Mercoledì 19 Dicembre 2018
   
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L'acqua che beviamo e dove vanno a morire i pesci

Uno degli articoli denuncia apparsi prima dell'Espresso, già nel 2015


Ecco la denuncia dell’Espresso sul lago Pertusillo, l’indomani dello scandalo Tempa Rossa. L’AQP deve spiegazioni ai Casamassimesi


Il lago Pertusillo è tornato d’attualità nell’ultimo Consiglio comunale, quello celebrato all’aperto. È stato ancora una volta il consigliere Rino Carelli a mettere in difficoltà coloro che dovrebbero dare risposte ai cittadini. Carelli ha chiesto alla dott.ssa Francesca Portincasa (Acquedotto Pugliese) da dove provenisse l’acqua di Casamassima. La dirigente dell’AQP rispose in evidente difficoltà, ossia che proviene “prevalentemente dal Sinni”. Non sapeva che provenisse anche dal Pertusillo? Effettivamente quel “prevalentemente” fa aumentare i dubbi. Nei “fondali” occulti del Pertusillo si nascondono interessi dell’industria petrolifera in Val d’Agri. Alcune inchieste giornalistiche l’hanno definita la terra dei fuochi della Basilicata. Quest’acqua, pensate, scorre e approda nelle nostre vesciche, ed è legittimo domandarsi se la nostra salute non sia davvero in pericolo.

L’inchiesta dell’Espresso - non un giornale qualunque - dovrebbe sia preoccupare che spingere ad approfondire e seguire la linea tracciata dal consigliere Carelli. Il giorno 11 aprile 2016, dopo che è scoppiato lo scandalo Tempa Rossa con le dimissioni della ministra “sguattera” intercettata al telefono, l’Espresso e tanti altri giornali pugliesi e nazionali, denunciano la moria di pesci nel lago di Pertusillo, dal quale i casamassimesi attingono acqua. “Non ci sono solo veleni, dossier e tante telefonate imbarazzanti – scrive il settimanale – Dietro il caso che ha portato alle dimissioni del ministro del governo Renzi Federica Guidi, si gioca una partita più importante: l’ipotesi di disastro ambientale con epicentro la Basilicata”.

 

Tumori e acqua inquinata. La denuncia dell’Espresso dell’aprile 2016

Se la classe politica casamassimese fosse tutta seria e attenta, dovrebbero saltare dalle sedie. Se solo leggessero i giornali, e non solo i foglietti. L’Espresso continua l’inquietante descrizione di quella che è stata definita la nuova terra dei fuochi: “Tra il centro olio di Viaggiano, i pozzi di Tempa Rossa e la diga del Pertusillo c'è un triangolo di appena 40 chilometri quadrati. Tutto in Val D’Agri. Nel cuore della Provincia di Potenza, dove nel 1989 si scoprì l'oro nero del più grande giacimento terrestre made in Europa. Il Texas italiano, dove si pompa greggio a ritmo di 85mila barili al giorno, grazie a 39 pozzi e una rete di 100 chilometri di condotte sotterranee per il trasporto dell’olio estratto verso la raffineria Eni di Taranto. La piccola Basilicata (appena 575 mila abitanti) copre l’8% del fabbisogno nazionale, ma è fanalino di coda italiano per disoccupazione e sviluppo.

Dietro affari da centinaia di milioni di euro – ricorda il giornale – per la procura di Potenza c’è un fiume di liquidi inquinanti e rifiuti pericolosi finiti nella rete dell'acqua potabile. Da inchiesta sul potere e la capacità di scrivere e cancellare presunti favori alla compagnia petrolifera Total, è diventato un problema di salute pubblica.

Ci sono 60 indagati e sei arresti per il filone parallelo del centro olio Eni di Viggiano (dove viene trasformato il greggio estratto sotto terra) con l’accusa di aver gestito illecitamente i rifiuti, smaltendo come non pericolosi rifiuti invece “pericolosi” in modo tale da avere un vantaggio economico. Inoltre viene contestato di aver taroccato i dati sull'inquinamento delle emissioni.

Ora sono i Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico che hanno messo sotto la lente migliaia di cartelle cliniche, acquisite negli ospedali lucani per verificare la presenza di tumori sulla popolazione”.

La moria di pesci… e di coscienze, continua.

NICOLA TEOFILO

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