GIANCARLO D’ADDABBO: UN PROGRAMMA FATTO DI IDEE

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Il candidato sindaco per Sel-Idv-Prc, Giancarlo D’Addabbo, ha risposto alle nostre domande.

Casamassima viene fuori da un ventennio di gestione di sinistra che ha portato il paese dove lo vediamo oggi. Perché i casamassimesi dovrebbero continuare a votare a sinistra?

Falso. In questo ventennio di sinistra c’è stata anche l’amministrazione del professor Carelli che ha ottenuto una vittoria schiacciante, ma ha visto l’amministrazione cessare la sua attività dopo poco più di un anno; inoltre l’ultima amministrazione non era completamente di sinistra: il presidente del consiglio era il candidato sindaco di destra ed è stata una differenza importante all’interno della possibilità di gestione della cosa pubblica. Un’amministrazione di sinistra in cui è preponderante la forza della destra non è una vera amministrazione di sinistra. Non è neanche vero che Casamassima è ridotta in un certo modo: Casamassima ha avuto un attacco al piano regolatore generale da parte di forze preponderanti nell’imprenditoria e nell’economia, che la sinistra non è riuscita a bloccare, perché in certe frange del centro sinistra esistono personaggi che di sinistra hanno solo i simboli, ma non le ideologie.

La sinistra si presenta divisa in due tronconi, mentre la destra seppur faticosamente, è riuscita ad unificarsi. Da buon matematico, pensa che i numeri siano dalla vostra parte?

Anche qui ho i miei dubbi, perché la matematica non è così semplice. Abbiamo una formazione appoggiata da sei liste e possiamo dire che è di destra, ma al suo interno ci sono anche partiti come PSI o UDC, che di sinistra non sono, ma non dovrebbero neanche essere coalizzati con loro. È un elemento positivo avere al proprio interno frange diverse di gruppi diversi con intendimenti diversi, data l’esperienza dell’amministrazione Carelli? Se anche i numeri come somma danno un certo valore, non è detto che quel valore poi si trasformi in credibilità. Abbiamo visto nell’ultima battaglia elettorale che il candidato sindaco ha preso molti meno voti di quelli presi dalla somma dei suoi candidati, e questo è un elemento da considerare; inoltre c’è anche una parte della destra che fa riferimento a Vito Rodi. La sinistra non è riuscita a trovare unità perché, come ho detto prima, all’interno del PD esistono gruppi che di sinistra non hanno che un’etichetta. Sicuramente nel PD ci sono personalità valide con cui bisogna lavorare, ma in questo momento è più importante per la popolazione la possibilità di scegliere davvero la persona a cui fare riferimento, piuttosto che un insieme di persone che poi non esprimono alcuna idea.

C’è qualche priorità particolare nel vostro programma elettorale?

In un recente seminario organizzato da SEL quando ancora non pensavo di entrare in queste elezioni, posi una domanda: è possibile fare un programma di gestione della cosa pubblica sapendo che stiamo per avere delle leggi come il federalismo municipale, per le quali dovremo far nascere una nostra politica? Oggi non abbiamo la possibilità di programmare i futuri cinque anni perché non saranno gestibili come nel passato. La diminuzione del numero dei consiglieri da venti a sedici cambierà anche il modo di lavorare all’interno del consiglio comunale: saranno tutti necessariamente nelle commissioni, tutti dovranno lavorare più di prima, ma con quali risorse? Ecco, tutto questo è un gioco da scoprire. Le regole che il governo sta imponendo, il monitoraggio dei flussi finanziari, non sono di poco conto: andranno a influire in maniera notevole su quello che è lo sviluppo dell’ente locale. Per tutti questi motivi il programma deve essere flessibile, deve tener conto di quelle che sono le disponibilità che giorno per giorno cambieranno. Noi dobbiamo avere delle idee su ambiente, trasparenza, servizi, uno sguardo alle fasce più bisognose, e quella deve essere la nostra guida. Poi le decisioni sulle cose da fare le prenderemo volta per volta. Tanto per fare un esempio, non ha senso dire che faremo il PIP: negli ultimi vent’anni il PIP è stato un punto fisso, ma quando si arriva a metterci le mani ci sono diversi interessi che si scontrano. Che senso ha dire che faremo il PIP se non siamo neanche sicuri che saremo maggioranza vincente e se poi dovremo andare a confrontarci con persone che non sono della nostra stessa idea?