SEL-IDV-PRC PRESENTANO GIANCARLO D'ADDABBO

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La coalizione formata da Sinistra Ecologia Libertà, Italia dei Valori e Rifondazione Comunista propone come candidato sindaco il professor Giovanni Carlo D’Addabbo.

Alla presentazione ufficiale, mercoledì, erano presenti Annalisa Pannarale, coordinatrice regionale SEL, Sebastiano De Feudis, coordinatore regionale IDV e Sabino De Razza, segretario provinciale della Federazione di Sinistra.

“E’ stato un percorso difficile e lungo, finalizzato a capire se per le forze di sinistra era possibile uno stare insieme democratico e unito.” spiega il professore “Non è stato possibile e io ho accettato questa candidatura anche nello spirito unitario di tre forze insieme per la sinistra. Era auspicabile che tali forze fossero cinque: il Movimento 5 Stelle difficilmente potrebbe raggiungere risultati positivi (se non altro per una questione puramente numerica) ed è un peccato che quella parte che vedo ancora viva, trasparente e pulita nel PD non abbia potuto prendere la decisione giusta dello stare insieme. Noi abbiamo già raggiunto un obiettivo, quello di mettere insieme delle forze di sinistra e dare uno spazio alla democrazia, dare ai cittadini la possibilità di scegliere per realizzare il sogno di una crescita senza squilibri, nel rispetto di tutti”.

Ad esporre i programmi si sono avvicendati i segretari delle sezioni locali dei partiti coinvolti.

Nica Lilli, segretaria SEL, parla di integrazione multietnica e pacifica convivenza, uno scambio fra culture che tragga vantaggio dalle differenze e porti all’integrazione sociale diffusa: supportare, garantire e organizzare momenti di integrazione è compito dell’amministrazione comunale e il supporto non deve essere solo economico, ma vera integrazione di culture ed esperienze, che non possono portarci altro che arricchimento. Altro punto è l’associazionismo: a Casamassima il numero di associazioni senza scopo di lucro è più che adeguato rispetto alla divisione demografica del territorio e questo spesso rischia di disperderne le energie e rendere difficile l’operato dell’amministrazione nel coinvolgimento di tali associazioni. In Italia l’associazionismo sembra essere diventata una possibilità per procurarsi un reddito e naturalmente questo porta alla perdita di valore, non solo dell’associazionismo in sé, ma anche delle competenze e delle professionalità di chi vi deve far ricorso. Altro punto, arte, conoscenza e cultura: restituire spazio all’arte in ogni sua accezione attraverso la creazione di occasione e spazi fisici di incontro. Una priorità è la presenza di una scuola superiore che funga da motore culturale, attivando collaborazioni con le scuole già avviate e più frequentate dai ragazzi casamassimesi. Inoltre, con finanziamenti regionali e comunitari è previsto il recupero del complesso di Santa Chiara allo scopo di crearvi un Centro euromediterraneo di alta formazione che divenga una accademia internazionale di riferimento per il bacino mediterraneo.

Giovanni Busco, segretario IDV, parla di sanità e della tanto auspicata Casa della Salute, risposta alla chiusura degli ospedali. I cittadini vi troveranno gli ambulatori dei medici di famiglia, gli specialisti, macchine per analisi, radiografie e elettrocardiogrammi, il punto di primo soccorso, la guardia medica, qualche posto letto in caso di dimissioni precoci da ospedali o per cittadini con patologie croniche rifiutati dagli ospedali, possibilità di seguire fisioterapia e riabilitazione, il tutto per diminuire la pressione sugli ospedali. A tutt’oggi il progetto non è ancora attivo e la situazione all’ex Miulli non è delle migliori: macchinari obsoleti, massimo 45 prelievi al giorno, specialisti con incarichi a tre o sei mesi che non possono garantire continuità ai pazienti.

Vito Mangialardo segretario di Rifondazione Comunista, parla di economia: è necessario recuperare la vocazione agricola del territorio, volgendoci verso un’agricoltura di qualità che guardi al biologico e alla filiera corta e incentivi la trasformazione dei prodotti agroalimentari, sfruttando le opportunità già disponibili e creandone di nuove. Compito dell’amministrazione sarà favorire, supportare e incentivare l’avvio o la riconversione di attività produttive a forte sostenibilità sociale ed ecologica e potenziare le locali attività artigianali, evitando che troppe difficoltà spingano gli imprenditori ad allontanarsi dai confini comunali. Riguardo l’edilizia è fuor di dubbio che l’espansione della città ha superato le esigenze abitative degli attuali residenti: si mira a scoraggiare la realizzazione di nuovi immobili, a parte quelli commissionati direttamente dai futuri abitanti, e incentivare il recupero sostenibile dei numerosi immobili d’epoca presenti sul territorio. Lavoro e reddito: la scelta di fondo dell’amministrazione sarà garantire la stabilità del lavoro ovunque sia possibile intervenire in tal senso, riducendo il ricorso al precariato e l’affidamento esterno di lavori e servizi. Sarà disincentivato il lavoro nero e il doppio lavoro, ma aumentata la possibilità del part time per chi dovesse farne richiesta. La difesa dei salari si concretizzerà attraverso la fornitura di maggiori servizi alle fasce più esposte, o meglio con la riduzione del bisogno degli stessi servizi, mentre la garanzia dell’assistenza agli anziani potrà agganciarsi a specifiche politiche occupazionali. Vivibilità del territorio urbano: nel contesto del miglioramento della qualità della vita è centrale il tema della mobilità, nell’ambito urbano, nell’ambito rurale e nel collegamento con gli altri comuni, per cui vanno creati e incentivati i servizi di trasporti pubblici, pedovie e piste ciclabili. Va anche regolamentato il rapporto fra cittadini e animali, che porti a una soluzione del problema randagismo e al potenziamento del servizio veterinario comunale. Legata a questo punto è anche la crescita del senso civico dei cittadini, che devono imparare a vedere il bene comune come bene di tutti e non più come bene di nessuno.

Un programma che non è un elenco di cose da fare, ma di modi di ripensare la società. Se il federalismo rischia di ingabbiare le realtà municipali in maglie troppo strette, la soluzione potrebbe stare in un nuovo modo di concepire la politica.