AUCHAN, LA DISCUSSIONE IN CONSIGLIO

consiglio comunale 31 mar 2014

È stato l'argomento discusso più a lungo nel corso dell'ultimo consiglio comunale. Ed è stato anche quello che ha visto maggioranza e opposizione confrontarsi in maniera anche aspra, seppur sempre civile e pacata nei toni, nel corso dell'ultima assise cittadina. Con la minoranza che ha presentato compatta, attraverso i suoi capigruppo (Nica Lilli per Sel-Prc, Alessio Nitti per Pd e Libera Casamassima, e Vito Rodi per Autonomia cittadina) apposite interpellanze sull'argomento. Al centro della discussione, la convenzione del 3 marzo 2009 attraverso la quale, a seguito dell'ampliamento del centro commerciale, i lottizzanti avrebbero dovuto realizzare alcune opere, tra le quali anche l'illuminazione dei due cavalcavia che dal nostro paese corrono verso l'area commerciale (quello di via Noicattaro e quello di via Cellamare) oltre a piste pedonali e ciclabili lungo il percorso e in ampliamento degli stessi ponti. Su queste tematiche, a seguito del triste e recente incidente nel quale ha perso la vita una signora georgiana, proprio sul cavalcavia di via Noicattaro, il dibattito si è in più occasioni infiammato. Con la minoranza che non ha mancato di sottolineare come la questione fosse già stata più volte sollevata nella pubblica assemblea cittadina dalle forze di opposizione, senza che però fosse finora giunta alcuna risposta a riguardo. E proprio per cercare di fugare i dubbi espressi in merito alla questione da Pd e Libera Casamassima, Autonomia cittadina, e Sel e Prc la maggioranza ha richiesto l'intervento nel corso dell'ultima seduta consiliare del responsabile del servizio tecnico del nostro Comune, Donato Capacchione. “La convenzione, nell'aspetto legato all'obbligatorietà del lottizzante a realizzare le opere – ha precisato Capacchione in consiglio comunale – non si è esaurita con l'ampliamento del centro commerciale, ma si esaurirebbe con il completamento di tutta la lottizzazione, di tutto l'intervento. Intervento che invece si sta continuando ancora a realizzare. I lavori sono ancora in corso d'opera – ha chiarito poi ancora Capacchione – dato che la convenzione prevedeva la costruzione di altri 163.000 metri cubi non ancora realizzati. Per quel che riguarda il rilascio dell'agibilità, invece, non va dimenticato che l'agibilità tecnica è una cosa, quella amministrativa è ben altra. La prima , inerente collaudo, accatastamento, impianti termici, controlli dei vigili del fuoco attiene all'ufficio tecnico, la seconda, riguardante l'apertura dei negozi, rientra nella sfera che fa capo al Suap, lo sportello unico delle attività produttive. Da questo punto di vista, l'ufficio tecnico non poteva sottrarsi dal rilasciare l'agibilità tecnica, che riguarda l'involucro, il contenitore, la struttura, ma non ciò che poi deve venire al suo interno. E questo perché ciò che concerne il percorso che poi dovrebbe portare all'attivazione della vendita dei prodotti commerciali non è competenza dell'ufficio tecnico ma è in capo al Suap. Per quel che riguarda la strada – ha proseguito ancora il responsabile del servizio tecnico del nostro Comune – la proprietà è assolutamente dell'Anas di via Noicattaro. Ho le visure catastali, la classificazione delle strade, e dalla visura del 20 marzo risulta che la particella 52 è di proprietà dell'Anas. Questo non vuol dire che la convenzione del 2009 sia sbagliata, perché la convenzione stessa attiene all'eventualità di programmazione del Comune che non può essere errata. Per quel che riguarda l'immobile, invece, e l'aspetto relativo alla fattibilità dell'intervento, quando mi è stato chiesto dal privato un parere tecnico, a corredo della cui richiesta è stata presentata una documentazione che riempie mezzo armadio, ho rilasciato l'agibilità sulla struttura, che è cosa diversa dall'interessarsi a ciò che poi debba venire all'interno della stessa. Quest'ultimo criterio è infatti, come ho già detto, di competenza del Suap e non dell'ufficio tecnico”.

Il capogruppo consiliare del Pd Alessio Nitti, a quel punto, ha richiamato l'articolo 1372 del codice civile. “Questo articolo – ha osservato Nitti prendendo la parola in aula – dice che 'il contratto ha forza di legge tra le parti e non può essere sciolto o modificato se non per mutuo consenso'. E nella convenzione in questione, all'articolo 10 è scritto che, in caso di inadempienza della società a una qualsiasi clausola della convenzione il Comune, dopo aver contestato per iscritto l'inadempienza della società, e dopo averle concesso un congruo termine per la rimozione dell'inadempienza, ha facoltà di sospendere l'esecuzione dei lavori o di bloccare il rilascio dei permessi di costruire. Questo è il contratto – ha aggiunto ancora Alessio Nitti – questa è la legge tra le parti, e questo doveva essere fatto. In merito al fatto poi che dalle visure catastali emergerebbe che la strada è dell'Anas – ha replicato sempre Nitti rispetto a quanto prima affermato da Capacchione – una norma chiara del codice civile spiega che le visure catastali non dicono assolutamente niente in merito alla proprietà, non la vincolano, dato che la proprietà stessa non può essere individuata, se non in casi eccezionalissimi, in base alla visura catastale. Visura catastale e proprietà sono due cose completamente diverse. Il Comune poi dovrebbe prima di tutto chiedere ai lottizzanti di realizzare le opere oggetto della convenzione, constatarne l'eventuale inadempimento e poi eventualmente far ricorso alla fideiussione. Siccome la convenzione è stata oggetto di delibera in consiglio comunale – ha detto ancora il capogruppo del Pd – solo il consiglio comunale può cambiarne il contenuto. Quindi adesso non ci sono scusanti: si deve chiedere l'adempimento della convenzione del 2009 ed eventualmente, in attesa dell'esecuzione delle opere in convenzione, sospendere gli altri lavori ancora in corso, che continuano a essere realizzati in via Cellamare dove si stanno edificando dei capannoni, senza che siano state fatte le opere di urbanizzazione previste”.

“L'articolo del codice civile citato dal consigliere Alessio Nitti – ha ribadito ancora Capacchione in assise cittadina – il 1372, può attivare il procedimento nel caso in cui le opere oggetto del contratto siano state concluse. La norma del codice civile in questione prevede che, una volta conclusi i lavori, in caso di inadempienza, si dia corso a quanto previsto poi dalla legge. Ma qui, in questo caso, gli interventi previsti non sono ancora stati ultimati, ma sono in corso d'opera. La convenzione prevedeva altri 163.000 metri cubi che non sono stati ancora realizzati, quindi adesso non si può attivare il procedimento richiamato dal consigliere Nitti”.

“Intanto, guardando al futuro – ha proseguito poi Capacchione, cambiando argomento e rispondendo adesso alle sollecitazioni arrivategli dai consiglieri del Pd Gianni Rella e Michele Loiudice, che lo hanno interrogato su che cosa sia adesso possibile fare per scongiurare il rischio che altri incidenti simili a quello del mese scorso possano verificarsi ancora in quel tratto di strada – la prima cosa è far sì che il Comune acquisisca la proprietà del bene, dunque della strada, che come detto ora non ha. Perché solo avendo la titolarità di un bene si possono investire dei fondi pubblici sullo stesso. Per quel che riguarda la proprietà della strada – ha ribattuto ancora una volta il responsabile dell'ufficio tecnico a Nitti – il catasto, dunque le particelle catastali, non hanno validità di probazione come avviene nel privato, ma per quel che riguarda la parte pubblica – e questo è il nostro caso – hanno validità vera, dunque si spiega quanto ho già chiarito prima in merito all'argomento”.

“Questa del ponte – ha sottolineato invece Vito Rodi, capogruppo consiliare di Autonomia cittadina – è una brutta storia. Siamo di fronte a una di quelle che si definiscono tragedie annunciate, che quando accadono danno origine, come in questo caso, al cosiddetto scaricabarile. In questi tre anni di amministrazione dell'attuale maggioranza abbiamo sentito parlare il centrodestra alla guida del paese solo dei disastri lasciati dall'amministrazione precedente. Forse tra un po' di tempo qualcuno contabilizzerà i danni creati dalla maggioranza odierna, ma di questo parleremo al momento opportuno. Almeno in questo caso, però, chi ha preceduto il centrodestra in amministrazione era stato accorto e sensibile nel diagnosticare il rischio a cui quella strada, il cavalcavia di via Noicattaro, esponeva i suoi concittadini. E il centrosinistra si era dotato di uno strumento in grado di risolvere definitivamente il problema, peraltro con un onere a carico di terzi, cosa non da poco. Aveva infatti chiesto e ottenuto che un privato realizzasse opere, per 900.000 euro, in grado di portare sui cavalcavia di via Noicattaro e via Cellamare, su tutti e due i ponti, piste pedonali e ciclabili oltre all'illuminazione delle stesse. I lavori avrebbero dovuto essere terminati a marzo 2011, dopo 24 mesi, ma siamo al 2014, a tre anni dall'insediamento dell'attuale amministrazione e di lavori non se ne parla, anzi molto probabilmente non esiste neanche un progetto a riguardo. Il sindaco, quando dice che la proprietà del cavalcavia non è del Comune ma dell'Anas, per me dà origine solo a fantasie. Sta di fatto che quella strada è urbana e sarebbe dovere del sindaco fare il possibile per garantire al massimo la sicurezza delle persone, a maggior ragione in considerazione del fatto che i costi di piste ciclabili e illuminazione non graverebbero per nulla sulle casse comunali. Ma la verità è un'altra: il rischio generato da quei ponti è stato sottovalutato al punto che si stava pensando di indirizzare il relativo investimento per realizzare altro. Senza dimenticare che lavori analoghi erano previsti anche sul ponte di via Cellamare, di proprietà comunale, senza che anche qui ve ne sia ancora traccia”. 

[da La voce del paese del 5 aprile 2014]