REFERENDUM, HA VINTO LA PAURA. AQP TORNA PUBBLICO

acqua pubblica

Urne chiuse, risultato eclatante. Il popolo italiano, nel 57% degli aventi diritto, si è espresso a favore dell’abrogazione tout court rispetto ai quesiti proposti. E adesso, lontano dalla campagna elettorale, a risultato ormai eccepito, torniamo a porci quei ragionevoli dubbi sulla manipolazione della percezione, che in Italia ha reso vincente la paura. Perché chi ha vinto, stavolta, è stata la paura.

La paura di “perdere” l’acqua, elemento essenziale per la sopravvivenza umana, o di vederla finire nelle mani di speculatori incalliti e affaristi (un po’, in effetti, conoscendo l’essere umano, il dubbio ci assale); la paura di vedere i giganti della nube nera a forma di fungo assalire la naturale bellezza della nostra terra e invadere le nostre vite con l’ansia che deriva dalla tossicità del nucleare. Quello che agli italiani fa meno paura è l’essere governati da un uomo saccente e supponente che da 30 anni “pilota” la (in)cultura del/nel nostro paese. Ha messo al primo posto qualcos’altro, quell’uomo.

Torniamo a fare due chiacchiere con Luciano Biondo (uno dei massimi esperti di formazione del personale nelle aziende: i suoi corsi sono seguiti ogni anno da oltre 100mila persone; compie ricerca scientifica nel campo della psicologia applicata, del marketing, del pensiero emotivo e dello sviluppo dell'intelligenza; ha scritto oltre trenta libri e ha insegnato in 6 Università) e con lui disquisiamo proprio di percezione e strategie di comunicazione (politica).

Ing. Biondo, il quesito sul nucleare.
C'è una legge che dice che è possibile costruire centrali nucleari dopo aver redatto un piano organico di sviluppo energetico. C'è un referendum per abrogarla. Abrogandola, non si impedisce di costruire centrali nucleari, il che attualmente è proibito, ma da un'altra legge, che può essere modificata dal Parlamento in qualunque momento. Quindi, l'unico effetto dell'abrogazione è che non è più necessario redigere il piano energetico.

Giornali e televisioni dicono che no, non è vero, il referendum riguarda la volontà di avere o non avere centrali nucleari. Ciò non sta scritto da nessuna parte.

Cosa dicono i risultati del referendum?
Due cose:
a) Il 57% degli italiani non vuole centrali nucleari. Bene, ciò mi fa contento;
b) Il 57% degli italiani ha votato senza leggere che cosa stava scritto sulla scheda, e ha espresso i suoi desideri votando qualcosa d'altro. Questo mi preoccupa.

Sull'“Acqua pubblica”..

Dalle parti di Ragusa (e in numerosi altri luoghi), in molte case, l'acqua potabile arriva per poche ore alla settimana, così bevono acqua in bottiglia, imbottigliata da privati. Una legge permetteva di far arrivare nelle case la medesima acqua, anziché in bottiglia, con tubi e rubinetti. A una condizione, però: i nuovi acquedotti, pagati dai privati, diventano "ipso facto" di proprietà dello stato.

Giornali e televisioni affermano che la legge fa diventare gli acquedotti proprietà di privati. È esattamente il contrario della verità: è lo stato che diventa padrone di acquedotti pagati dai privati.
Si fa un referendum e i risultati ci dicono due cose: a) il 57% degli italiani non vuole la privatizzazione di sorgenti e acquedotti. Sono d'accordo anch'io, ma nessuno ha mai proposto qualcosa di simile;
b) il 57% degli italiani si è fatto prendere per i fondelli e, desiderando "bianco", ha votato "nero". Questo mi preoccupa molto.

Cosa pensa del quesito sul legittimo impedimento?
In Italia ci sono molti cani e gatti e perfino cavalli che non hanno un padrone e che sono ammalati. Sarebbe bello andarli a prendere, curarli e restituirli a una vita sana, magari con un pasto quotidiano garantito. Si potrebbe farlo, se si disponesse di 100 milioni. Ma in Italia c'è anche una legge che non piace. Essa, in realtà, non danneggia nessuno, ma non piace e sui gusti non si discute.
Questa legge cessa il giorno 8 ottobre 2011 e non è rinnovabile. Con un referendum, è possibile abrogarla al 15 di giugno. La legge riguarda i tribunali, che d'estate sono chiusi per ferie piuttosto lunghe: l'eventuale referendum anticiperebbe la scadenza di poco più di un mese effettivo. Il referendum costa 100 milioni. Allora, che cosa scegliamo? Salviamo gli animali o facciamo il referendum? Si è scelto di fare il referendum e il 57% degli italiani, andando a votarlo, ha approvato questa scelta. Non dovrei preoccuparmi?

Sull’informazione e la sensibilizzazione per favorire la partecipazione alla “vita pubblica” del paese?

Cito Paul Valery, scrittore francese morto a Parigi nel 1945: "La politica fu, in primo luogo, l'arte di impedire alla gente di immischiarsi nelle cose che la riguardano. In un'epoca successiva, diventò l'arte di costringerla a decidere su ciò che non capisce".
Riguardo ai risultati pratici, le sinistre hanno già presentato una legge sulla gestione dell'acqua, sei mesi fa, idonea a sostituire quelle abrogate e praticamente identica a quelle abrogate: sarà discussa in Parlamento. Quanto al nucleare, l'alternativa unica realistica (oltre alle pile duracell e alle biciclette con la dinamo) sono le centrali a gas: attendiamo che le sinistre scendano in piazza contro il forte inquinamento che tali centrali creano, quindi, dato che fra due anni ci saranno al governo le sinistre, state certi che ritireranno fuori il nucleare. Quanto a Berlusconi e ai magistrati, è inutile perderci tempo: lui si sta facendo male da solo e se un condomino parcheggia un elefante con la diarrea davanti alla porta del vostro appartamento, fate causa:
fra 15 anni avrete certamente la sentenza e potrete far spostare l'elefante, perché in Italia la magistratura funziona.


Intanto le privatizzazioni, in senso lato, le hanno volute la destra come la sinistra. E se un bene pubblico va tutelato, qualcuno, 6 mesi fa (esattamente il 16 novembre 2010) proponeva che quel bene pubblico – per essere tutelato – doveva essere co-gestito (pubblico-privato): il Partito democratico metteva nero su bianco, un disegno di legge presentato alla Camera dei deputati, Disposizioni per il governo delle risorse idriche e la gestione del servizio idrico, numero 3865, il primo firmatario è Pier Luigi Bersani (seguono Dario Franceschini e tutti i deputati del gruppo). Lo stesso testo era stato presentato al Senato da Anna Finocchiaro, Filippo Bubbico, il vero autore della legge, e da altri senatori del Pd (numero 2462). «Da 15 anni», aveva spiegato il segretario, «si perdono tutti i referendum e in buona parte diventano un boomerang», dunque, pur esprimendo «simpatia» per coloro che si battevano contro la privatizzazione, si diceva certo che «il referendum non aiuta a trovare una soluzione». Il primo quesito sull’acqua propone di riportare tutta la gestione dell’acqua in mano pubblica. Così, almeno, lo spiegano i promotori. Peccato che all’articolo 9, comma 1, lettera a,b,c del ddl del Pd si stabiliva che l’ente locale può affidare il servizio a tre tipi di soggetti: «Società a capitale interamente pubblico», «società a partecipazione mista, pubblica e privata» e «società di capitali», a patto che avvenga tramite gare.

Il secondo quesito, su cui il Pd è ancora per il “sì”, vuole cancellare la norma per cui parte della tariffa serve a remunerare il capitale investito (così che il privato ha interesse a entrare nella gestione). All’articolo 10, comma 2, lettera “e” del ddl a firma Bersani si spiegava, però, che la tariffa, stabilita dall’Autorità, deve tener conto «della qualità del servizio», «del costo delle opere» e «di gestione», ma anche «della remunerazione dell’attività industriale».

In Puglia, invece, più vicino a casa nostra accade che “Quella che con la ritrasformazione dell'Acquedotto Pugliese in ente pubblico la Regione darà l'acqua gratis, è una favola bugiarda, esattamente come quella raccontata da Vendola nel 2005 sulla sanità", come dichiarano gli esponenti del Pdl in Consiglio regionale. “E' previsto – continuano – che l'Ente, in caso di avanzo di amministrazione, debba destinare il 18% all'erogazione gratuita di acqua ad alcune fasce di popolazione in base al reddito. Per il momento le tariffe idriche della Puglia sono le più alte d'Europa e in alcuni quartieri di alcune città come Bari e Taranto, l'acqua non arriva proprio per intere settimane; un ente come l'Acquedotto Pugliese, tornato pubblico, non potrà mai avere avanzi di gestione in primo luogo perché tornerà a essere un carrozzone, poi perché sono talmente tanti gli investimenti che dovrà fare (senza l'apporto di privati) che o non farà neanche la manutenzione degli impianti”.

Intanto nel pomeriggio di oggi, l’Acquedotto Pugliese, con 37 voti favorevoli della maggioranza e 24 voti contrari dell’opposizione, torna pubblico; sarà guidato da un amministratore unico che sarà nominato dal presidente delle Giunta regionale entro un mese, tra candidati in possesso di comprovate esperienze e competenze professionali o in possesso di rilevante esperienza nel settore dell’organizzazione e gestione delle risorse idriche. La legge prevede anche un Consiglio di sorveglianza con poteri di controllo, composto da rappresentanze delle associazioni ambientaliste, dei consumatori, dei sindacati e dei comuni.

L’AQP sarà sottoposto alla vigilanza della Regione Puglia (che detiene il 78% delle quote della SPA attuale), nonché a quella della Corte dei Conti.