Mercoledì 19 Dicembre 2018
   
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Il problema delle acque reflue di Casamassima

Casamassima-Il problema delle acque reflue di Casamassima-Da sinistra Giancarlo D'Addabbo e Vito Cessa

 

 

Articolo pubblicato su “La Voce del Paese” in edicola la settimana scorsa

Lo scarico di via Adelfia e il depuratore di via Cellamare al vaglio degli esperti

 

Mercoledì 25 novembre, presso l’auditorium delle Officine Ufo, si è svolto il dibattito riguardante il già noto problema delle acque reflue nel nostro paese. Durante il dibattito, presenziato da Giancarlo D’Addabbo, sono intervenuti Antonello Antonicelli, già dirigente dell’assessorato all’Ambiente della Regione Puglia, Nicola Tedesco, biologo ed ex funzionario dell’Ufficio Parchi della Regione Puglia stessa e Vito Cessa, Sindaco di Casamassima.

D’Addabbo, da buon padrone di casa, illustra al pubblico presente la situazione. Attraverso l’ausilio di slide vengono mostrate foto dello scarico sito in via Adelfia e quelle riguardanti il depuratore ubicato in via Cellamare. Vengono riportati, tra le altre cose, alcuni dati statistici tra i quali la stima, fatta dalla Regione Puglia, circa la quantità di liquami che finiscono puntualmente nello scarico in via Adelfia: circa 16 litri e mezzo al secondo. Tra i dati forniti dallo stesso D’Addabbo, anche quelli inerenti ai depuratori: ogni Comune che superi i 15.000 abitanti deve essere dotato per legge di un depuratore efficiente. In caso contrario è prevista un’ammenda che ruota intorno ai milioni di euro. Il problema dei reflui a Casamassima era stato già preso seriamente in considerazione a partire dagli anni 2000, quando il Commissario Delegato all’Emergenza Ambientale progetta l’istituzione di un depuratore a Casamassima per superare una situazione di criticità igienico-sanitario. Questa criticità è aggravata dal fatto che tutti i reflui si riversano nella falda, situazione che Antonicelli  ritiene essere “da Medioevo”.  Nel 2008 si  paventa l’ipotesi della costruzione di una condotta che arrivi a valle della lama e che quindi porti quei reflui sul territorio di Bari al largo di Torre Quetta, ma l’Amministrazione barese si oppone fermamente. Nel 2008 quindi vengono appaltati e iniziati i lavori di costruzione del depuratore di Casamassima.

Un’altra soluzione da prendere in considerazione per lo smaltimento dei reflui, oltre al depuratore, è rintracciata nelle cosiddette trincee drenanti. Esse sono caratterizzate da “trincee” riempite con materiali inerti naturali (ghiaia o spezzato di cava) ad elevata permeabilità. L’acqua può essere trasportata lungo la trincea sia attraverso il materiale di riempimento o in tempi più moderni utilizzando una tubazione drenante collocata alla base della trincea. Il problema però si presenta in situazione di abbondanti precipitazioni quando una maggiore quantità d’acqua arriva con una maggiore forza e le trincee possono essere insufficienti.

Per legge tutti i Comuni devono assicurare la depurazione delle proprie acque reflue. La Puglia ha assunto l’ impegno, nei confronti della Regione stessa e dello Stato, di fare entrare in attività il più presto possibile l’impianto di depurazione per evitare una sanzione che vale diversi milioni di euro.  «Il refluo non deve essere visto come un problema ma come una risorsa- commenta Antonicelli- A Fasano per esempio, accanto all’impianto di depurazione, vi è una vasca di accumulo del refluo che viene affinato con tecnologie molto avanzate di trattamento ultravioletto e osmosi inverse. Il refluo viene così riutilizzato nella rete di irrigazione di campi e destinata a produzioni di prima fascia, ossia di quei prodotti che se ci fosse un problema di qualità del refluo stesso, ciò entrerebbe direttamente in catena alimentare determinando un disastro, quindi la garanzia di qualità di questa tecnica è molto alta. La regione Puglia infatti ha raddoppiato i finanziamenti verso questi impianti di affinamenti mettendo sul tavolo 4.000.0000. di euro».

 

Il problema principale, oltre alla gestione del refluo, è il suo sversamento che per quanto riguarda il nostro paese e i suoi limitrofi, avviene in lama. Ma cos’è la lama?  La lama è una struttura nata geologicamente per il reflusso delle acque superficiali. Dal punto di vista geografico la struttura più significativa del territorio barese è rappresentata dalle lame tant’ è vero che la maggior parte dei progetti inerenti a parchi naturali, in Puglia, riguardano proprio il territorio delle lame stesse. La lama funge da corso d’acqua e permette a tutte le acque reflue di arrivare al mare in maniera opportuna. Ovviamente delle acque reflue si possono distinguere due categorie: le acque reflue bianche (di cui fanno parte le acque di scorrimento superficiale come le piogge) ed acque reflue nere che sono composte per lo più da scarichi umani misti a tutti quei prodotti di rifiuto come, detersivi non biodegradabili, scarti di oleifici, caseifici ecc. L’importanza della gestione dei reflui è importante per Tedesco: « Se io separo la cosa che puzza dal sottosuolo e la metto in evidenza, forse tutti si regolano e gestiscono i reflui. Se li faccio finire nella falda, esse finiscono nel canale carsico, non incontrano nessun corpo recettore ricco di microorganismi per cui va a finire in condotta carsica dove non c’è decomposizione. L’acqua reflua dunque rimane reflua e va quindi ad inquinare la falda e in qualche modo, dovendo finire da qualche parte, riemerge con tutto il suo carico inquinante. Il mio parere è che il depuratore deve entrare in funzione ma non può finire qui. Le trincee drenanti mi trovano d’accordo perché di fatto significa costruire un sistema che potenzia il depuratore. Con le trincee drenanti creo un sistema in cui sviluppo una flora microbica che interviene, a valle del depuratore, sui reflui che da lui escono evitando i trattamenti a raggi ultravioletti». La consapevolezza di ciò di cui si sta parlando, soprattutto riguardo questo argomento, è importante poiché interventi poco opportuni non solo non risolvono il problema ma possono portare ad un aggravarsi della situazione di per se già grave. Nicola Tedesco fornisce un esempio chiarificatore di quanto appena detto: «Quest’estate sono andato al mare, vicino ad un canale dove da sempre si potevano rintracciare bisce d’acqua, tartarughe marine e alcuni tipi di vegetazione. Quest’anno a giugno ho trovato tutto pulito, era stata tolta tutta la vegetazione e anche la fauna che vi era, non c’era più. In quella località, in seguito ad un forte acquazzone, per la prima volta dopo tanti anni, è stato messo il divieto di balneazione perché col canale pulito l’acqua si è portata giù tutta la schifezza che c’era lungo la lama».

Anche il Primo Cittadino di Casamassima, Vito Cessa, interviene al dibattito supportando la propria tesi con dei numeri: «Voglio partire da due numeri ovvero quelle che sono le capacità dell’attuale depuratore, la cui efficacia è fortemente discutibile, il quale è dimensionato per 16801 abitanti effettivi, invece quello che è stato attualmente realizzato che e speriamo a breve entri in funzione è per 24664. Casamassima conta 20.000 abitanti oggi, siamo quindi fuorilegge».

Cessa inoltre ricorda di come già in campagna elettorale si era interessato al problema del depuratore e afferma che ci possono essere due tipi di approccio al problema: uno razionale ed uno emotivo: «Ho visitato lo scarico di Sammichele che è in lama, in quel tratto residuo di lama che è ancora verde mentre il resto è quasi desertificata, ed è proprio in quell’unico punto verde che il depuratore sversa. Nel vederlo, il giudizio emotivo fa pensare che il riutilizzo delle acque reflue può essere giusto ma se ragiono con la testa capisco anche non tutte le acque reflue vengono riutilizzate ma che finiscono da qualche altra parte. Ci sono delle criticità che chi fa determinate valutazioni deve tenere conto e forse per la prima volta chi si occupa del problema lo sta facendo coinvolgendo tutti i pareri. L’approccio deve essere esclusivamente razionale soprattutto per chi fa  l’Amministratore locale poiché non si possono risolvere i problemi lasciandosi guidare dai sentimenti. Dobbiamo capire cosa si può fare e come farlo. L’acquedotto inoltre non credo ci lascerà i permessi per attuare nuovi allacciamenti  se non sarà in azione il depuratore anche perché noi con questi numeri siamo fuori legge. L’attuale depuratore è sottodimensionato».  In ultima battuta il Sindaco casamassimese si dice favorevole alle trincee drenanti e che l’attuale depuratore non ha più ragione d’essere. È necessario che parta il nuovo sistema di depurazione.

ELEONORA MONTRONE

 

 

 

 

 

Casamassima-Il problema delle acque reflue di Casamassima-A sinistra Nicola Tedesco e Antonello Antonicelli Casamassima-Il problema delle acque reflue di Casamassima-depuratore via Cellamare

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