Lunedì 10 Dicembre 2018
   
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La Cantina Sociale di Casamassima

Casamassima- Cantina Sociale- Archeologia Industriale- Marilina Pagliara Architetto

Articolo pubblicato su “La Voce del Paese” in edicola la settimana scorsa

Dopo la nostra inchiesta e il clamore, vi raccontiamo un pezzo di archeologia industriale casamassimese

 

In questo periodo si è dato un gran parlare di un baluardo della storia sociale ed economica di Casamassima, la Cantina Sociale. Non ci soffermeremo sui perchè e ipotesi e supposizioni varie sul suo destino conteso, ma, per gli ignari, sulla sua storia che in gran parte ha inciso sulla tradizione agricola del nostro comune.  Risaliamo agli anni ’60 quando il  territorio di Casamassima era coltivato al 60% a oliveti e al 26% a vigneti per 1800 ha di superficie dei quali 800 a uva da vino e i restanti a uva da tavola, che se di buona qualità veniva esportata.  Lo scarto di questa e l’uva da vino era vinificata, e se non venduto, il prodotto veniva inviato alle distillerie.  Piantati da decenni i vigneti producevano in gran parte uva-primitivo per oltre 25.000 quintali annui.  

Sino ad allora i piccoli produttori nel giro di poche giorni raccoglievano e trasformavano l’uva in vino, e se questo non veniva venduto subito, subivano un notevole calo delle quotazioni del prodotto e un aumento delle spese, oltre essere sfruttati da rivenditori e grossisti. Molti poi essendo sprovvisti di locali e attrezzature idonee alla vinificazione rischiavano nel processo di fermentazione la produzione di anidride carbonica a loro molto nociva . Quindi  si rendeva necessaria l’istituzione di una struttura cooperativa, anche perché  la richiesta dell’ottimo vino primitivo aumentava. 

I produttori di uva decisero quindi di istituire la struttura cooperativistica della Cantina Sociale, così come già si erano costituite a Turi ed Acquaviva, che avrebbe salvaguardato il prodotto e i produttori.  Il 22 gennaio 1963 , nella sede dell’Associazione Comunale dei Coltivatori Diretti Casamassimesi in piazza Municipio (oggi piazza Moro) innanzi al notaio Albenzio si costituirono 104 produttori di uva che diedero vita a una società cooperativa a responsabilità limitata denominata “Cantina Sociale Cooperativa di Casamassima s.r.l.” con sede a Casamassima presso l’associazione, registrata l’8 febbraio 1963 a Casamassima e il 21 febbraio 1963 al Tribunale di Bari.

Dallo Statuto allegato si evince che la Cantina Sociale è sorta “senza finalità speculative” e si  prefigge in breve : 1) la lavorazione in comune delle uva dei soci per farne vini sani per il mercato secondo i dettami della tecnica enologica moderna, ecc. 2) utilizzazione collettiva di tutti i prodotti e sottoprodotti, ecc. 3) vendita comune dei prodotti e ripartizione del ricavo netto tra i soci, ecc. 4) attività e organizzazione varie nell’interesse dei soci, ecc. 5) aiuti e contributi per iniziative di progresso e promozionali, ecc.  Inoltre la cantina aderì a istituti e organismi consortili provinciali, regionali e nazionali.

La durata della cooperativa fu fissata a 35 anni salvo proroga dell’Assemblea Soci. Per l’ubicazione c’erano due opportunità : la prima del prof. Raffaele Pastore che proponeva i suoli di una cugina della moglie (Filomena Pesce) nei pressi della chiesetta della Pietà . L’altra dell’Avv. Alfonso Natale che proponeva i suoi suoli confinanti col già esistente Frantoio Sociale, in modo da poter usufruire degli stessi servizi ( luce telefono, uffici amministrativi). Il Consiglio di Amministrazione sapendo che la pratica per il finanziamento doveva ottenere il benestare del prof. Pastore, non volendo fargli un torto decise di acquistare per 11 milioni di lire i suoli della Pesce che però non vennero utilizzati per la costruzione della cantina, ma che dopo 20 anni, resistendo a vari tentativi di speculazione, vennero lottizzati e venduti per 400 milioni di lire.

Nel frattempo furono comprati i suoli dell’avv. Natale sui quali fu costruita la cantina su progetto dell’ing. Oronzo Orofino e direzione lavori dell’ing. Carmine Ottomano, entrambi di Casamassima. La Cantina Sociale con le sue 130 vasche della capacità di 34.000 hl, tre autovinificatori da 1000 hl, due silos da duemila hl, un torchio continuo in grado di pigiare giornalmente 3000 quintali di uva, oltre una imbottigliatrice e altri attrezzi, ha la capacità di 45.000 quintali di vino. E’ dotata inoltre di botti di rovere per depositare il vino migliore da imbottigliare. I  soci aumentarono in breve tempo a oltre 500 con una produzione vinicola di bianco, rosso e rosato venduta al 40% all’ingrosso, e il 60% al dettaglio in damigiane da 5 lt e in bottiglia, in specie l’ottimo e riconosciuto primitivo.   Insomma un vero e proprio fiore all’occhiello per i casamassimesi, con larghe prospettive di sviluppo, che purtroppo sono state successivamente disattese.  Il resto è storia locale recente.

Intanto la Regione Puglia ha approvato la LEGGE REGIONALE 27 gennaio 2015, n. 1 - “Valorizzazione del patrimonio di archeologia industriale”, che favorisce la valorizzazione e la promozione del patrimonio di archeologia industriale presente sul proprio territorio, riconoscendone l’importanza per la cultura e per lo sviluppo economico regionale, ove, per patrimonio di archeologia industriale si intende il complesso dei beni immateriali e materiali, non più utilizzati per il processo produttivo, che costituiscono testimonianza storica del lavoro e della cultura industriale presenti sul territorio, nella quale dovrebbero rientrare anche le cantine sociali  le distillerie dismesse, con riqualificazione e riuso dei beni, compatibili con esigenze di conservazione e di tutela. Lì dove si sono recuperati questi beni, sono sorte degli straordinari contenitori socio-culturali-ricreativi e in parte abitativi o artigianali con le dovute competenze progettuali.  Una preziosissima opportunità per non distruggere, (come purtroppo successe per il glorioso Teatro Augusto), un altro pezzo della storia del nostro Paese.

 

MARILINA PAGLIARA ARCHITETTO

Commenti  

 
#1 sciacalli 2015-06-25 19:50
dopo l'abbattimento del TEATRO-CINEMA-AUGUSTO per dare spazio ai soliti palazzoni cementizi,fra un po' toccherà alla cantina sociale tanto in questo paese non conta salvaguardare e valorizzare simboli storici ma conta dar commercio all'edilizia e agli affari di alcuni soggetti. Guardatevi intortno negli altri paesi hanno il centro storico rivalutato,monumenti restaurati,piste ciclabili,nuovi parchi etc,i soldi vengono spesi per il paese, a Casamassima ci si mobilita solo per l'edilizia forsennata, mantre i beni comuni e storici sono all'abbandono vedi il castello e li puntellato e restaurato a metà;
Ancora una volta Casamassima Game Over
 

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