Venerdì 14 Dicembre 2018
   
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Il sindaco Cessa si è dimesso

Cessa dimissioni


2016: l’annus horribilis di Casamassima


Se non fosse una strategia politica, sarebbe la degna fine di questo 2016, l’annus horribilis di Casamassima. Il primo anno e mezzo di una delle peggiori amministrazioni comunali di sempre. Cessa si è dimesso a conclusione del tavolo tecnico sulla “questione scuole”, tenutosi mercoledì 21 dicembre. Con decreto sindacale numero 115, dunque, Vito Cessa sfila la fascia tricolare e azzera la sua giunta: Rocco Bagalà, Antonietta Spinelli, Andrea Palmieri, Giuseppe Cristiantielli e Francesca Barone.

Ora lo psichiatra prestato alla politica avrà le vacanze di Natale per tentare di riconquistare la poltrona, ridisegnando una maggioranza (sarebbe inammissibile se Autonomia Cittadina cedesse alle avances!).

Le sue dichiarazioni preconfezionate sono una piccola ammissione davanti alle grandi colpe: “La normativa, adesso concede venti giorni, massimo, per provare a ricostituire una maggioranza: se le forze politiche che mi hanno fatto eleggere vorranno sedersi con me al tavolo politico e, insieme, trovare le ragioni e le motivazioni per proseguire, io potrò ritirare le dimissioni, rinominare una nuova squadra e continuare ad amministrare il nostro paese, ovviamente con ancora più competenza, slancio, stabilità e partecipazione”.

 

Dimissioni false e inutili!

Il sindaco Cessa alla fine ha mollato questo becero braccio di ferro che reggeva tutto un equilibrio sopra la follia: gli assessori poltronissimi e inutilissimi da un lato, e i consiglieri di maggioranza complici seduti sul versante opposto, pronti al ‘ricatto politico’ pur di non perdere quella base che sorregge il nulla, se non un briciolo di vanagloria.

Arroganza e vanagloria, sono questi i due micidiali ingredienti che hanno contribuito, nell’ultimo biennio, ad alimentare una forte contrapposizione politica e culturale nella comunità casamassimese. La classe dirigente e politica dell’era Cessa ha nutrito, irresponsabilmente, una contrapposizione di classi che non si vedeva da tempo. La dicotomia è evidente: panem et circenses a spese dei cittadini da un lato e per compiacere l’inezia, tanta verità e povertà dall’altro. Da un lato un ufficio stampa extralusso per un servizio scadente e di parte (l’addetto deve dare spazio anche alle opposizioni, altrimenti il sindaco se lo pagasse di tasca sua, come faceva prima!), in contrapposizione a una realtà ormai inenarrabile circa lo stato di abbandono in cui riversa Casamassima. Il paese reale è povero ma ricco di risorse e tante piccole eccellenze, che non trovano più rappresentanza nelle istituzioni locali.

Supponenza e incompetenza della classe politica da un lato, vanagloria e continui conflitti di interessi dall’altro (vedi la Fondazione don Sante Montanaro e la presidente Nica Ferri).

Una classe politica talmente arrogante, come tutti i suoi accoliti e falsi profeti da mostrare nei circoli pseudoletterari, che Cessa ha dovuto ammettere le nostre ragioni: avrebbe dovuto dimettersi prima se avesse avuto rispetto per le Istituzioni e per i Casamassimesi e se solo conoscesse un minimo di prassi da manuale politico di base; le dimissioni servivano a riportare dignità davanti alle continue richieste e ricatti. Le dimissioni tanti mesi fa, quando le abbiamo caldamente consigliate, avrebbero acquisito maggiore credibilità. Oggi non servono a nulla, se non ad alimentare indecoro e ulteriore imbarazzo.

Perciò non si dica che le dimissioni e le richieste al Prefetto sono un atto di “umiltà”; la questione scuole andava affrontata prima, oggi, a conti fatti, Cessa doveva farsi sostituire dal Prefetto. Le dimissioni sono solo apparenza per non tornare a casa.

L’arroganza sta nel non aver mai accolto proposte e consigli sia di ordine politico che amministrativo: l’acqua contaminata e l’emergenza scuole, solo per citare alcuni accadimenti nefasti di questo anno da dimenticare.

Il popolo casamassimese, nell’accezione più densa e nobile del termine, è asfissiato da tanta aristocratica vanagloria, da tutti quei falsi eroi “che da tempo non fanno respirare”. Ormai se la suonano e se la cantano da soli, come tanti piccoli Nerone davanti allo sfacelo e alla distruzione di una città.

Ma, il popolo resiste e guarda avanti. La vera sfida è ricucire la politica e la cultura nel tessuto popolare; questo aggettivo che tanto spaventa certi ambienti, sarà come un argine, una forza dirompente ai prossimi appuntamenti elettorali.

La vera sfida è riempire le nostre botteghe, i teatri, gli spazi culturali non più esclusivi ma inclusivi, come stanno facendo, per esempio, i giovani delle Officine Ufo con i tanti corsi di musica, lingue, informatica, le presentazioni e gli eventi aperti e animati. Questo è il popolo del paese reale: ragazzi di famiglie umili e semplici, che si sono formati e laureati senza dover girare i pollici attorno a un cristallo di Barolo pregiato e pagato da papà, da esibire senza conoscerne le proprietà. La vera sfida è nella conoscenza diffusa. Casamassima sia una città aperta e libera da tanta menzogna.

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