"ECCO COS’È IL REDDITO DI CITTADINANZA"

Il consigliere comunale Cinque stelle, Giuseppe Patrono

Il M5S casamassimese: "No alle strumentalizzazioni"

Non ci stanno. I consiglieri comunali del Movimento cinque stelle, Antonello Caravella e Giuseppe Patrono, non vogliono sentir parlare di misura fallimentare. Né tantomeno, pur accettando il costruttivo e proficuo confronto – come sottolineano loro stessi – accettano lezioni sull’argomento, a loro dire assolutamente strumentali.

“L’intervento – osservano proprio Caravella e Patrono - è volto a chiarire i principali aspetti del Reddito di Cittadinanza (RdC), con particolare attenzione riguardo ai requisiti, alle condizioni e alla durata della fruizione.

Il D. L 28 gennaio 2019 n. 4“ Disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni”, istitutivo del RdC, all’articolo 1, definisce questo nuovo istituto quale “misura fondamentale di politica attiva del lavoro, a garanzia del diritto al lavoro, di contrasto alla povertà….diretta a favorire il diritto all’informazione, all’istruzione, alla formazione e alla cultura….”. La misura, lungi dal poter essere considerata, come aprioristicamente è stato fatto, una forma di assistenza a carico dello Stato, è associata, invece, ad un ben preciso percorso di reinserimento lavorativo e sociale, di cui i beneficiari sono protagonisti in quanto obbligati, salvo poche eccezioni, a sottoscrivere un Patto per il lavoro o un Patto per l'inclusione sociale.

 

COME VIENE DETERMINATO IL REDDITO DI CITTADINANZA

Il beneficio economico si compone di due parti:

- una integra il reddito familiare fino alla soglia di 6.000 euro moltiplicati per la scala di equivalenza (7.560 euro per la Pensione di cittadinanza),

- l’altra, destinata solo a chi è in affitto, incrementa il beneficio di un ammontare annuo pari al canone di locazione fino ad un massimo di 3.360 euro (1.800 euro per la Pensione di cittadinanza).

È prevista anche una integrazione per famiglie proprietarie della casa di abitazione, laddove sia stato acceso un mutuo: in questo caso l’integrazione, pari al massimo alla rata del mutuo, non può superare 1.800 euro. L’importo complessivo, sommate le due componenti, non può comunque superare i 9.360 euro annui (780 euro mensili), moltiplicati per la scala di equivalenza.

Il versamento del beneficio decorre dal mese successivo alla richiesta e viene erogato per un periodo continuativo massimo di 18 mesi. Potrà essere rinnovato, previa sospensione di un mese, prima di ciascun rinnovo. La sospensione non è prevista nel caso della Pensione di cittadinanza.

Al momento della presentazione della domanda e per tutta la durata dell’erogazione del beneficio, devono sussistere, cumulativamente, i seguenti requisiti.


Requisiti di cittadinanza, residenza e soggiorno

Il richiedente deve essere cittadino maggiorenne italiano o dell’Unione Europea, oppure, suo familiare che sia titolare del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente o cittadino di Paesi terzi in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo. È, inoltre, necessario essere residente in Italia per almeno 10 anni, di cui gli ultimi due in modo continuativo.


Requisiti economici

Il nucleo familiare deve essere in possesso di:

Per accedere alla misura è inoltre necessario che nessun componente del nucleo familiare possieda:

Il Reddito di cittadinanza è compatibile con il godimento della NASpI (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego) e di altro strumento di sostegno al reddito per la disoccupazione involontaria. L’assegno non verrà invece erogato ai nuclei familiari che hanno fra i loro componenti soggetti disoccupati a seguito di dimissioni volontarie nei dodici mesi successivi alla data delle dimissioni, fatte salve le dimissioni per giusta causa.

 

PATTO PER IL LAVORO E PATTO PER L’INCLUSIONE SOCIALE

Per ricevere il Reddito di cittadinanza è necessario rispettare alcune “condizionalità” che riguardano l’immediata disponibilità al lavoro, l’adesione ad un percorso personalizzato di accompagnamento all’inserimento lavorativo e all’inclusione sociale che può prevedere attività di servizio alla comunità, per la riqualificazione professionale o il completamento degli studi nonché altri impegni finalizzati all’inserimento nel mercato del lavoro e all’inclusione sociale. Al rispetto di queste condizioni sono tenuti i componenti del nucleo familiare maggiorenni, non occupati e che non frequentano un regolare corso di studi o di formazione. Sono esclusi invece i beneficiari della Pensione di cittadinanza, i beneficiari del Reddito di cittadinanza pensionati o comunque di età pari o superiore a 65 anni, nonché i componenti con disabilità (fatti salvi gli obblighi legati al collocamento mirato). Possono essere esonerati anche i componenti con carichi di cura legati alla presenza di soggetti minori di tre anni di età o di componenti del nucleo familiare con disabilità grave o non autosufficienti.

Entro 30 giorni dal riconoscimento del Reddito di cittadinanza, il beneficiario è convocato dai Centri per l’Impiego per stipulare il Patto per il lavoro, se nella famiglia almeno uno tra i componenti soggetti alle “condizionalità” sia in possesso di almeno uno tra questi requisiti:


Patto per il lavoro

Una volta avvenuta la convocazione, il beneficiario deve collaborare con l’operatore addetto alla redazione del bilancio delle competenze e rispettare gli impegni previsti nel Patto per il lavoro, tra i quali rientra quello di accettare almeno una di tre offerte di lavoro congrue (una in caso di rinnovo).

La congruità dell’offerta di lavoro viene definita sulla base di tre principi (art. 25 del decreto legislativo 150/2015):

Con riferimento alla durata di fruizione del Reddito di cittadinanza ed al numero di offerte rifiutate, il DL n. 4/2019 stabilisce che

Se nel nucleo familiare sono presenti persone con disabilità, la distanza non può eccedere i 250 chilometri dalla residenza del beneficiario sia per la terza offerta di lavoro che nel caso di rinnovo del beneficio.

Fino al 31 dicembre 2021, chi ha stipulato il Patto per il lavoro con il Centro per l’Impiego o ha ottenuto le credenziali di accesso per la piattaforma tecnologica, ottiene l’assegno di ricollocazione da spendere presso i Centri per l’impiego o presso i soggetti accreditati, potendo così ottenere un servizio di assistenza intensiva nella ricerca del lavoro.


Patto per l’inclusione sociale

Nel caso in cui il bisogno sia complesso, i servizi dei Comuni competenti per il contrasto alla povertà procedono ad una valutazione multidimensionale del nucleo familiare al fine di avviare il percorso di attivazione sociale e lavorativa coinvolgendo, oltre ai servizi per l’impiego, altri enti territoriali competenti. La valutazione multidimensionale è composta da un’analisi preliminare e da un quadro di analisi approfondito che mettono in luce bisogni e punti di forza della famiglia al fine di condividere con la famiglia gli interventi e gli impegni necessari a garantire il percorso di fuoriuscita dalla povertà che verranno sottoscritti con il Patto per l’inclusione sociale.


PERDITA DEL DIRITTO

Vi sono determinate circostanze in cui il Reddito di cittadinanza può essere perso o ridotto.

Si prevede la decadenza dal Reddito di cittadinanza quando uno dei componenti il nucleo familiare:

Chiunque presenti dichiarazioni o documenti falsi o attestanti cose non vere oppure ometta informazioni dovute è punito con la reclusione da due a sei anni. È prevista, invece, la reclusione da uno a tre anni nei casi in cui si ometta la comunicazione all’ente erogatore delle variazioni di reddito o patrimonio, nonché di altre informazioni dovute e rilevanti ai fini della revoca o della riduzione del beneficio. In entrambi i casi, è prevista la decadenza dal beneficio con efficacia retroattiva e la restituzione di quanto indebitamente percepito. Se l’interruzione della fruizione del Reddito di cittadinanza avviene per ragioni diverse dall’applicazione di sanzioni, il beneficio può essere richiesto nuovamente per una durata complessiva non superiore al periodo residuo non goduto. Nel caso l’interruzione sia motivata dal maggior reddito derivato da una modificata condizione occupazionale e sia decorso almeno un anno nella nuova condizione, l’eventuale successiva richiesta del beneficio equivale a una prima richiesta.

Per quel che concerne le imprese sono previste “misure per incentivare l’imprenditorialità“: se si decide di avviare un’impresa entro il primo anno di ricezione del sussidio, si avrà diritto a 6 mensilità in più degli altri. Inoltre, le aziende che assumeranno un iscritto al programma riceveranno la differenza tra le 18 mensilità totali e quelle già riscosse dal neo assunto. Sono anche previsti

-Laboratori per la creazione di nuove imprese nei centri per l’impiego
-Concessione di beni demaniali per le start up innovative
-Concessione delle terre demaniali abbandonate per progetti di recupero agricolo

 

Il RdC, insomma – concludono - checché ne dicano i detrattori, non è un sostegno posto a carico dello Stato volto a coloro che intendono prendere soldi senza fare nulla ma, al contrario, mira principalmente ad aiutare chi vive sotto la soglia di povertà a trovare un lavoro e, in ogni caso, al reinserimento sociale dei soggetti che vivono in condizioni particolari di criticità.

Come abbiamo visto dunque, in primo luogo, la concessione della misura è subordinata alla sussistenza di requisiti benprecisi; in secondo luogo, le condizioni che devono perdurare ai fini della erogazione della misura stessa, nonché l’impianto sanzionatorio previsto in caso di false dichiarazioni e di inadempienze da parte dei beneficiari (ivi compreso anche l’obbligo alla restituzione di quanto indebitamente percepito) sono fortemente disincentivanti per chi, di questa grande conquista civile, volesse farne un uso distorto”.