Lunedì 17 Dicembre 2018
   
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Un casamassimese... per assessore

Leonardo Pastore

 

Ti aggiri su Facebook e improvvisamente ti imbatti in lui, in un volto familiare, in una ‘faccia conosciuta’ che ti riporta indietro nel tempo, a diversi anni fa. È così che – potere della tecnologia – tutt’a un tratto ritrovi Leonardo Pastore, un giovane casamassimese ‘emigrato’ al nord a 19 anni per motivi di studio. Oggi Leonardo ha 35 anni e dal nord non è più andato via. Dopo la laurea in Economia aziendale, conseguita a Modena, dal 2008 lavora infatti nell’amministrazione dell’Università di Modena e Reggio Emilia e in tutto il tempo che gli resta – come tiene ironicamente a farmi sapere – ricopre (addirittura) la carica di assessore (ad Attività produttive, Sport e Innovazione tecnologica) nella città di Castelfranco Emilia.

Cadendo letteralmente dalle nuvole, mi incuriosisco a tal punto da cominciare a tempestarlo di domande, considerando che in passato anche suo fratello Giuseppe, mio vecchio amico di scuola, era stato intervistato per il nostro giornale dalla collega Luna Pastore in quanto – anch’egli fuorisede – aveva da qualche tempo abbracciato la carriera giornalistica sul canale Sky. Gli chiedo innanzitutto se il suo percorso politico sia in qualche modo cominciato quando era ancora qui. “Ho fatto la prima tessera di partito (erano i DS, preistoria) a Casamassima – mi racconta – e con i compagni iscritti alla Segreteria giovanile dell’epoca avevamo provato a risollevare le ‘politiche giovanili’ del nostro paese, che già allora non erano all’altezza di quelle di una città di quasi ventimila abitanti”.

 

La sua risposta è talmente eloquente da spingermi ad avanzargli una richiesta: un’intervista, che mi concede con la stessa gentilezza che ricordo essere il suo tratto distintivo. Per me è incredibile scoprire per caso che un mio concittadino, un giovane casamassimese, si sia fatto strada con merito fino a ricoprire una carica pubblica in un’altra regione (per giunta del nord Italia) e ancora più difficile mi risulta accettare che cose di questo tipo a Casamassima, nel paese dagli ormai facili piagnistei, in cui “tutto va a rotoli” e “non c’è niente”, non si conoscono minimamente. Come vivrà Leonardo la sua esperienza da assessore, la fase storico-politica attuale e la lontananza dal suo paese natio? Di seguito il suo racconto...

 

Cosa ti ha portato a lasciare Casamassima anni fa?

“Ho lasciato Casamassima per venire a Modena a studiare. Ho avuto la possibilità di studiare lontano da casa grazie ai miei genitori e a loro sarò eternamente grato. Ma non sono andato via per ‘abbandonare’ il mio paese, bensì per intraprendere una nuova esperienza di vita, che poi si è rilevata, al momento, essere quella definitiva”.

 

Com'è cominciata la tua carriera politica e cosa ti ha spinto verso una scelta di questo tipo?

“Ho iniziato a fare il rappresentante degli studenti all’università, a ‘combattere’ per un appello in più nella sessione di esami, per una contribuzione più equa e per un diritto allo studio in grado davvero di garantire a tutti le stesse possibilità di partenza. Ho sempre continuato a fare la tessera della Sinistra giovanile dei DS e, dopo qualche anno, sono diventato dirigente provinciale dell’organizzazione. Sono stato membro del CdA dell’Università di Modena e Reggio Emilia, componente del Consiglio nazionale degli studenti universitari e ho fatto parte della Segreteria nazionale della Sinistra giovanile. E arriviamo ad oggi. Ero appena stato eletto in consiglio comunale, quando il mio sindaco mi ha chiesto di entrare nella sua squadra tra gli assessori. Non mi aspettavo di fare il salto doppio”.

 

Credi che a Casamassima avresti avuto le stesse possibilità?

“Credo sia impossibile rispondere a questa domanda. La politica, in molti casi, è fatta di ‘sliding doors’, di situazioni che possono prendere una o l’altra direzione a seconda di decine, forse centinaia, di variabili. Il fatto certo è che la situazione politica di Casamassima, da anni, per usare un eufemismo, è parecchio più ‘ingarbugliata’ di quella di un comune delle stesse dimensioni della provincia di Modena”.

 

Ecco appunto. A questo proposito, quali sono le principali criticità del paese in cui vivi e come vengono affrontate dalla squadra di governo cittadino?

“Le criticità della nostra città sono quelle tipiche del contesto italiano di questo periodo storico: un po’ di difficoltà, soprattutto tra i più giovani, ad entrare nel mondo del lavoro, qualche problematica derivante dalla questione ‘sicurezza’ e la necessità di migliorare i tempi e le modalità di manutenzione degli edifici pubblici. Proviamo ad affrontare queste difficoltà con tantissimi interventi, tutti, però, hanno alla base un concetto che secondo me deve essere centrale per chi fa politica, soprattutto negli enti locali: ascoltare i cittadini e dar loro delle risposte che siano il più certe e concrete possibile”.

 

In questo elenco di problematiche trovi dei punti in comune con Casamassima?

“Castelfranco Emilia, proprio come Casamassima, negli ultimi anni ha avuto un notevolissimo incremento della popolazione e questa dinamica, se non gestita adeguatamente, può generare problemi. Problemi che riguardano l’inadeguatezza dei servizi erogati alla popolazione, problemi di carenze di spazi comuni (scuole, impianti sportivi, parchi), ma soprattutto un meccanismo che può portare ad una progressiva ‘perdita di identità’ della comunità. Castelfranco Emilia, proprio come Casamassima, corre questo rischio e per questo stiamo attuando una serie di interventi che, oltre a rendere adeguati servizi e strutture, possano rinforzare il senso di appartenenza a una comunità da parte dei nostri cittadini. In quest’ottica sono secondo me fondamentali due ambiti: quello culturale, con l’organizzazione di eventi e la promozione di attività con l’obiettivo di coinvolgere la cittadinanza, e quello dello sport, vero e proprio strumento di diffusione di coesione sociale”.

 

Attività produttive, sport, innovazione tecnologica: sono proprio questi i settori di cui ti occupi date le deleghe assessorili. Quali sfide in tali ambiti consideri tanto vitali quanto ancora incompiute, nel tuo paese come in Italia?

“Si tratta di una domanda che esigerebbe una risposta chilometrica. Provo a sintetizzare con un obiettivo comune alle tre deleghe che ritengo, poi, centrale per chi si approccia alla politica con una visione progressista e moderna: non lasciare indietro nessuno. Non lasciare indietro nessuno di quelli che, a vario titolo, stanno soffrendo per la crisi in atto da diversi anni nel nostro contesto socio-economico. Non lasciare indietro nessuno di quelli che si avvicinano al mondo dello sport, perché lo sport non è un modo per diventare “campioni di qualcosa” ma è innanzitutto il principale strumento per garantire il benessere psico-fisico e deve quindi essere un diritto universale. Non lasciare indietro nessuno in quella che sarà la grande sfida dei prossimi anni: l’abbattimento del digital divide per consentire a tutta la nostra popolazione, di ogni età e luogo di residenza, di far circolare dati e informazioni in una rete che deve essere il più libera e accessibile possibile”.

 

Il tuo partito, il PD, sta attraversando una fase di indubbio smarrimento e di perdita di consensi, strappati da un lato dai grillini, dall'altro, ancora una volta, dal riaffiorare delle destre. In cosa pensi abbia maggiormente peccato negli ultimi tempi?

“Ah, in questi giorni stiamo celebrando un congresso proprio per capire cosa sta succedendo. Battute a parte, credo che il PD abbia commesso, soprattutto negli ultimi anni di gestione Renzi, un errore madornale: ha smesso di ascoltare la gente. Ha smesso di ascoltare le paure, le proteste ma anche le speranze dei nostri cittadini e ha pensato di aver trovato un ‘messia’ al quale affidare le sorti del partito e del Paese. Dobbiamo radicalmente invertire la rotta, prima che sia troppo tardi, prima che aumenti ulteriormente il consenso di chi basa la propria azione politica solo ed esclusivamente nella strumentalizzazione di quelle paure e di quelle proteste ma, soprattutto, per ridare voce alle speranze dei tanti italiani che, quotidianamente, si battono per rendere migliore il nostro Paese”.

 

Cosa pensi dunque di Matteo Renzi e come vedresti (per assurdo) Michele Emiliano come nuovo Presidente del Consiglio?

“Di Mattero Renzi ho già detto: costituisce una grande risorsa del nostro centrosinistra ma... abbandoni l’idea dell’uomo solo al comando che ha già fatto tanto male alla nostra Italia. Spero che Michele Emiliano continui a fare il governatore della nostra regione, che ha tanto bisogno di essere ben amministrata e guidata”.

 

Torneresti mai a vivere a Casamassima e come la trovi quando vieni a trovarci in vacanza?

“Ho costruito qui a Modena la mia vita e qui a Modena mi immagino per i prossimi 50 anni. Ma mi mancano tantissimo le ciliegie e quindi torno, sempre volentieri, soprattutto tra maggio e giugno, quando posso vado a raccoglierne qualcuna e a mangiarle direttamente dall’albero. Trovo Casamassima sempre bella, perché girare per le sue strade mi ricorda gli anni in cui ero bambino. Mi piacerebbe però vedere una paese circondato da un maggior ‘senso di comunità’. Forse ho una percezione sbagliata trascorrendoci solo qualche giorno all’anno ma credo che sia questo uno dei suoi problemi principali, oggi come ieri”. 

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