Venerdì 14 Dicembre 2018
   
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Le “ultime” dal Pd di Casamassima

Casamassima-Le ultime dal Pd di Casamassima- BIZZOCO

Articolo pubblicato su “La Voce del Paese” in edicola la settimana scorsa

Intervista al segretario locale del Partito Democratico, Adriano Bizzoco

Questa settimana si confessa ai nostri taccuini Adriano Bizzoco, segretario Pd di Casamassima, in merito ad alcune questioni di grande importanza, specialmente a livello nazionale. Tra tutte, il referendum indetto da Civati, da qualche mese "fuoriuscito" dal Pd.

 

Come sezione locale che atteggiamento avete nei confronti di Possibile, il nuovo soggetto politico di Civati?

«Per quanto nato dalla fuoriuscita di un esponente del Partito Democratico, si tratta di un soggetto politico diverso dal nostro partito, per cui non possiamo che rispettarlo e guardarlo con attenzione, come facciamo con tutti gli altri soggetti politici di area centrosinistra. Personalmente ti posso dire che, essendo stato io un sostenitore di Pippo Civati nel congresso nazionale del 2013 ed avendo coordinato la sua area a livello provinciale per il successivo anno e mezzo, conservo profonda stima e amicizia per tutti i suoi sostenitori che hanno deciso di seguirlo in questa nuova avventura politica, ma purtroppo mi sembra che ci sia molta diffidenza attorno al suo progetto di unificazione della sinistra da parte degli altri partiti (vedi il caso del mancato appoggio al referendum da parte di pezzi importanti di quell'area)».

 

Cosa ne pensa del referendum proposto?

«Premetto che io non ho firmato per i quesiti, per una serie di ragioni che sarebbe noioso stare qui a sviscerare, e che il PD locale ha lasciato assoluta libertà di coscienza ai propri iscritti (anche se non mi risulta una particolare adesione). Ciò detto, penso che l'obiettivo strategico non fosse tanto quello di pervenire a un referendum - visto che la motivazione con cui Civati ha spiegato l'insuccesso non è stato tanto il numero di firme non raggiunto, quanto l'impossibilità di organizzare nei tempi giusti la raccolta dei moduli da tutta Italia e la consegna in Cassazione, segno evidente che l'organizzazione non era preparatissima diciamo - quanto quello di riunire i diversi soggetti dell'area più a sinistra in un'unica operazione politica, quella referendaria appunto. Purtroppo abbiamo visto come ad esempio Maurizio Landini, i sindacati o pezzi importanti dei partiti più a sinistra a livello nazionale, non abbiano affatto sposato la campagna referendiaria, contribuendo in qualche modo anche al colpevole silenzio mediatico. La cosa che mi spiace di più è che in questi mesi ho visto l'impegno e la dedizione spassionata con cui i miei amici di Possibile Puglia hanno portato avanti questa campagna, e che sicuramente meritava un'organizzazione più all'altezza, oltre che un'adesione politica più ampia a sinistra. La cosa che invece mi ha colpito molto positivamente è che ancora una volta la Puglia si è dimostrata una terra d'avanguardia: solo qui (o forse in poche altre parti d'Italia), ho visto i compagni di SEL prendere ufficialmente posizione a favore della campagna, collaborando attivamente. Probabilmente se si fosse fatta la stessa cosa a livello nazionale, ci sarebbe stata una possibilità in più per riuscire».

 

In particolare, qual è la vostra posizione sulla cosiddetta riforma della "Buona Scuola"?

«All'interno del Partito Democratico ci sono sensibilità e opinioni diverse nel merito di questa riforma, e nel pieno rispetto delle prerogative di ciascuno di noi nel farsi una propria idea e sostenerla, non abbiamo posto alcun limite alla possibilità di aderire ai quesiti referendari che la riguardavano o di manifestare il proprio pensiero contrario. Così come riteniamo doveroso tutelare chi legittimamente la giudica una riforma positiva. Il minimo comune denominatore tra le nostre opinioni resta comunque l'idea che qualsiasi riforma debba misurarsi con risultati tangibili, così come con il consenso dei cittadini. Per cui siamo tutti molto interessati a verificare gli effetti di questa riforma quando sarà entrata a regime, e penso che i cittadini daranno un riscontro chiaro su questo alla prossima tornata elettorale».

 

Altro tema del referendum che investe direttamente l'ambiente, nonché le nostre coste, riguarda le trivellazioni in mare per l'estrazione di idrocarburi dal fondale marino.

«Data la premessa iniziale sul modo in cui è stata gestita la campagna referendaria, ritengo che gli unici passi davvero efficaci su questo fronte siano stati quelli compiuti a livello istituzionale. La Regione Puglia, assieme ad altri consigli regionali, si è espressa ufficialmente contro questo provvedimento, grazie all'impegno della direzione regionale del Partito Democratico (nella quale sono invitato di diritto in quanto membro dell'assemblea nazionale, e dunque ho potuto portare anche il sostegno della nostra sezione locale); in quella sede abbiamo votato e consegnato al Presidente, Michele Emiliano, un documento che poi è stato adottato dal consiglio regionale, contro le trivellazioni. Ci tengo a precisare che l'impugnazione riguarda per la parte più importante un provvedimento del Governo Monti del 2012 che ha dato il via alle trivellazioni, e in subordine tocca il decreto Sblocca Italia di questo governo che interviene su alcuni aspetti del problema; e lo preciso perchè in realtà prima ancora che il Movimento 5 Stelle si "svegliasse" su questo problema, i primi a manifestare contro le trivelle e il Governo Monti che le ha autorizzate siamo stati noi Giovani Democratici a Monopoli quasi 3 anni fa. Questo a dimostrazione che quando il problema è sentito da tutti, è meglio non mettersi a fare gare a intestarsi meriti: i risultati migliori si raggiungono collaborando».

 

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