Martedì 18 Dicembre 2018
   
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NUOVO PIANO PAESAGGISTICO: CIRCOLARE DIRAMATA

consiglio regionale

“Non sarà una circolare dell’assessore Barbanente a dare lavoro all’edilizia”. Così piccato era stato il tono, nei giorni scorsi, in Regione Puglia, degli oppositori alla circolare diramata proprio dall’assessore alla Qualità del territorio circa il nuovo Piano paesaggistico adottato ad agosto e da approvare entro il prossimo mese. Le lamentele – ricordiamo – gridavano sfiducia tra gli operatori del settore edile ed esponevano gli uffici tecnici alla resa dei conti. Quella, cioè, di non aver mai regolarizzato i piani urbanistici delle proprie città. Se Casamassima ha un piano regolatore del 2001, esistono realtà che vivacchiano sui piani di fabbricazione (e talvolta nemmeno quelli) addirittura degli anni Settanta. Una sorta di scempio della cultura urbanistica. Motivo del contendere così feroce, le misure di salvaguardia: “Va espresso il diniego – sarebbe il contenuto della circolare – nelle more dell’approvazione definitiva, sugli interventi in contrasto con il Pptr ma conformi al Put”. Quello che viene contestato, sostanzialmente, è che la materia è regolata, tra l’altro dall’art. 12 del Dpr 380/2001, comma 3, dove è sancito che, in caso di contrasto dell’intervento oggetto della domanda di permesso di costruire con le previsioni e gli strumenti urbanistici adottati, è ‘sospesa’ ogni determinazione in ordine alla domanda. ‘Sospesa’, quindi, e non ‘negata’. Un dettaglio di non poco conto che creerebbe – secondo qualcuno – solo ulteriore confusione. Alcune critiche sono state anche rappresentate durante le audizioni in V commissione consiliare dai rappresentanti della Federazione regionale pugliese degli agronomi forestali, dell’Ance (Associazione nazionale costruttori edili), Confindustria Puglia, Ordini provinciali degli ingegneri, degli architetti, dei geologi e dei Collegi provinciali dei geometri. Tutti tecnici, naturalmente. Le forze politiche notoriamente più vicine a queste realtà chiedono addirittura la revoca dell’adozione del Piano e spingono per la ri-adozione alla luce della ri-pianificazione che auspicano insieme ai tecnici. Appunto.

Ma perché tanto baillame? La circolare scioglie alcuni dubbi sollevati anche in sede di assemblea, la settimana scorsa nelle aule del consiglio regionale (cui eravamo presenti): tra la norma e la cartografia deve prevalere la prima. E cioè, se sulla cartografia è segnalato un giardino, mentre la norma tutela un bosco, è evidente che il giardino non sia un ‘bene da tutelare’, tanto per dire. Questo principio si applica sia ai beni vincolati dal ministero che da quelli tutelati dalla Regione. Altra cosa: nelle aree escluse per legge dall’autorizzazione paesaggistica (zone A, B, ovvero centri storici e di completamento) valgono solo le linee guida del Piano in questione. Le nuove attività estrattive e gli impianti eolici (energia elettrica) di grandi dimensioni sono vietate nei paesaggi rurali (art. 76 norme transitorie), mentre sono consentiti altri interventi urbanistici che si integrano correttamente con il paesaggio. In tutto ciò è consentito ai Comuni (come ai privati) che abbiano notato degli errori, di redimersi, cioè di rettificare gli elaborati del piano.

Quello che di rilevante è da sottolineare è che i Comuni che stanno adeguando il Put non gettano alle ortiche il lavoro svolto, ma possono proseguire l’iter: dovranno adeguare la cartografia utilizzando quella nuova, disponibile dal 2010. Chi invece avesse già adeguato il Put può accertare e dichiarare la conformità entro 120 giorni al Pptr.

[da La voce del paese del 5 ottobre 2013]

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