Venerdì 14 Dicembre 2018
   
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Piazza Aldo Moro chiusa al traffico?

Casamassima-Piazza Aldo Moro chiusa al traffico

 

Articolo pubblicato su “La Voce del Paese” in edicola la settimana scorsa

Basta una piccola miccia per riaccendere il dibattito sulle strategie per rianimare il centro storico

 

Domenica scorsa il relativo successo che ha riscosso il mercatino di antiquariato svoltosi nell'arco dell'intera giornata in piazza Aldo Moro ha riaperto il dibattito sul centro storico e sulla possibilità di sfruttare meglio i suggestivi spazi del paese. In particolare, sulla pagina di Amo Casamassima, alcuni post riportati e i commenti abbinati hanno dato il via a diverse riflessioni sull'opportunità di chiudere al traffico la piazza. “La mia piazza... Oggi l'ennesima dimostrazione (se ancora ce ne fosse bisogno) che solo quando la chiuderemo per sempre al traffico comincerà ad essere davvero affollata, abitata, vissuta”: la frase non mancava di una buona dose di provocazione e non ha tardato, dunque, a suscitare reazioni.

Moltissimi i commenti, anche da parte dei politici locali. D'accordo con l'idea Antonello Caravella, consigliere del Movimento Cinque Stelle. Viceversa, il consigliere di LiberaCasamassima Giuseppe Nitti si è detto contrario alla proposta, asserendo di aver visto “bancarelle e poi il deserto!” e sostenendo che “a mio parere la chiusura della piazza sarebbe una follia”. “Non credo che la chiusura della piazza sarebbe una follia - la replica di un concittadino - considerando che è stata pensata una strada ad hoc per deviare il traffico all'esterno del paese”. Quanto al 'deserto', “ogni buona prassi richiede anche un certo periodo di adattamento”.

Tra i favorevoli c'è stato chi ha proposto la ripavimentazione della piazza o la realizzazione di un'arteria commerciale pedonale, abituando gradualmente i cittadini al cambiamento. “La piazza – si è detto proseguendo il dibattito - è per antonomasia un luogo di socializzazione. La presenza di una strada ad alto scorrimento veicolare non permetterà mai che si realizzi”. Dunque sarebbe necessario “coinvolgere esercizi commerciali e abitanti e insieme trovare una soluzione”.

Altrettanto numeroso il fronte dei contrari: “Chiudere il corso – ha ribattuto una commentatrice -  significa rendere un mortorio (se già non lo è di suo) il nostro centro cittadino, a vantaggio di chi? Dei mercatini? Per rendere affollato il nostro paese occorre incentivare realtà economiche e commerciali in paese. Il nostro è l'unico che non ha negozi in centro, solo bar vecchio stile, partiti, circoli per anziani e null'altro”. “Nessuno contesta che ci siano strade da chiudere - ha aggiunto un altro utente - quel che appare sproporzionato è chiudere la principale arteria cittadina dalla altezza di via Bari fino al bar Orofino”, ipotizzando di rendere pedonali solo le aree “tra metà piazza lato monumento e via Roma”, in modo da non precludere la partecipazione a eventuali passanti e non incidere sulla viabilità urbana.

Ma davvero una nuova pavimentazione e qualche transenna permetterebbe di far rivivere una piazza che da anni langue? Davvero basterebbe così poco per far diventare la seppur bellissima piazza Aldo Moro un'arteria pedonale e commerciale? Abbiamo chiesto qualche parere ai proprietari di esercizi commerciali che in quella piazza operano quotidianamente. Il proprietario di una cartoleria si è detto sicuro che una misura del genere “non impedirebbe comunque alla gente di preferire l'Auchan”. Un'altra esercente ha asserito che sarebbe una bella idea, ma le persone passeggerebbero senza fare acquisti: “Farebbero come a Natale per i presepi: guarderebbero, toccherebbero ma non comprerebbero nulla! A far spese andrebbero all'Auchan”.

La disillusione e il terrore del centro commerciale sembrano, dunque, essere i comuni denominatori dei commercianti casamassimesi. In realtà, proprio a Natale scorso, avevamo avuto una risposta simile, della serie: il centro storico può anche rivivere, ma per il commercio locale non c'è speranza. È davvero così? Peccato non si riesca a valutare in modo coraggioso la questione.

 

VALERIA MARANGI

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