UN’INDUSTRIA CULTURALE PER CASAMASSIMA

palazzo monacelle

 

Quando Monacelle divenne il Centro per la produzione del sapere

Oltre che per mostre e conferenze (la sua vocazione primitiva era la Biblioteca comunale, passata a miglior vita) pare che lo splendido Palazzo Monacelle, finemente restaurato, non riesca a decollare con una “programmazione organizzata” (che in altri termini significa pianificazione, ragionamento sulle attività educative e di intrattenimento da strutturare e promuovere facendo attenzione a rilanciare il territorio) e ad avviare un circuito virtuoso di eventi “pensati” invece che spot.

Senz’altro un Assessorato alla Cultura dovrebbe tenere in considerazione anche l’evoluzione delle politiche regionali e provinciali e guardare costantemente ai fondi europei, oltre che prendere al volo l’iniziativa del governo sui fondi Fas (che altro non sono che un soccorso al Mezzogiorno). E magari tentare di usare tutte queste risorse per recuperare altre strutture e riportare nei giovani la voglia di abitare il territorio; creare circolarità d’intenti e stimolare l’aggregazione.

Notizia dei giorni scorsi è l’approdo del festival “Italia wave” in Puglia, nel Salento: una manifestazione che per oltre vent’anni si è svolta in Toscana. Al di là delle polemiche relative alle scelte finanziarie di questo governo regionale non si può certo smentire il successo di incoming che la Puglia ha visto in questi ultimi anni (si pensi solo che la Taranta – di Melpignano – produce affari per 17 milioni di euro). Il turismo è una vera e propria industria, un comparto economico niente affatto da sottovalutare, pure per questa cittadina che uno spaccato storico interessante e che – se in grado di valorizzarla – potrebbe scatenare un fattore attrattivo di investimenti. Il progresso di una comunità passa per il miglioramento architettonico, la bonifica di aree degradate, la sicurezza notturna (e non solo), una politica sociale di sostegno e sviluppo, ma per approdare a tutto ciò è necessario che “ogni” cittadino si senta in diritto di essere “informato e formato” su una politica di gestione della cosa pubblica. Facendola propria e custodendola. Non certo delegando sempre e solo agli amministratori (chi sono, se non la scelta consapevole degli elettori e quindi i rappresentanti di chi li vota?) la scelta strategica di posizionamento del proprio territorio.

E dunque Monacelle potrebbe assurgere a divenire luogo di incontro laboratoriale, dove si produce cultura e si investe per la cultura (che per inciso, non è “solo” un ammasso di libri antichi); un luogo che prende vita dai progetti e traduce in produttività le idee. Un processo antico quanto il mondo, ma poco tangibile per chi non ha una mente allenata e nel cuore il desiderio di far funzionare anche questo comparto.