Martedì 23 Luglio 2019
   
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RIVIVERE ATMOSFERE ANTICHE

Unitre 2

Luisa Franco Maiellaro in conferenza alla Unitre

Nei giorni di lunedì 1 e 8 aprile si sono svolti due piacevoli incontri con Luisa Franco Maiellaro, socia storica ed ex docente dell’Unitre di Casamassima, che ha vivacizzato e intrattenuto un folto gruppo di partecipanti nell’incontro-conferenza, suddiviso in due parti, sul tema “Rivivere atmosfere antiche”.

L’autrice e relatrice ha attinto a piene mani dai suoi libri “Con gli occhi di una bambina” (edito da G.ppe Laterza - Bari 2016) e “Gli ultimi artigiani di Casamassima” (edito da G.ppe Laterza - Bari 2018).

Unitre 1

Gli interventi e le escursioni storico-letterarie della brava ed inesauribile relatrice hanno indotto nei presenti stati d’animo passanti dalla gioia alla malinconia, dalla serenità alla tristezza, dalla quotidiana realtà alla nostalgia, dai ricordi d’infanzia e dell’adolescenza a quelli della maturità e senilità. Non è possibile riprodurre tutto il contenuto dei due incontri, ma riportiamo volentieri una sintesi di argomenti, episodi e aneddoti trattati con passione e sentimento, pervenutaci direttamente dall’autrice e trascritta qui di seguito.

«‘Sulla carrozzella’, ‘Un sassolino nella scarpa’, ‘Voglio vivere così’, tre canzoni in voga negli anni ‘30, eseguite dal virtuoso fisarmonicista barese Pino Di Modugno, questo è il mio invito a chiudere i sensi, andare indietro nel tempo ed immaginare un paese silenzioso, quasi deserto, in cui i rintocchi dell'orologio della piazza regolano la vita quotidiana degli abitanti.

Ecco, all'alba ricomincia la vita dopo una notte ristoratrice con il tramestìo delle ruote dei traini, i passi cadenzati dei muli, il trillo di qualche bicicletta, i richiami dei contadini che si recano in campagna a zappare, a potare i rami degli ulivi, dei mandorli delle viti o a raccogliere legna.

Nel silenzio sereno del mattino ecco la voce du Bànne, Giacheme u tegnùse (Giacomo Cristantielli), che gira per le strade del paese per comunicare alla cittadinanza importanti disposizioni del podestà e avvisi sulla merce in vendita al mercato. I suoni argentini dei martelli de Mìsche, (Saverio Santolla) o de mèste Matté, (Matteo Radogna) i maniscalchi, intenti a ferrare gli zoccoli dei muli. Lo strisciare delle pialle dei maestri d'ascia mèste Cacchìelle, (Saverio Sidella), Trifone Leone, detto la Cordolétte e mèste Mendìdde. I leggeri colpi di scalpello di Sciabbècche (Paolo Saracino) il maestro intento a scolpire i capitelli della chiesa madre “Santa Croce”. E il paese si anima di ambulanti che circolano con la loro merce per le viuzze antiche.

“U piàtte rutte” grida mèste Caitàne (il conciabrocche). “Zóche e zechelìdde” vende Colìne u mèste all'andréte (Nicola Lasalandra).” Uagnédde stagnàte re caldàre év’arrevàte Andónie u stagnarìedde (Antonio Ceo). “Canìstre spórte e spertédde” grida Vetùcce u panaràle (Vito Montrone,). “Accattàte sìegge e seggetédde” canta Tonine u seggiàre con la sua voce tenorile.

I loro richiami giungono fino ai contadini che lavoravano nei campi. Allora non c'era l'inquinamento acustico... Ma il lavoro silenzioso di alcuni artigiani si svolge nella tranquillità della loro bottega come quello di Colìne cape de pùlpe valente calzolaio, di Gaspàrre u varvìere (Gaspare Montalbò) o fuori, seduti davanti all'uscio, come u chesetóre Ciccìelle detto Nìnne de zzùcchere (Francesco De Sario) o il calzolaio Rócche u mèste pandàne.

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La memoria recupera il passato e, attraverso i suoni e i rumori, ritornano le emozioni e si rivivono, appunto, atmosfere antiche. Allora il tempo aveva labili confini. Le ore, i giorni, le settimane e i mesi parevano interminabili e il termine “stress” sconosciuto. Questa atmosfera idilliaca fu interrotta dalla Seconda Guerra Mondiale (1940-45). Il nostro paese, nel 1943, fu protagonista di tragici avvenimenti storici e le truppe anglo-americane, dirette a Bari e costituite da soldati, di varie nazioni ed etnie, si attendarono nei campi circostanti e la scuola elementare “G. Marconi” fu trasformata in ospedale per curare i soldati feriti provenienti da Montecassino.

In quel periodo drammatico emerse la figura di un bravissimo medico chirurgo polacco Macs Tanzer. Una mattina del marzo del 1944 ci svegliammo sconvolti, sotto una coltre spessa e grigia che non lasciava trapelare il sole: era la cenere del Vesuvio in eruzione che giunse fino a noi ignari dell'avvenimento.

Con le truppe anglo-americane arrivarono i film e le colonne sonore e tutti fummo contagiati dalle musiche di Glenn Miller, di Cole Porter, dal bughi bughi e dalla moda degli attori inglesi e americani. Qui da noi c'erano due sale cinematografiche e per reclamizzare i film della serata fu ingaggiato il banditore Carmenìedde il quale leggeva a modo suo i nomi degli attori inglesi suscitando risate e buon umore mentre si combatteva ancora contro i tedeschi nell'Italia centrale e settentrionale.

La guerra terminò il 1945 e cominciò l'era atomica e lo sviluppo industriale. La motorizzazione sostituì traini e muli, le motozappe l'aratro, i motocarri il trasporto con animali delle merci, i calzaturifici i calzolai, le confezioni i sarti. Soprattutto l'artigianato visse una crisi profonda. Ma il prodotto che ne determinò definitivamente e inesorabilmente il tramonto fu la plastica inventata da due chimici l'italiano Giulio Natta e il tedesco Karl Ziegler. L'utensile rotto non si riparava più ma sostituito da quello in plastica, niente affatto biodegradabile, causa del disastro ambientale che stiamo vivendo. Abbiamo rivissuto atmosfere antiche che forse ci hanno fatto sospirare di nostalgia ma andiamo avanti. I progressi scientifici, in tutti i campi, ci fanno intravvedere un mondo migliore, un progetto di vita più sano e più lungo».

A conclusione della seconda parte di “Rivivere atmosfere antiche” si è svolto un altro bellissimo momento quasi a voler ricordare una delle pratiche femminili più diffuse, rivenienti dal passato: il lavoro all’uncinetto. Lo spazio intitolato “Fantasie all’uncinetto”, curato da Pina Gallo, socia dell’Unitre e vincitrice di un premio speciale della giuria, ‘per l’originalità del suo particolare presepe all’uncinetto’ alla mostra “L’Arte del presepe”, organizzata dall’'ass. Cartapestai Casamassimesi, ha permesso di conoscere la maestria, la manualità e la creatività della brava e valente autrice che, attivando un ben concertato collegamento con le tematiche del passato, trattate in precedenza, e attraverso l’illustrazione dei vari e artistici “pezzi” di mero artigianato e pura fantasia, ha fatto rivivere i vari momenti storici della vita, scanditi dalle feste “comandate” come il Natale, la Pasqua ed altri avvenimenti sociali e familiari.

GIUSEPPE EMILIO CARELLI
LUISA FRANCO MAIELLARO

FOTO DI NIETTA D’INNELLA – UNITRE

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