Lunedì 16 Settembre 2019
   
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OGGI SI DECIDE PER LA PARTECIPAZIONE A UNA FONDAZIONE ‘PRIVATA’

palazzo monacelle

È convocato per oggi pomeriggio alle ore 15.00 il Consiglio comunale in cui si discuterà e approverà la costituzione di una “fondazione di partecipazione cui affidare i servizi culturali e del tempo libero del Comune di Casamassima”, e il regolamento comunale per le celebrazioni dei matrimoni civili. Questo quanto si legge nella convocazione.

Sul primo punto all’ordine del giorno, pare che la fondazione sia collegata alla donazione degli eredi di don Sante Montanaro, di cui avevamo già dato notizia nelle settimane scorse. Quello su cui si dovrà ragionare sarà su come si gestirà il Comune dal momento che una “fondazione di partecipazione” è – per la legge italiana – una forma atipica di ente privato. Spieghiamo meglio.

La fondazione è un ente senza finalità di lucro costituito da un patrimonio preordinato al perseguimento di un determinato scopo. È creata dalla persona fisica o giuridica (fondatore) che destina il patrimonio allo scopo e i fondatori possono essere più d’uno. Può anche essere costituita attraverso una disposizione testamentaria: in tal caso sorge solo dopo la morte del fondatore e ha come patrimonio un suo lascito. Qui il collegamento – probabile – con gli eredi di don Sante?

Sono due i tipi di fondazione attualmente previsti dalla legge italiana: la fondazione operativa che persegue il suo scopo direttamente, avvalendosi di una propria organizzazione, e la fondazione di erogazione che persegue il suo scopo indirettamente, finanziando altri soggetti che lo perseguono. Tipico esempio gli istituti bancari che finanziano progetti sul territorio.

La fondazione rappresenta, a oggi, lo strumento giuridico più frequentemente utilizzato dagli enti pubblici per svolgere attività di pubblica utilità con il concorso dei privati.

Dal momento che la “fondazione di partecipazione” non è normata precipuamente si fa ricorso alle norme relative alle fondazioni ordinarie, sicché insieme ai fondatori promotori (i primi costituenti) e ai partecipanti fondatori (quelli che subentrano) sono previsti i partecipanti, che sono quelli che aderiscono alla fondazione, condividendone gli scopi e contribuendo con elargizioni finanziarie o contributi di diversa natura (e in questo caso si parla di sostenitori).

La presenza di questi soggetti innesca un meccanismo gestionale diverso da quello delle fondazioni ordinarie, queste infatti, prevedono: un organo (consiglio generale) che riunisca i fondatori e gli aderenti e coordini le attività tipiche di un’assemblea di soci (modifiche allo statuto, scelte programmatiche, ammissione di nuovi fondatori e aderenti, nomina di altri organi, approvazione dei bilanci, scioglimento della fondazione..); un organo di amministrazione (consiglio di amministrazione) nominato dal consiglio generale; un organo consultivo e un organo di controllo.

Attenzione: il consiglio generale (il più influente) può prevedere la deliberazione a maggioranza (2/3) e, a discrezione, un diverso peso al voto dei membri. Questo passaggio non è ininfluente, visto che tali scelte potrebbero decretare l’andamento futuro dell’ente stesso, che sopravvivendo ‘legalmente’ all’attuale amministrazione, potrebbe rendersi autonomo rispetto a quelle che subentreranno. Con la differenza che la Cultura continuerebbe a essere gestita dalla fondazione e non – forse – da un assessorato che ne possa dettare l’orientamento politico. Potrebbe essere un bene visto il contesto contingente. Ma se questi fondatori/amministratori non fossero illuminati? Come anticipavamo, a causa di una vacatio legis, la fondazione, a differenza dell'associazione, non dispone di un organo come l'assemblea in grado di controllare l'operato degli amministratori e, nel caso, di sostituirli o addirittura di deliberare un'azione di responsabilità nei loro confronti. Lo stesso organo di controllo, oltre a non essere obbligatorio, risulta meno efficace dell'omologo organo di un'associazione o società. Il codice si limita a stabilire che gli amministratori sono responsabili verso l'ente secondo le norme del mandato, esentando, però, da responsabilità quelli che non hanno partecipato all'atto causativo del danno, salvo il caso in cui, essendo a conoscenza che l’atto si stava per compiere, non abbiano fatto constare il loro dissenso.

Infine non dimentichiamo che l’atto costitutivo e lo statuto di una fondazione devono contenere la denominazione della fondazione, l'indicazione dello scopo, del patrimonio e della sede, le norme sull'ordinamento e sull'amministrazione e i criteri e le modalità di erogazione delle rendite. Possono inoltre contenere le norme relative all'estinzione della fondazione e alla devoluzione del patrimonio nonché quelle relative alla sua trasformazione.

Commenti  

 
#2 taggato 2012-02-08 20:24
E' tutto un tagga tagga come il bunga bunga. Il dott. Laricchia si è taggato nelle targhe da piazza per ben due volte e quindi adesso si fa la gara a chi si tagga di più. Ben venga il patrimonio culturale del monsignore ma lasciateci la cultura. Non voglio una fondazione privata che gestisca la nostra cultura. Roba da matti. Dietro tutte queste decisioni esiste una plurale mente scellerata.
 
 
#1 scanner 2012-02-08 18:56
mi chiedo come mai hanno evitato di menzionare il nome di Mons. Montanaro sul manifesto che annuncia il consiglio comunale. La fondazione è ovvio che avrà il nome del nostro celebre concittadino ed è veramente strano che hanno evitato di specificarlo. Ricordo che Mons. Montanaro voleva semplicemente donare il suo patrimonio culturale mentre qui adesso si vuole istituire una fondazione che gestirà dei fondi. Forse le due cose sono in relazione. Hanno evitato di scrivere il nome perchè non stanno realizzando la volontà di Monsignore. Vogliono andare ben oltre. Chi è interessato a questo e perchè? Inoltre mi sembra veramente abnorme l'idea di accorpare l'intera attività culturale del paese in questa fondazione. Stanno facendo rivoltare nella tomba Don Sante. Una persona umile come solo i veri uomini di cultura sono.
 

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