Mercoledì 12 Dicembre 2018
   
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IL PORCELLUM 'ILLEGALE'? MA PER PIACERE!

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Il Porcellum è illegittimo, ma i parlamentari eletti col Porcellum – lo dice il comunicato della Consulta – no. Cioè il verdetto dei giudici di mercoledì 4 dicembre 2013 – che disinnesca la legge elettorale di Calderoli – non è retroattivo. Stavolta no. Magra consolazione. A noi, in tutta sincerità, ci pare un’altra, ennesima, presa per i fondelli. E ora spieghiamo perché.

Che le liste bloccate fossero una fesseria questo era chiaro, ma la politica (come ripetiamo da almeno 2 anni) non ci pensava proprio a riformare la legge elettorale: per la serie ‘tutti la ritengono una porcheria ma nessuno se ne disfa’. Ma pensiamoci un attimo. La Costituzione – secondo la quale il Porcellum è ritenuto incostituzionale – all’art. 67 sancisce che “Ogni membro del Parlamento rappresenta la nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”. Spieghiamo ai cittadini. Primo: la democrazia rappresentativa (quella che abbiamo in Italia è democrazia parlamentare, appunto) è una forma di governo nella quale gli aventi diritto al voto eleggono dei rappresentanti per essere governati. Secondo: il vincolo di mandato degli eletti non è imperativo (cioè direttamente responsabili nei confronti dei loro elettori e con il dovere di conformarsi alla loro volontà, tanto che, in caso contrario, possono essere dagli stessi revocati). Il mandato previsto dalla nostra Carta costituzionale – come sancito, appunto – è “senza vincolo”, cioè l'eletto riceve un mandato generale dai suoi elettori, in virtù del quale non ha alcun impegno giuridicamente vincolante nei loro confronti; cioè ancora, questi non gli possono impartire istruzioni né lo possono revocare, possono solo non rieleggerlo al termine del mandato. L'eletto, dunque, non ha alcuna responsabilità politica o giuridica nei confronti degli elettori. Quindi che la lista sia bloccata o che le liste le predispongano i partiti e poi i cittadini devono eseguire un mero esercizio di matita su simbolo e nome, dov’è la differenza? Chiamasi palliativo, secondo noi. Quante volte abbiamo lamentato le stesse facce candidarsi? È libertà di voto scegliere sempre fra le stesse facce anche laddove sia possibile esprimere la preferenza? Non è ‘lista bloccata’ anche quella?

Suvvia, stiamo estremizzando, e consentitecelo. Ma questo ragionamento, che potrebbe essere quello dei nostri bambini a scuola ai quali raccontiamo l’Italia, la storia, e l’importanza delle istituzioni, lo si sviluppa tirandosi fuori dalle logiche ‘tiragiacchetta’ politiche. Chi salverà il popolo se sé medesimo non se ne interesserà? Quanto tempo è che lo andiamo ripetendo? Ogni questione è meramente strumentale al chiasso, alla rissa e al consenso. Ma di soluzioni per i cittadini non ne vediamo. “È la politica, bellezza”, direbbe quello. Ma il verdetto della Consulta da una parte risolve il lassismo di questa classe politica inetta, dall’altro impone di ragionare su una nuova legge elettorale. Ma anche qui, consentitecelo, avremmo da commentare. Con il premio di maggioranza e lo sbarramento proporzionale, un minimo di possibilità per escludere posizioni estremistiche e presumibilmente incisive (per i numeri) in coalizione c’era. Ora – come ai tempi del pentapartito – varrà tutto. Cioè cari lettori, bentornati ai tempi della Dc, del Partito socialista e compagnia cantando. Se è vero che il Porcellum decade dovremmo essere tentati a pensare che decade tutto il Parlamento e annesso governo. Ma no, stavolta no. Il dispositivo non è retroattivo, ripetiamo. I quotidiani, i grillini persino, in questi giorni, stanno evocando i colori di una rissa verbale che va consumando persino l’interesse dei guelfi e ghibellini degli anni Duemila: tutti spiazzati. Allora Berlusconi non decade? Allora Napolitano non è presidente? Allora il Pd ha un sacco di seggi in più illegali? Suvvia, non siamo ridicoli. Ora ognuno dirà la sua, ma scommettiamo che da questa ennesima tempesta ne verrà fuori l’equilibrismo tipico dei tempi della Balena bianca? Lo scudocrociato di allora ricorda storicamente quello dei crociati (e manco a farlo apposta guardate che similitudine.. “nomen omen”..). I cavalieri arruolati dal Pontefice e mandati in missione. E quale era la missione? Conquistare terre. E sulla strada seminavano sylos-granai (segrete per conservare i ‘bottini’). I bottini di oggi potrebbero essere le mazzate dialettiche e le disfatte del maggioritario. La missione di oggi potrebbe essere quella di conquistare il consenso. Quindi, disfatto il Porcellum e l’era di Berlusconi si torna al Pentapatito e alla nuova Dc. Ops’, al nuovo centrodestra. Ops’. Alla nuova alleanza centrista.

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[editoriale da La voce del paese del 7 dicembre 2013]

Commenti  

 
#1 Alfiere Nero 2013-12-12 19:40
Il porcellum, sintomo del "morbo italico"

Cambiare la legge elettorale del 2005 (2005, agnosco stilum) non costituiva soltanto un imperativo cogente, dettato dalla ragionevolezza e dalla sensibilità istituzionale, come suggeriscono, ab immemorabili, studiosi instancabili e sapienti della cifra di Giovanni Sartori.
Era un’esigenza di ordine pubblico, il ritorno alla razionalità costituzionale, contro le logiche miserabili e di corto respiro dell’avvelenamento dei pozzi, delle mine disseminate in campo avverso, della “guerra totale” che, per non fare prigionieri, imprigiona nella disfunzione futuri anni di governo assegnati, dal voto inceppato, al nemico che non potrà disporne: la negazione, ribalda e priva di progetto, della lealtà costituzionale.
Otto anni di “nominati”, in un Parlamento che non rappresenta la sovranità del popolo ma soltanto la volontà delle gerarchie di partito o, ancora peggio, degli adoratori del “detestabile ego” e del denaro omnia potens che tutto avvilisce e tutto giustifica, in nome della darwiniana (e criminale) legge del più forte.
Il sistema maggioritario, con i collegi uninominali e il turno di ballottaggio, non è la perfezione tradotta in legge (che, in questa materia, risulta semplicemente utopistica); ma ha retto bene, da cinquantacinque anni, nella Francia di Charles De Gaulle, generale allevato nell’Action Francaise, e di François Mitterrand, capo storico del socialismo d’oltralpe (giganti, al confronto con i nostri “statisti” da Bagaglino). E non vi sono ragioni che autorizzino a pensare che quel sistema sia geneticamente incompatibile con il nostro popolo, con la sua storia travagliata, con la sua legittima aspirazione ad un futuro ordinato e civile.
Non se ne farà niente, per la semplice ragione che i nemici di Berlusconi, quanto a senso dello Stato, non sono poi tanto migliori di lui; hanno solo meno giornali e periodici (Sorrisi e Canzoni TV, per esempio, un insigne monumento settimanale alla cultura millenaria di un popolo), meno reti televisive, meno case editrici, meno imprese di produzione cinematografica, meno banche, meno compagnie di assicurazione, meno Ligresti; meno soldi, in definitiva.
Conclusione suggerita da Diamanti: moriremo (rectius: moriranno) Porcellini.
E senza la speranza di un provvidenziale e liberatorio assalto di Ezechiele Lupo.
 

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