Venerdì 14 Dicembre 2018
   
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Leonardo Rubino fa chiarezza sulle sue dimissioni

Leonardo Rubino


L'ex coordinatore cittadino della Lista "Vito Cessa per Casamassima" ci svela il contenuto della sua lettera di dimissioni

 

Le dimissioni di Leonardo Rubino da coordinatore cittadino della Lista "Vito Cessa per Casamassima, arrivate appena tre giorni prima rispetto a quelle, formulate in ben altri toni, dell'ex Assessore Silvia Lioce, sono forse passate sotto silenzio proprio a causa della concomitanza dei due eventi ma anche, c'è da supporre, per l'atteggiamento mite di Rubino che ha preferito affidare a una lettera, mai fatta circolare, le motivazioni della sua scelta.

Fin dalle prime ore in cui era circolata la notizia, avevamo chiesto di spiegarci quali erano stati i motivi alla base di una decisione così importante; Rubino aveva preferito non commentare per rispetto allo stimato collega Nicola Guerra, presidente della Lista, in quel momento impegnato in un viaggio di lavoro. Abbiamo riproposto i nostri interrogativi questa settimana all'ex coordinatore che ha deciso di farci prendere visione della lettera di dimissioni.

Leonardo Rubino contestualizza poi la lettera ai nostri taccuini: «Qualche settimana fa, ed in particolare venerdì 1 Aprile, ho espresso verbalmente le mie dimissioni a Nicola Guerra e ho fatto seguire a queste affermazioni una lettera destinata anche agli altri membri del direttivo. Ho inoltre avuto modo venerdì scorso, 15 aprile, di spiegare nuovamente, e di persona, le mie ragioni, durante una riunione del direttivo. Devo dire che in quest'occasione ho potuto riscontrare, all'unanimità, una certa condivisione delle mie tesi». Conclude in maniera piuttosto "ermetica" Rubino: «Non voglio esprimermi più di così perché ritengo che sia una situazione ancora in evoluzione».

Come accennato, le motivazioni sono state affidate a una lunga lettera che Rubino ci mostra in esclusiva. Scrive infatti Rubino rivolgendosi a Guerra e agli stimati amici del direttivo: «Tanti sono stati, gli avvenimenti e gli episodi che, a cominciare dalla mia elezione alla quasi unanimità degli associati (1 solo voto difforme su 14) si sono succeduti e che hanno messo a dura prova le nostre forze, i nostri convincimenti. La dialettica interna, le scelte, i passaggi politici delicati che abbiamo vissuto, sono stati affrontati dal sottoscritto con un unico obiettivo: far crescere il nostro gruppo, tutelarne la integrità morale e far si che fosse protagonista di una buona politica al servizio dei nostri concittadini. Questi obiettivi oggi, alla luce di alcuni fondamentali avvenimenti, si rendono irraggiungibili per le mie forze».

 

Le ingerenze esterne

Su quali siano gli "avvenimenti" che hanno compromesso la riuscita di un progetto comune, Rubino non fa mistero: «Le continue ingerenze esterne, sul nostro sacrosanto diritto alla autodeterminazione partecipata e condivisa, da parte di soggetti che non hanno ben compreso, se mai ci riusciranno, l'importanza di assumere una veste chiara nei rapporti col cittadino se si ambisce ad essere considerati rappresentanti credibili della società civile eletti attraverso pratiche democraticamente condivise». «La scissione del gruppo consiliare, fondata su motivazioni precostituite alle quali, da parte del Sindaco stesso si è intesa dar piena legittimazione politica attraverso un accordo che qualsiasi persona di rettitudine e onestà intellettuale avrebbe bollato come inaccettabile e respinto al mittente poiché chiaramente lesivo di gran parte di quei principi alla base di una sana e democratica partecipazione alla vita politica, nonché, della dignità umana stessa di gente che si è messa al servizio di una causa subendo quotidianamente le sorti politiche, nel bene e nel male, in questo caso nel male, dell'operato degli organi istituzionali».

 

L'accordo scellerato e il ricatto politico

Queste, dunque, le motivazioni delle dimissioni che Leonardo Rubino precisa di aver anticipato «in sede di sottoscrizione di quell'accordo scellerato, impacchettato e sottopostomi dai consiglieri dissidenti, dal PD e dal Sindaco stesso». Un accordo che apprendiamo prevedeva «la esclusione dei massimi responsabili politici di ciascun gruppo politico di maggioranza da quelle riunioni periodiche politiche che per antonomasia e consuetudine consolidata negli anni, rappresentano il massimo momento di programmazione politica per una coalizione di governo».

Rubino non nasconde la sua rabbia contro il Primo Cittadino e, parlando sempre di quell'accordo, commenta: «Una assurda contraddizione, che avrebbe del ridicolo se si potesse superare la assoluta gravità concettuale e le sue implicazioni. Le giustificazioni del Sindaco? Altrettanto incredibili, "era una consuetudine che io avevo introdotto e come tale poteva essere riveduta, abbiamo tutti fatto un passo indietro...", dimenticandosi dell'unica persona che invece quel passo l'aveva fatto in avanti. Un passo in avanti verso cosa? Un accordo nato sul ricatto politico dei numeri e destinato ad alimentarsi dello stesso cibo, per quanto? Verso cosa?». I toni sembrano inasprirsi man mano che si va avanti nella lettura: «Si doveva rispondere con fermezza, dignità, con trasparenza, si è scelta la strada della debolezza, della complicità, si è scelto di svendere i valori professati in campagna elettorale con i quali si voleva fare la differenza».

«Chi mi ha accompagnato in queste fasi, collaborando lealmente, e l'intero gruppo di maggioranza mi è testimone, sa che sin dall'inizio la mia indicazione sulla strada da seguire per superare questa crisi era ben altra, una strada trasparente, chiara, una strada che rappresentava l'unico modo per favorire un rilancio vero della coalizione, una occasione inspiegabilmente e colpevolmente persa, una indicazione rimasta inascoltata, aspetto questo divenuto sempre più ricorrente nell'atteggiamento del Sindaco verso questa dirigenza al punto che più volte ho percepito la fastidiosa sensazione che, da parte di quest'ultimo ci fosse resistenza nel voler riconoscere legittimazione politica a chi democraticamente la deteneva».

 

Uno spettacolo politicamente imbarazzante

Nella lettera dell'ex coordinatore non manca anche un lucido giudizio sulle prospettive del "rimpasto" di giunta: «Oggi questa maggioranza, dopo uno spettacolo politicamente imbarazzante durato due mesi, ha i numeri ma, ahi noi, ha solo quelli, risicati, freddi, direi quasi insufficienti a garantire un orizzonte politico a lungo termine per questo gruppo, come si può essere cosi ciechi e immobili di fronte a questo scenario?».

Rubino conclude smorzando i toni, con un accorato ringraziamento verso i suoi "leali compagni di viaggio": «Ringrazio tutti coloro che, da sempre leali compagni di viaggio, non hanno fatto mancare il loro apprezzamento per il mio operato e la vicinanza personale all'indomani di questa mia scelta, la cui ufficializzazione avevo procrastinato nel tempo, attendendo quella nostra ultima riunione per consegnare a voi, colleghi, questo percorso, queste mie riflessioni. Sappiamo tutti come è andata quella riunione, una brutta riunione, dove hanno prevalso i personalismi di alcuni, le divisioni, sintomi di una realtà che vede questo gruppo oggi maltrattato nella sua dignità piuttosto che nei numeri, un gruppo questo, al quale in maniera spregiudicata viene sottratto un futuro politico».

VALERIA MARANGI

Commenti  

 
#1 jovanotti 2016-04-30 08:30
Una lista disastrosa. Dilettanti allo sbaraglio.
 

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