Mercoledì 22 Maggio 2019
   
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“LA PERSONA PRIMA DI TUTTO”

gero grassi casamassima (2)

L’onorevole Gero Grassi a Casamassima svela nuovi segreti sull’affare Aldo Moro

Platea silenziosa e attenta quella che lo scorso sabato sera per 100 minuti di fila ha ascoltato la vivace e coinvolgente relazione dell’on. Gero Grassi, già componente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul Caso Moro, sul palco del Laboratorio Urbano ‘Officine Ufo’.

“Aldo Moro: martire laico” è il titolo di un progetto triennale di incontri, attuato dal Consiglio regionale della Puglia, d’intesa con l’ANCI Puglia, rivolto ai Comuni, alle Biblioteche ed Associazioni Culturali del territorio pugliese, al fine di mantenere viva la memoria e diffondere il pensiero del pugliese Aldo Moro: Costituente dal 1946 al 1948, Deputato dal 1948 al 1978, Ministro della Giustizia, della Pubblica Istruzione, degli Esteri e Presidente del Consiglio, vittima del terrorismo.

Grassi, ponendosi come obiettivo la riattualizzazione del pensiero di Aldo Moro, ha raccontato noti e nuovi episodi della vicenda umana, professionale, politica e drammatica dello statista pugliese a partire dal 3 novembre 1941, quando Moro tiene la prima lezione universitaria a Bari durante la quale, in piena guerra e regime fascista, dice la celebre frase “La persona prima di tutto” anticipando tutto il suo pensiero e obiettivi che avrebbero caratterizzato la sua attività politica, fino ai risultati della Commissione d’inchiesta Moro-2, tracciando un quadro più chiaro dell’intera storia d’Italia.

Il Comune di Casamassima, e in particolare il Sindaco Giuseppe Nitti, ha richiesto sin da subito l’incontro appoggiando pienamente il progetto dell’Anci e organizzando la serata per riflettere su quanto accadde quarant'anni fa per le strade di Roma e sulle conseguenze dell'attentato terroristico, che il nostro Paese ha subìto.

La commissione d'inchiesta sull'eccidio di via Fani, sul rapimento e la morte di Aldo Moro, di cui Gero Grassi, deputato pugliese originario di Terlizzi e giornalista, è componente e promotore, ha scavato a fondo nelle circa 6milioni di pagine facendo un lavoro titanico e redigendo una relazione finale approvata all'unanimità. Spulciando negli archivi, nei documenti finalmente desegretati e raccogliendo centinaia di testimonianze, a Grassi viene il desiderio di parlare a tutti gli italiani di quanto scoperto, per questo dal 2014 ogni anno tiene circa duecento incontri in tutta la nazione.

Grassi ha raccontato di Moro studente modello, laureatosi in soli 3 anni battendo ogni record con tutti 30 e 30 e lode, in una Puglia che era in condizioni devastanti con il 40% di analfabetismo. Ha parlato di Moro statista, promotore di alcuni principi basilari della nostra Costituzione e dello stato etico basato su diritto e morale. Ha narrato di Moro professore, Ministro dell’Istruzione e promotore di obbligatorietà scolastica e cultura, da quando sosteneva che la scuola dovesse basarsi sui meriti e non sul reddito fino all’istituzione del programma RAI “Non è mai troppo tardi” che porta la scuola nelle case degli italiani che nel 1957 “morivano dalla voglia di migliorarsi”. Si calcola che 3milioni e mezzo di connazionali prendono la licenza elementare grazie al programma televisivo che insegnava a leggere e scrivere.

Giunge agli anni ’60, gli anni del boom economico basato primariamente sulla volontà degli italiani di rinascere, agli anni ’70 con l’inizio delle instabilità e contese politiche e per arrivare al 1978 parla di Brigate Rosse, P2, KGB, Cia, la mafia e il Sismi. Il racconto si fa via via più avvincente e sempre più ricco di particolari spiegati con chiarezza e padronanza dell’argomento. E poi ecco il rapimento di Aldo Moro nella data del 16 marzo 1978, giorno a partire dal quale in Italia non vigono più certezze tra versioni raccontate dagli esponenti della Brigate Rosse assolutamente non corrispondenti alle ricostruzioni della morte del Presidente della DC e tra verità processuale manipolata da Francesco Cossiga assieme a segretisti per raccontare esclusivamente il dicibile. L’onorevole ricostruisce tutti gli aspetti di quella mattina e di tutto il rapimento fino al ritrovamento del cadavere nella Renault 4 il 9 maggio del 1978, menzionando protagonisti e comparse, ma soprattutto le incoerenze, chiedendosi perché gli investigatori e la magistratura abbiano avuto fretta di chiudere e perché i giornalisti pagati milioni dalla Rai non ne parlino ancora oggi.

“Aldo Moro non è morto – conclude l’onorevole Grassi – è stato ucciso. Ma rivive nella coscienza, nell’intelligenza e nei cuori degli italiani, che dalla vicenda Moro non vogliono guardare al passato, ma a un futuro di speranza e di pace.”

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