Mercoledì 12 Dicembre 2018
   
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Emergenza acqua, ancora tanti dubbi irrisolti

Il consigleire pentastellato Antonello Caravella

 

Caravella chiede di introdurre un regolamento comunale,
Giuseppe Nitti solleva il caso del "consulente fantasma"


Si entra nel vivo del Consiglio Comunale dello scorso 7 giugno e il consigliere Antonello Caravella introduce la sua interpellanza sull'emergenza idrica commentando: «A distanza da più di quaranta giorni non abbiamo notizie che possano ritenersi soddisfacenti in merito alla questione acqua». Incalza poi il consigliere del M5S: «Il cittadino ha il diritto alla salute e questo è un diritto irrinunciabile: il Sindaco dovrebbe essere il primo responsabile e garante di questo diritto. C'è necessità di fare chiarezza sulla questione e individuarne eventuali responsabilità». Chiede dunque Caravella attraverso la sua esaustiva interpellanza: «Chiediamo quali provvedimenti nel dettaglio questa Amministrazione intende adottare nei confronti dell'Acquedotto Pugliese e se si intende introdurre un regolamento dell'Acqua pubblica Comunale che disciplini meglio la materia».

Il Sindaco assicura che ci si è rivolti a un legale e che è stato già avviato un procedimento penale, snocciolando, come ci ha abituato, tutte le carte prodotte sin ad ora e tutta la fitta corrispondenza che c'è stata con i responsabili dell'Acquedotto Pugliese. Cessa assicura che intende portare avanti questo contenzioso contro l'Acquedotto Pugliese che ha commesso varie defalliance - così le definisce - sia prima che durante l'emergenza idrica. Quanto al Regolamento circa l'utilizzo dell'acqua pubblica, il primo cittadino risponde con poca convinzione che l'Amministrazione valuterà la possibilità di vagliare una soluzione in tal senso. Caravella si dice non soddisfatto delle risposte di Vito Cessa e commenta: «Vorrei che prendesse la situazione più di polso e che si facessero analisi autonome rispetto all'Acquedotto in laboratori accreditati»

Il consigliere Giuseppe Nitti

Anche Giuseppe Nitti affronta il tema dell'acqua potabile con due interpellanze. La prima contesta il "fai da te" in merito alla sanificazione delle cisterne, chiede di predisporre analisi periodiche dell'acqua nonché di ottenere che l'Acquedotto metta a disposizione dei professionisti per la sanificazione delle cisterne. La seconda interpellanza di Nitti chiede la ragione per cui la cittadinanza non sia stata informata del fatto che il Sindaco si sia rivolto ad un consulente privato, Martino Salamida, come diffuso da un articolo apparso sulla Gazzetta del Mezzogiorno.

«Martino Salamida non ha mai ricevuto incarichi dal Comune né tantomeno dal Sindaco e chi ha diffuso tale notizia è stato invitato a rettificare». Così replica Cessa, precisando che non si è rivolto ad un consulente bensì ha contattato telefonicamente il dottor Roberto Gagliano Candela: «Ho interpellato Roberto Gagliano Candela, un infettivologo di fama nazionale, per capire quale fosse la natura della contaminazione, ed in particolare per capire se tale contaminazione, come immaginavo, fosse di natura ambientale ed egli ha confermato questa ipotesi». Il Sindaco infine giustifica il fatto di non aver anticipato la consulenza chiesta al dottor Candela con doverosa documentazione a causa della natura assolutamente emergenziale della situazione.

VALERIA MARANGI

Commenti  

 
#1 vito totire 2016-06-18 20:55
Sono già intervenuto sul tema e da decenni ormai nutro la preoccupazione per l'acqua distribuita in Puglia; due sono i rischi su cui occorre concentrare la attenzione: eccesso di organoaogenati e amianto; ovviamente io non sono in grado apriori di escluderne altri e ne possiamo parlare (per esempio quelli legati ad un certo tipo di agricoltura); per stare sui fatti recenti di Casamassima. è ovvio che le fonti devono essere il più possibile protette dai rischi biologici; quando è indispensabile la clorazione però si deve preferire l'uso del biossido di cloro piuttosto che l'ipoclorito di sodio; questo perchè il primo induce la formazione di una quantità più bassa di organoalogenati, alcuni dei quali sono sospetti cancerogeni.

Vedo che vengono consultati infettivologi di fama nazionale, e va benissimo, anche se quello citato io non lo conosco; ma quello che ha detto è "poco", in un certo senso come se avesse detto che l'acqua è bagnata;
l'ironia mi serve per sdrammatizzare; la cosa è però seria: l'infettivologo consultato ha fatto una ipotesi giusta che io condivido; il problema è: che rimedi adottare se non vogliamo che tornino gli spettri del passato ma vogliami evitare, oltre alle malattie ad andamento acuto, anche quelle connotate da lungo tempo di latenza?

dr.Vito Totire
medico, presidente associazione ambientalista circolo "Chico" Mendes
 

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