Domenica 16 Dicembre 2018
   
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Inclusione sociale o propaganda elettorale?

cantieri cittadinanza

 

Le Raccomandazioni della Commissione Europea, da ultimo recepite nel Position Paper per la programmazione strategica 2014-2020, declinano il concetto di “inclusione sociale” in termini multidimensionali, con riferimento all’accesso di tutti i cittadini alle risorse di base, ai servizi sociali, al mercato del lavoro e ai diritti necessari “per partecipare pienamente alla vita economica, sociale e culturale, e per godere di un tenore di vita e di un benessere considerati normali nella società in cui vivono”.

Il sostegno a questo obiettivo in ambito comunitario fa perno sul concetto di “inclusione attiva”, come definito nell’ambito della raccomandazione del 3 ottobre 2008 della Commissione Europea, che prevede una strategia basata su tre pilastri:

a) supporto al reddito adeguato;
b) mercati del lavoro inclusivi;
c) accesso a servizi di qualità.

In altri termini, promuovere l’inclusione sociale significa assicurare, per la più elevata quota di persone possibile, la possibilità di accedere a risorse economiche adeguate, al mercato del lavoro e a livelli di servizio socialmente accettabili nelle molteplici dimensioni del proprio vivere: istruzione, sicurezza, salute, abitazione, ambiente, rispetto di sé ecc.

È dunque l’inclusione sociale attiva l’obiettivo principale delle politiche di contrasto alle povertà che vanno oltre il pronto intervento sociale, assicurato dai Comuni in una logica di assistenza per le situazioni di emergenza estrema e di grave deprivazione materiale.

L’istituzione dei “Cantieri di Cittadinanza” è un modo per offrire opportunità di accesso al beneficio economico e ai percorsi di inserimento socio-lavorativo, anche a quei soggetti che non potrebbero accedere al SIA (Sostegno per l’inclusione attiva). I criteri minimi di accesso in riferimento ai cantieri di cittadinanza:

- persone disoccupate da almeno 12 mesi, non percettori di alcun ammortizzatore sociale e/o sostegno al reddito, iscritti presso i Centri Territoriali per l’Impiego, e che si trovino in condizione di svantaggio per l’accesso al mercato del lavoro;

- persone giovani e adulte, con età inferiore ai 18anni, che non abbiano mai avuto accesso al mercato del lavoro (inoccupati), iscritti presso i Centri Territoriali per l’impiego, che si trovino in condizione di svantaggio per l’accesso al mercato del lavoro e che richiedano di accedere a un percorso di inclusione socio-abilitativo-lavorativo;

- persone in condizione di specifiche fragilità sociali già prese in carico dai Servizi Sociali professionali del Comune o dell’Ambito territoriale, quali possono essere ad esempio i disabili adulti, gli ex-detenuti o le persone nel circuito penale sottoposte a misure restrittive alternative alla pena detentiva, donne sole con o senza figli minori vittime di violenza o di sfruttamento, persone con disabilità che abbiano concluso il proprio percorso terapeutico-riabilitativo e che richiedano di accedere a un percorso di inclusione socio-abilitativo-lavorativo.

Tutto quanto sopra detto fa emergere palesemente che l’intento del progetto sarebbe quello di promuovere l’inclusione sociale. Questo “castello di carta” viene improvvisamente a crollare quando si procede ad esaminare i criteri di ammissibilità (assolutamente diversi e più rigidi rispetto a criteri minimi di accesso) ai quali sono attributi dei punteggi.

Spiegandolo con un esempio: è necessario avere un valore ISEE entro i 3000 euro (già in questa maniera vengono escluse una moltitudine di persone che sicuramente vivono in situazione di grandissimo disagio ma hanno valori ISEE leggermente superiori - è abbastanza difficile dire ad una persona con un ISEE 4000/5000 euro che ha un valore troppo alto). Chi rientra in quel valore ISEE non ha l’assoluta certezza di raggiungere i 20 punti previsti, poiché chi di dovere è stato capace di dividere in ben 12 scaglioni i valori ISEE (con il “piccolissimo” problema che se non si totalizza il massimo punteggio per ogni categoria è difficile superare la soglia minima dei 60 punti). In sintesi, se non hai un ISEE tra 0 e 500euro hai già perso 4 punti su 20, rientrando automaticamente nel secondo scaglione.

Proseguendo all’analisi della domanda si nota che è attribuito un punteggio anche per i mesi di disoccupazione e anche qui la storia diventa imbarazzante; il minimo per essere ammessi sono 12 mesi di disoccupazione ma, indovinate un po’ che punteggio è attribuito a questo requisito?! La “bellezza” di 1,5 punti! Anche qui qualcuno, ha dato manifestato tutta la sua fantasia per creare ben 8 scaglioni, solo se sei disoccupato da 127 mesi potrai ottenere tutti i 30 punti previsti per questo requisito (non dimentichiamo che anche qui serve un punteggio molto alto per poter raggiungere i fatidici 60 punti).

Stando alla programmazione europea che individua “l’inclusione attiva” come obiettivo dei progetti, non pensate che si stia “indirettamente” escludendo troppa gente?!

Inoltre, sarebbe meglio non parlare degli altri progetti che fanno dubitare profondamente sul tentativo del reinserimento lavorativo di soggetti svantaggiati, in condizioni di fragilità economica.

La domanda allora sorge spontanea: si sta cercando un modo per includere le persone nella vita socio-economica di questo territorio, o si sta facendo assistenzialismo per la prossima campagna elettorale?

Sappiamo che la competenza in questo caso è localizzata a livello regionale. Una richiesta sorge spontanea: dato lo stesso colore politico, l’amministrazione comunale locale (nella persona dell’assesorato di competenza) potrebbe creare “un dialogo” con chi di competenza ed esporre la palese “non inclusione” di questi progetti, per evitare che i finanziamenti vadano perduti. Non ci si può esclusivamente fermare a tavoli locali finalizzati all’insegnamento su come si compilino le domande, abbiamo il dovere di andare OLTRE!

Servizio Organizzativo Uil Casamassima
Davide Angelillo
Segreteria Uil Giovani

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