Mercoledì 12 Dicembre 2018
   
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CITTA' METROPOLITANA DI BARI: RIPARTIAMO DAI TERRITORI

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Finalmente la base del Partito Democratico dà una scossa al dibattito stantio sulla nascente Città Metropolitana, di cui faranno parte tutti i 41 comuni della ex Provincia di Bari. Si vota il 12 ottobre prossimo, ma alle urne saranno chiamati solamente i Sindaci ed i consiglieri comunali di tutta la provincia. Tre capigruppo PD dei maggiori comuni del Sud Est Barese, Giacomo Polignano di Putignano, Michele Suma di Monopoli e Vito Ludovico di Gioia del Collehanno diffuso un appello a tutti i circoli locali con una lettera che, riportiamo integralmente, lasciando trapelare “clamorose decisioni” dei rappresentanti locali del Partito Democratico.

L’APPELLO A UN MESE DAL VOTO

Con la nascita imminente della Città Metropolitana di Bari e la contemporanea archiviazione della Provincia omonima (in nulla differente per articolazione e perimetro) non si realizzerà una modificazione solo esteriore della geografia istituzionale pugliese, ma si avvierà la costruzione di un ente intermedio destinato a fare sintesi di tutte le politiche inerenti lo sviluppo del territorio, l’infrastrutturazione materiale e immateriale, nonché la gestione dei servizi al cittadino. La Città Metropolitana invaderà settori dell’amministrazione che i Comuni, a tutt’oggi, custodiscono gelosamente; potrà assolvere funzioni che lo Stato o la Regionedovessero decidere di delegarle; potrà intercettare e convogliare risorse economiche di provenienza europea; e poi, inevitabilmente, sposterà verso il suo centro politico il punto di vista sulle problematiche dell’intero bacino. Nonostante competenze e potenzialità così ampie, l’unico suo organo politico elettivo sarà il Consiglio Metropolitano, dal momento che, nel primo quinquennio, la carica di Sindaco spetterà di diritto al Sindaco di Bari, e che la Conferenza Metropolitana(dai poteri solo apparentemente consultivi) riunirà i Sindaci pro tempore dei diversi Comuni. La composizione del Consiglio, d’altro canto, non sarà determinata dal voto diretto dei cittadini, ma dalla volontà di un corpo elettorale di secondo grado, quello costituito dalla totalità dei Sindaci e dei Consiglieri Comunali.

Con queste premesse sarebbe già facile concludere che l’istituzione della Città Metropolitana darà luogo ad una sensibile riduzione degli spazi di partecipazione democratica. Le modalità concrete attraverso cui si compirà il processo di selezione della rappresentanza all’interno del Consiglio diranno, però, se il nuovo ente amministrativo sarà un luogo in cui potranno comunque confrontarsi esigenze e specificità di tutti i territori metropolitani o se, piuttosto, sarà solo la vetrina di un rituale partitocratico. Il rischio che alla fine, anche nell’area del PD, prevalga la seconda opzione va evitato. Così come va evitato un metodo che indirizzi verso tale epilogo: riunioni plenarie degli amministratori locali dalle finalità tanto protocollari, quanto effimere; estrema parsimonia nella socializzazione interna delle informazioni ed estrema prudenza nella comunicazione esterna degli orientamenti; zero contatti con la periferia; nessuno sforzo di valorizzazione del potenziale elettorale secondo obbiettivi ispirati al criterio territoriale. Chi milita nel PD con ruoli di responsabilità, sapendo di essere osservato e giudicato dalla gente, vorrebbe non praticare la tradizionale disorganizzazione organizzata, in conseguenza della quale a dire l’ultima parola su alleanze, strategie e composizione delle liste sarebbero, a tavolino, i soliti due o tre nomi noti.

Intanto, noi pensiamo che sia sbagliato affrontare le elezioni per il Consiglio Metropolitano nella maniera in cui si affronterebbe una competizione congressuale; che sia necessario sostituire al gioco, pur legittimo, delle correnti politiche, il gioco dei territori, ognuno portatore di bisogni vitali e altrimenti inesprimibili; che, almeno in questo caso, la tentazione delle decisioni calate dall’alto debba lasciare il posto alle indicazioni provenienti dal basso. Altresì pensiamo che, una volta allestita la lista democratica secondo questi princìpi, sarebbe ottima pratica democratica prevedere meccanismi di turnazione nelle cariche, che consentano davvero ad ogni realtà della dismessa Provincia barese di riconoscersi nell’albeggiante Metropoli. Sappiamo che si tratta di idee difficili da realizzare, soprattutto in una fase in cui altre e più importanti urgenze elettorali inducono il partito a polarizzarsi fra le sue molte anime, ma dal nostro osservatorio, che è quello attento ed esigente del cosiddetto Sud-Est, vediamo anche come siano utili a fondare il progetto istituzionale della nuova Città sulle basi di una più autentica rappresentatività.

 

Michele Suma (Capogruppo PD Monopoli)

Vito Ludovico (Capogruppo PD Gioia del Colle)

Giacomo Polignano (Capogruppo PD Putignano)

Commenti  

 
#2 Smettela è ora 2014-09-17 18:16
Ma questi trasformisti della politica, oltre che cialtroni, hanno mai visto una metropoli!? Qui da noi sarebbe più congeniale pensare ad una "stallopoli", e magari sperperare di meno. Dalla porta escono, dalla finestra entrano. Questo è il gioco spudorato.... a loro misura
 
 
#1 Felice 2014-09-17 08:54
BARI, CITTÀ METROPOLITANA!!!
In Italia quante ve ne sono di città metropolitane?
E in Francia, Germania, Spagna, quante ve ne sono?
Mah!
 

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