Venerdì 14 Dicembre 2018
   
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È venuto a mancare l'ex sindaco Luigi Ferri: aveva 90 anni

Casamasima- Ricordo di Luigi Ferri-Il sindaco Luigi Ferri che sfila alla processione di San Rocco

 

Articolo pubblicato su “La Voce del Paese” in edicola la settimana scorsa

Nel 1966 aveva messo in atto il primo esempio nazionale di 'compromesso storico'.
Il suo ricordo affidato alla figlia Nica, attuale Presidente del consiglio del Comune di Casamassima

Si è spento a 90 anni, dopo una vita vissuta, in parte, a stretto contatto con la difficile realtà politica locale e con una dedizione alla causa tale da essere riuscito a scrivere una pagina indelebile della storia casamassimese, quella stessa pagina che figura tra le righe dell'Unità del 24 maggio 1966, rievocata nei giorni scorsi attraverso un post su Facebook dal nostro concittadino Maurizio Saliani. Ci riferiamo a Luigi Ferri, detto Gino, ex sindaco di Casamassima che a metà degli anni Sessanta era riuscito a diventare primo cittadino con i voti di dodici consiglieri comunisti e di quattro democristiani.

«Mio padre – ci ha raccontato Nica Ferri, pediatra e Presidente del Consiglio del Comune di Casamassima, che ha voluto condividere assieme a noi, a pochi giorni dalla perdita dell'amato padre, il suo ricordo e che ringraziamo di cuore – è stato sindaco attraverso un'esperienza politica molto importante, perché ha realizzato il primissimo compromesso storico. Quello riguardante la nostra cittadina rappresentava un dato oggettivo di una situazione di degrado della politica, in cui la precedente giunta della Democrazia cristiana era caduta per manifesti problemi di illegalità e corruzione e i suoi superstiti, quelli onesti, tra cui mio padre, pur di non mandare il paese allo sfascio si mobilitarono, organizzando una giunta basata su principi di onestà e correttezza. Chi ha conosciuto mio padre, infatti, sa che è stato una persona di una rettitudine morale e di un'onestà intellettuale rare».

«Quella che lo ha riguardato – ha proseguito la dottoressa Ferri – è stata a lungo l'unica esperienza a livello nazionale di compromesso storico (quelle relative a Moro riguardano periodi di molto successivi) ed è durata finché mio padre non decise che le pressioni erano diventate troppe e, per non scendere a compromessi, rassegnò le dimissioni. Ma in quegli anni Casamassima vide qualcosa di buono e di pulito e visse un'esperienza in cui si dimostrò la capacità di coalizzare il meglio di ciò che rimaneva della Democrazia cristiana, impegnandola in un progetto di crescita e di rinascita della politica nel paese. Un qualcosa che all'epoca per il paese fu straordinario, dato che si veniva fuori da tanti anni di malgoverno. Mio padre visse un vero e proprio travaglio con un grosso senso del dovere. Sono portata a credere che se non ci fosse stato lui nessun altro avrebbe avuto la stessa forza di combattere. In molti pensarono di poterlo manovrare, condizionare e piegare a compromessi ma oppose molta resistenza. Dai ricordi che ho della sua voce e della sua testimonianza di quando ero ancora una bambina colgo che era un po' schifato dalla situazione e che non immaginava di dover soffrire tanto per poter portare avanti il suo progetto politico».

L'attuale Presidente del consiglio ha colto l'occasione della nostra breve intervista per rievocare un episodio emblematico di questa 'aria viziata' della politica del tempo: «Durante la processione di San Rocco del '66, nonostante fosse a capo di una giunta che vedeva dodici consiglieri del Pci e quattro democristiani, mio padre sfilò in processione con l'arciprete. Si trattò di un evento eccezionale e rivoluzionario, che sollevò parecchio scalpore all'epoca. Immaginiamoci un arciprete che andò in processione e che diede la propria benedizione a quell'esperienza politica. Successe il finimondo, intervennero le varie segreterie, si avvertirono pressioni madornali, ma lui tenne fede a un principio di rettitudine: occupava quel posto per il bene del paese e fino a quando ebbe attorno a me persone che per quello stesso progetto collaborano onestamente andrò avanti. Quando tali presupposti vennero meno si dimise e abbandonò la politica».

«Sono le persone che contano – ha commentato in conclusione la Ferri, creando un parallelo con la realtà politica contemporanea – e non i colori politici, che si possono adattare a seconda delle convenienze del momento. Una persona è tale a prescindere dalla bandiera sotto la quale milita. L'episodio della processione lo conferma: anche la chiesa era diventata consapevole che sono le persone a fare la differenza”.

Nato in una famiglia di artigiani l'11 febbraio del 1925, Vito Luigi Ferri, laureatosi nel 1954 in Economia e commercio, è stato insegnante. Dall'età giovanile e per circa un trentennio si è interessato di politica, ricoprendo in periodi diversi la carica di segretario politico della Democrazia cristiana, di consigliere e di assessore comunale, nonché di sindaco dal 1966. La sua elezione avvenne in un momento di crisi politico-amministrativa innescatosi dalle dimissioni dell'allora sindaco Fiermonte. Per risolvere la crisi, e soprattutto per evitare l'arrivo del commissario prefettizio e il ripetersi di nuove elezioni, nell'interesse di tutta la cittadinanza, si decise di dar vita a una nuova amministrazione comunale (con Luigi Ferri in qualità di sindaco), frutto della collaborazione politica tra una parte dei consiglieri Dc e i consiglieri dell'allora Pci. “Tale soluzione – si legge nell'autobiografia del dottor Ferri – per quell'epoca troppo avanzata e innovativa (sebbene premonitrice dei successivi equilibri politici), non ebbe vita facile e si concluse circa otto mesi dopo con l'arrivo del commissario prefettizio. Il termine di questa esperienza, breve ma intensa, alla guida del Comune di Casamassima, segnò anche la fine del mio impegno politico».



FRANCESCA DELL'AIA

Casamasima- Ricordo di Luigi Ferri-Il sindaco Luigi Ferri alla processione di San Rocco Casamasima- Ricordo di Luigi Ferri-Commemorazione dei Caduti_ il sindaco Luigi Ferri e al suo fianco Monsignor Perniola

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