Martedì 18 Dicembre 2018
   
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Antonio Busto contro "La Buona Scuola" di Renzi

Antonio BUSTO2

 

Uil Casamassima lancia l’allarme. A essere penalizzata è sopratutto la democrazia!


Martedì scorso 5 maggio, come è noto, c'è stato lo sciopero nazionale contro il DDL "La Buona Scuola" del premier Matteo Renzi. Lo stop alle lezioni proclamato dai cinque sindacati più rappresentativi (Flc-Cgil, Cis e Uil Scuola, Snals, Gilda e Cobas) ha portato in piazza migliaia di persone: è dal 2007, all'epoca della Riforma Gelmini, che le organizzazioni sindacali non si presentano in maniera unitaria. Abbiamo chiesto un parere sull' DDL "La Buona Scuola" ad Antonio Busto, della Uil Casamassima, che ovviamente lo boccia con fermezza.

Ciao Antonio. Scenderete in piazza per protestare contro la riforma " La Buona Scuola". Mi riassumi i punti salienti della vostra contestazione?

«Quella disegnata dal Governo è una riforma che richiede radicali cambiamenti: ci sono misure che sono alla base delle proteste e quindi dello sciopero. Si licenziano insegnanti precari che hanno lavorato per anni e che ora hanno acquisito l’abilitazione perché non si possono reiterare i contratti. Va tolto l’articolo e previsto un piano pluriennale. Si danno super poteri ai presidi, che decidono su tutto dalla valutazione alla didattica, dalla retribuzione alla scelta degli insegnanti. Che fine fanno il pluralismo culturale e la libertà di insegnamento che rappresentano il cuore dell’autonomia scolastica? Il testo va radicalmente cambiato. Si decide del rapporto di lavoro senza contratto. Ingiusto e inaccettabile per gli insegnanti e per personale della scuola chiamato ad un compito professionale delicatissimo. Il testo va radicalmente cambiato e va avviato il negoziato per un contratto realmente innovativo»

Cosa chiedete come sindacato per i precari?

«Chiediamo rispetto per tante donne e uomini che dopo anni al servizio del Paese rischiano di essere tagliati fuori e scaricati da un pessimo datore di lavoro che si chiama Stato».

Chi viene maggiormente penalizzato dalla riforma?

«L' idea di scuola contenuta nel DDL è in linea con la visione che il governo Renzi sta portando avanti per la società e coerente con le altre riforme. La riforma costituzionale, la legge elettorale, il Jobs Act, la Buona Scuola concorrono tutti a ridurre gli spazi di discussione e di rappresentanza e a limitare i diritti dei lavoratori marginalizzando il ruolo dei sindacati. Ad essere penalizzata è la partecipazione, il pluralismo e la democrazia».

Quali sono invece gli interventi che vorreste fossero fatti per migliorare la situazione della scuola?

«È assolutamente necessario che per le assunzioni previste per il prossimo anno scolastico che sia disposto un provvedimento apposito. La scuola è un bene comune, un’istituzione dello Stato, dove si impara cosa significhi essere parte di una comunità e dove si viene per la prima volta a contatto con le regole democratiche. La funzione più importante della scuola è quella di ridurre le disuguaglianze, permettendo a tutti il diritto all’istruzione e distribuendo le risorse nel modo più adeguato per garantire il diritto allo studio. Misure come il 5 per mille dato dalle famiglie alle singole scuole, così come l’ingresso di finanziamenti privati, condizionano inevitabilmente le scelte didattiche e legano fortemente la disponibilità di risorse al contesto socio-economico della singola scuola. Nel contesto dell’autonomia scolastica è invece fondamentale che le risorse vadano a costituire un fondo gestito a livello centrale che le distribuisca dove più servono per ridurre le differenze tra le zone più ricche e quelle più depresse del Paese. Gli investimenti in istruzione e ricerca sono fondamentali per il futuro del Paese e pertanto non devono rientrare nel Patto di Stabilità e arrivare ai livelli medi dell’area OCSE da cui invece siamo ancora troppo lontani. In questo difficile contesto economico è incomprensibile destinare invece risorse agli sgravi fiscali per le scuole paritarie: la libertà di scelta delle famiglie sull’educazione deve essere garantita senza oneri per lo Stato, così come sancito dalla Costituzione. L’autonomia scolastica è stravolta rispetto all’idea originaria non essendo più un’autonomia della comunità scolastica, in cui le regole democratiche trovano il loro compimento negli organi collegiali, ma è invece l’autonomia del dirigente scolastico su cui si concentra tutto il potere decisionale sulle questioni didattiche, organizzative e finanziarie. Tra i nuovi poteri del dirigente si prevede anche quello di chiamare direttamente i nuovi docenti assunti i cui diritti sono fortemente limitati rispetto ai docenti di ruolo già in servizio. Questa visione concepisce la scuola come fosse un’azienda ed è in netto contrasto con l’idea di una scuola in cui la cooperazione di tutte le sue componenti permette il raggiungimento degli obiettivi educativi. Dopo aver provveduto alle assunzioni per il prossimo anno scolastico appare necessario studiare un piano di più lungo respiro che, con le dovute priorità, dia risposte complessive contemplando le molteplici tipologie di precariato presenti nella scuola e sia legato alla scelta di un sistema di reclutamento futuro che sia stabile nel tempo. È sempre più sentita l’esigenza di un impegno a difesa della scuola pubblica e soprattutto al suo rilancio, indubbiamente c’è la necessità di innovare l’offerta formativa ma bisogna farlo garantendone la qualità effettiva che passa attraverso la continuità scolastica, il tetto massimo di alunni per classe, l’attivazione di nuovi spazi collegiali di programmazione e progettazione didattica».

Quanti sono i precari della scuola casamassimesi?

«Francamente non ho dato certo ma potrei fornire una stima che è di circa una decina di addetti nel nostro comune»

Ti ringrazio per la tua esaustività e gentilezza.

 

VALERIA MARANGI

 

 

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