Venerdì 14 Dicembre 2018
   
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DEBITO FUORI BILANCIO: “PERCHÉ SIAMO USCITI”

vito rodi

Sono usciti dall'aula consiliare al momento di votare in merito all'approvazione del debito fuori bilancio relativo ai lavori di somma urgenza riguardanti Palazzo ducale, il cosiddetto Castello. E ora, come fatto anche nel corso dell'assemblea cittadina, chiariscono pure il perché. A offrire spiegazioni a riguardo, e a evidenziare i motivi per i quali i rappresentanti di Autonomia cittadina nell'assise pubblica, Vito Rodi e Pinuccio Fortunato, si sono allontanati dai loro banchi al momento di esprimersi riguardo al provvedimento, è il capogruppo del movimento politico, Vito Rodi. “Premesso che noi di Autonomia cittadina – spiega quest'ultimo – siamo tra i primi a volere la ristrutturazione e la sistemazione del Castello in quanto ciò rappresenta un arricchimento, anche se immateriale, per l’intero paese, quello che abbiamo messo in luce in consiglio comunale è il fatto che, a nostro avviso, il provvedimento poi approvato dalla maggioranza fosse impostato in maniera non corretta. Quel che chiedevamo è che il provvedimento tenesse conto della riforma subita dall'articolo 194 del testo unico, decreto legislativo 267/2000, relativo al riconoscimento di un debito fuori bilancio. Riforma, apportata nel 2012 dal governo guidato da Mario Monti, che di fatto restringe le maglie attraverso le quali si possa poi riconoscere un debito di tale natura. Il tutto, senza dimenticare inoltre il fatto che se il bilancio dell'ente fosse stato approvato prima, questo problema non sussisterebbe. E questo perché il debito fuori bilancio scatta quando, preso atto dello stato di rischio, urge intervenire e le risorse necessarie non sono a disposizione. Se invece il bilancio fosse stato approvato prima – prosegue ancora il capogruppo di Autonomia cittadina – ove le risorse presenti nel relativo capitolo di spesa fossero risultate insufficienti a garantire la messa in sicurezza del Castello, sarebbe bastata una variazione di bilancio per risolvere la questione. Se il provvedimento inerente il Palazzo ducale fosse stato portato in consiglio comunale a luglio, come inizialmente previsto, noi in quella sede avremmo suggerito alla maggioranza di ritirare il provvedimento stesso, di risistemarlo in maniera corretta, e poi di riportarlo in aula per votarlo a nostra volta. Ma invece questo non è avvenuto. Abbiamo contestato che la legge, oltre a stabilire la soglia entro la quale riconoscere un debito fuori bilancio, che non può superare il limite base dei 200mila euro, anche se poi tale limite può essere varcato fino al raggiungimento del fabbisogno effettivo, prevede anche quale sia la tipologia dei lavori da realizzare. Ossia solo quei lavori che rivestono carattere di urgenza e quindi indispensabili per scongiurare il rischio di crollo, escludendo persino il profitto d’impresa. Abbiamo pertanto suggerito, attraverso i nostri interventi nella pubblica assemblea, di impostare il provvedimento tenendo conto dei limiti imposti dalla norma, sottolineando anche il fatto che, se nel corso dei lavori fosse emersa la necessità di dar vita a ulteriori opere, in partenza imprevedibili, nulla avrebbe vietato di riportare la questione in consiglio comunale, e di modificare il quadro economico iniziale secondo le circostanze. E poi – aggiunge sempre Rodi – dato che il Castello è in minima parte di proprietà comunale, e per il resto di privati, questo aspetto avrebbe dovuto essere a nostro avviso tenuto in considerazione in maniera diversa rispetto a quel che è stato fatto. Ci è stato detto, a riguardo, che i privati interessati alla questione, almeno quelli reperibili, hanno dato la disponibilità a versare la quota di loro competenza per pagare i lavori effettuati sugli spazi di loro proprietà. Ma parte del palazzo Ducale è anche di proprietà di soggetti privati sconosciuti o di difficilissimo reperimento. Il provvedimento, pertanto, avrebbe dovuto considerare, in alternativa, anche la possibilità di acquisizione di quegli immobili al patrimonio del Comune, con l’impegno a dare avvio alle relative procedure. La natura del provvedimento in questione prevede, peraltro, il parere obbligatorio della Corte dei Conti sul medesimo.

Per cui, al fine di facilitarne la valutazione da parte del menzionato organo, nel quadro economico generale sarebbe stato opportuno evidenziare l’importo a carico dei privati proprietari per poi iscriverlo come  entrata nelle poste di bilancio. Non dimentichiamo che, come detto, è un provvedimento da sottoporre all'attenzione della Corte dei Conti e che per come impostato temiamo subisca dei rilievi. Quindi, ribadito che per le suddette ragioni noi avremmo preferito una impostazione diversa, consapevoli che c’è chi ha lavorato ed ha diritto di essere pagato, non potendo votare a favore e non volendo votare contro abbiamo preferito non partecipare al voto nella presunzione che anche l’astensione, a volte, può comportare una corresponsabilità”.     

[da La voce del paese del 12 ottobre 2013]

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