che eleggere il Presidente non è più una priorità per Casamassima. C'è qualcosa che non torna.

Ancor più difficile da comprendere è la consequenzialità del passaggio successivo. Proviamo a volgarizzare: "Nessuno di noi vuole fare il presidente, dunque se lo elegga la minoranza". Quindi si opta per una resa incondizionata, derogando ad un proprio compito, solo perché nessuno ha più interesse a rivestire quel ruolo?

Seguendo questo originale filo logico, dovremmo forse concludere che ogni argomento portato in Consiglio, se non dovesse incontrare l'interesse della maggioranza, verrà deciso dall'opposizione? Una sorta di "auto-commissariamento a scadenza": su tutte le questioni spinose, dove votare e prendere una posizione potrebbe scontentare qualcuno, la maggioranza gioca il jolly e promuove l'opposizione alla "guida temporanea" del paese. Se queste sono le premesse, ci chiediamo se abbia ancora senso continuare a definirsi "squadra di governo".

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