INQUINAMENTO, CASAMASSIMA PECORA NERA

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Legambiente ha sentenziato anche quest’anno sullo stato di salute del mare e delle coste in tutta Italia e il dato emerso in Puglia non è molto confortante, numerose le criticità: 9 esattamente. Forse un numero elevato pur se si tratta di una regione con 800 chilometri di costa.

Al primo posto dei siti pugliesi più inquinati ci sono le acque del lungomare di Trani, in particolare quelle dove si riversa lo scarico fognario nelle vicinanze della Villa Comunale: “Il campione – si legge nel rapporto – riporta valori di inquinamento microbiologico talmente alti da risultare non quantificabili”.

A Bari invece, anche qui secondo le previsioni, l’unica area inquinata risulta Pane e Pomodoro, la spiaggia dei Baresi, che, nonostante tutto, ogni domenica continuano a popolarla e a sguazzare tra le onde del mare dove si riversa uno scarico fognario.

A pari merito le province di Foggia e Taranto (la foce del torrente Carapelle e Torre Mozza nel primo caso, il Canale dei Cupi o Ostone e la foce del fiume Patemisco nel secondo), mentre Lecce è medaglia d’oro: nessuna criticità.

Dall’indagine, condotta in collaborazione con il Consorzio Obbligatorio degli oli Usati, Corepla, Consorzio Ecogas e Novamont, emerge una situazione definita: le zone inquinate coincidono nella maggior parte dei casi con le foci di fiumi, torrenti e canali dove vengono sversati i reflui fognari non depurati dei Comuni dell’entroterra: a 35 anni di distanza dalla legge Merli per la tutela delle acque dall’inquinamento si apprende che 1 italiano su 3 non è servito da un depuratore: per questo l’Italia rischia la procedura di infrazione da parte della Commissione Europea.

Proprio in queste settimane scadono i 60 giorni di tempo per adeguarsi alla direttiva, risalente addirittura al 1991 e il cui termine ultimo di adeguamento è scaduto nel 2005, e “se non verrà rispettata – spiega il responsabile scientifico di Legambiente, Stefano Ciafani – la sanzione è certa”. Sono 12 i Comuni pugliesi inadempienti: di questi solo uno è nel Barese, Casamassima.

E, sempre per tutelare al meglio l’ambiente, anche quest’anno viene riproposta la storica campagna di Legambiente per la raccolta degli oli usati, per la prima volta in collaborazione con l’omonimo Consorzio obbligatorio, che solo l’anno scorso ha recuperato 3.273 tonnellate di oli lubrificanti usati nella sola provincia di Bari.

Intanto l'associazione Celiblù ha presentato al sindaco una proposta per la raccolta degli olii vegetali esausti (e che alleghiamo di seguito).

 

cieliblu_lettera al sindaco