L’UNITRE VA IN VACANZA

saggio unitre (7)

Commedia e canto. Seguitissimo l’ultimo appuntamento organizzato dall’Università delle Tre Età di Casamassima che saluta in bellezza l’anno accademico 2018/2019

Con il consueto spettacolo di fine anno accademico, giovedì 30 maggio l’Università delle Tre Età di Casamassima ha festeggiato la chiusura delle attività didattiche del suo quattordicesimo anno di vita.

L’Università delle Tre Età ha affrontato il tema dell’emancipazione femminile nella società, proponendo al pubblico della Sala Imperial, che puntualmente ospita gli amici dell’Unitre in occasione del loro saggio, una serata suddivisa in due momenti. Il monologo della vice presidente, la professoressa Antonella Lingria, ha introdotto la commedia “Fìgghia mè, iì tégghia accasà”, scritta da Candido Daresta, e tratta dal libro intitolato “Bozzetti di vita paesana”, di cui è l’autore lo stesso Candido.

Nella Casamassima degli anni 50-60, il banditore diffonde la notizia che la fontana del paese non porterà l’acqua per due giorni. Le donne, dopo aver spettegolato, litigano a chi tocca attingere dalla fontana, prima che l’acqua venga a mancare. Maria ha premura di far accasare la figlia, ma la ragazza non vuole saperne di sposarsi perché desidera prendere i voti, e diventare suora. Maria incontra proprio alla fontana colei che va combinando i matrimoni. Dopo qualche giorno, l’ambasciatara si reca a casa di Maria per dirle che ha trovato chi fa al caso di sua figlia, un certo Don Ciccio. L’uomo usa un paio di occhiali scuri per nascondere gli occhi strabici, ha la gobba e una gamba di legno, però a Maria poco interessa poiché l’ambasciatara le dice che Don Ciccio è molto ricco, e possiede i terreni. Nel frattempo, Maria parla con il marito, che confida la volontà della ragazza di farsi suora alla madre. La madre consiglia al figlio di consultare una maga. Ed è qui che si consumano le situazioni più esilaranti. Una coppia di coniugi, l’uno all’insaputa dell’altra, domandano alla fattucchiera come possono avere un bambino, dando reciprocamente la colpa del mancato concepimento alla sterilità del proprio partner. Al tramonto, si presenta a casa di Maria un tale con occhiali e bastone. La signora cade in equivoco credendolo Don Ciccio, per poi scoprire che si tratta invece di un ex combattente ferito, divenuto ora il messo notificatore del Comune, che è andato da lei per riscuotere le tasse. Giunto da Maria il vero Don Ciccio, Maria finge un malore davanti alla figlia, che si convince a scappare insieme a Don Ciccio presso la masseria di cui l’uomo è proprietario. Una maschera, comparsa sul palcoscenico anche all’inizio della commedia, chiude il copione lanciando il messaggio che bisogna imparare a guardare oltre le diversità.

“Avevo in mente il canovaccio - racconta Candido Daresta - regista e direttore artistico dell’opera teatrale “Fìgghia mè, iì tégghia accasà”, nonché maestro del corso di recitazione che si tiene all’Unitre. Ho interpretato le parti di fronte ai corsisti - continua Daresta - ed essi mi imitavano. In seguito ho studiato il physique du rôle, il carattere di ognuno, vestendo i personaggi sulla persona”.

La commedia costituisce un esperimento del cosiddetto teatro di improvvisazione, dove gli attori hanno recitato per lo più a braccio, e superato in maniera brillante e disinvolta la prova dell’interazione con la platea, che ha risposto alle battute a suon di risate fragorose. Nella commedia “Fìgghia mè, iì tégghia accasà”, si sono esibiti Cristina Valenzano, Maria Bellomo, Tonia Orlando, Graziano Ruggero, Giuseppe Berardo Mazzone, Leonardo Borrelli, Vitantonio Pastore, Maria Giovanna Nitti, Angela De Bari, Franco Russo. Candido Daresta è stato coadiuvato alla regia da Mina Cuccovillo e Lillo Gargano. “Ho voluto mettere in risalto le tradizioni del territorio - conclude Candido Daresta - e immortalare la lingua del cuore: il dialetto”. La lingua ha rappresentato il trait d’union fra il primo e il secondo tempo della manifestazione. Infatti, una volta calato il sipario sulle scenette di vita paesana, la professoressa Elena Maria Valentino ha condotto una kermesse d’amour dal Medioevo al Romanticismo, citando versi ispirati a Dante, Guinizzelli, Poliziano, Lorenzo Il Magnifico, Foscolo e Leopardi. Le rime anticipavano i brani eseguiti dal coro dell’Università delle Tre Età, il quale oggi viene diretto dal Maestro Annalisa Peschetola, ma che è nato grazie al prezioso contributo di Ermelinda Del Monaco, che vediamo in prima fila pronta a ‘bacchettare’ i suoi cantori e ad intonar canzoni. Sulle note della letteratura, il coro ha compiuto un repertorio che spaziava dalla musica classica alla lirica ai pezzi più struggenti del pop italiano. Il coro ha accompagnato il pianista Antonio Rizzi e i solisti Bartolo Pastore e Rossana Fortunato, allievi del Maestro Peschetola.

Che l’Università delle Tre Età si batte da sempre a favore del dialogo tra generazioni, lo ha sottolineato pure l’assessore alla cultura del Comune di Casamassima, l’architetto Azzurra Acciani. “L’Unitre - ha detto l’assessore al termine del varietà - riesce sempre a stupirmi. Siete straordinari! Quando qualcuno pensa all’Università delle Tre Età, o in generale all’Università della Terza Età, associa l’idea a persone anziane. Nessuno, però, riesce ad immaginare minimamente di cosa sono capaci queste risorse. Sono stupefatta, in quanto stasera sembrava di assistere ad una performance di attori professionisti. L’Università delle Tre Età di Casamassima potrà contare sul sostegno della sottoscritta e dell’Amministrazione in toto. Vi ringrazio per gli spunti di riflessione. E’ emblematico aver aperto lo spettacolo facendo soffermare la nostra attenzione sulla figura della donna, che voi più saggi abbiate parlato della condizione delle giovani donne, infine il fatto che il vostro coro sia diretto da una giovane. E’ bello che gli anziani si affidino ai giovani. Siete poetici”.

Stefano Capozzo e Alessandro Iacovelli hanno curato l’audio. Il presidente, il professor Giuseppe Emilio Carelli, che abbiamo appreso essere stato nuovamente premiato al concorso nazionale “Nicola Martucci” della città di Valenzano, ha congedato gli spettatori con quello che è ormai lo slogan: Vieni all’Unitre, e porta un amico con te!

Francesca Valentino

Foto di Nicola Pastore
(AMO CASAMASSIMA)

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