AVANTI I GIOVANI. ANZI, NO, I VECCHI

camaleonte

Giovani, falsi giovani e grandi vecchi. È più o meno in quest’ordine che si presentano gli aspiranti consiglieri-sindaci-presidenti per la prossima tornata elettorale. Per non parlare di chi sogna Bruxelles. L’ondata giovanilistica che tutto sembrava dover travolgere si sta arenando nelle secche della politica spoliticata, quella delle care vecchie spartizioni correntizie, dei padrini e dei padroni delle tessere che tutto possono. Quello dei “giovani” è un brand elettorale che sembra avere già esaurito le sue potenzialità, se solo prestiamo un minimo di attenzione alla qualità dei giovani in segreteria del Pd, o dei nuovi volti, anche televisivi, della destra. Una desolazione da far rimpiangere i vecchi marpioni. Che non sono andati in pensione, in Italia la figura prevalente della politica è sempre quella del “grande vecchio”, dietro ad ogni piccolo o grande giovane. Le vicende della candidature pugliesi, nei grandi comuni come Bari o nei piccoli, per non parlare delle manovre per il prossimo anno su via Capruzzi non riescono a celare all’occhio attento i fili dei burattinai che si muovono nell’ombra. A destra per dire, in nome dei giovani da contrapporre al pluripagato manager candidato dei poteri forti e dei consigli di amministrazione si cerca di contrapporre candidati dall’anagrafe più fresca e dalla sicura fedeltà al capo dei capi pugliese. Il quale fa di tutto per rafforzare i sospetti di chi da almeno 5 anni lo taccia di “intelligenza col nemico”. Non vi è dubbio che se la destra dovesse ripetere il capolavoro delle due candidature cha spianarono la strada alla riconferma del governatore attuale quei sospetti si farebbero quasi certezza. Solo un vecchio giovane rancoroso e triste potrebbe immaginare di vincere contro un candidato unico della sinistra. Se dovesse essere tale. L’autoinvestitura del sindaco di Bari a governatore del Pd prelude alla sua candidatura alla Regione. Per raggiungere questo traguardo applica, a sua insaputa, la tattica maoista delle basi rosse: conquistare il comune capoluogo, poi gli altri, per giungere ad una elezione trionfale. Per questo lancia in pista il suo fedele assessore, e si accorda con gli antri capicorrente storici, ex assessori ex dirigenti sindacali, che ritirano i loro puledri lanciati in corsa esclusivamente per acquisire potere contrattuale col futuro sindaco designato: in discarica le sedie rosse, i giovani rottamatori alle cozze si accontenteranno di un posto da vice sindaco o assessore. Fa malinconia, tutto questo. L’anagrafe tanto invocata o strattonata è ancella silenziosa e complice inconsapevole di questa ennesima riduzione della politica a mero strumento al servizio dei circoli e delle lobbies di potere. Perché è chiaro che i candidati di destra o di sinistra ubbidiscono ornai a questa, e soltanto a questa logica: rappresentano i poteri veri, quelli del denaro. Forse andrà avviata un’altra flessione, più generale e più impegnativa. Da sempre si invoca in Italia la comparsa di una destra europea, tecnocratica, liberale, aperta al nuovo, avanzata sui diritti civili, e insomma qualcosa di simile a quello che avviene nel resto d’Europa. E visto che la vera assenza dallo scenario politico è quella di una sinistra degna di questo nome bisognerà analizzare, ed anche acconciarsi a scegliere, il ruolo rivestito dalla destra moderna ed europea. Ad oggi, dati alla mano e programmi sul tavolo questa è di fatto rappresentata dal Pd di Renzi. La malinconia vera è proprio l’assenza della sinistra dalla competizione elettorale. Chissà che il grecale che soffia in certe sere di estate arrivi a sollevare sulle nostre sponde le sorti di quello che rimane della sinistra…

[editoriale da La voce del paese del 1° febbraio 2014]