Lunedì 26 Agosto 2019
   
Text Size

Casamassima saluta l’inverno con i tradizionali falò

falò casamassima (1)

Storia e significato dell’antico rito delle fanove di San Giuseppe

Il rito delle “fanove” di San Giuseppe, che si rinnova ogni anno il 19 di marzo, prevede che cittadini e forestieri si intrattengano allegramente all’aperto attorno al fuoco fra canti, balli, giochi, vino e buon cibo.

falò casamassima (2)

Questo rituale di purificazione, che sopravvive ancora in molte località compresa Casamassima, scandisce il passaggio dall’inverno alla primavera, e ha un significato propiziatorio in quanto serve a bruciare le negatività presenti nel terreno, e ad augurarsi che la natura conceda un raccolto abbondante.

Dal punto di vista religioso, la festa di San Giuseppe è stata, spesso in passato, considerata un tutt’uno con la festa della Santa Famiglia, nel cui ricordo un’antica usanza voleva che venisse imbandita la tavola offrendo agli invitati un pranzo generoso precedentemente benedetto dal sacerdote. Dalle festività di San Giuseppe e della Sacra Famiglia deriva la festa del papà.

Ragazzi, impegnati nei rioni di Casamassima a raccogliere doni, rami di ulivo e fascine di vite da sacrificare in nome del santo, riportano alla mente di tanti sia i tempi nei quali il falò radunava intere famiglie e vicini di casa, abitanti della stessa strada, sia quando era la Pro Loco che coordinava i focolari innescati in paese e campagne.

falò casamassima (3)

La prima edizione della sagra dei falò di San Giuseppe, curata dalla Pro Loco, durante la quale un’apposita commissione andava in giro a visionare i falò, ed omaggiava a titolo onorifico i tre più spettacolari, ebbe luogo il 19 marzo del 1995. Ma il record fu raggiunto nel 1999, registrando ben 45 falò sparsi sul territorio. La giuria decretava i vincitori a seconda dell’altezza, della larghezza, dell’intensità delle fiamme, del tipo di legna utilizzato e du zipp, o cosiddetto vecchiaridd, ossia l’alberello propiziatorio dove si era soliti appendere biscotti, dolci e frutta, e che veniva conficcato alla sommità del mucchio per ardere insieme alle leccornie racimolate. I giudici avevano una scheda che descriveva ogni falò: zona di accensione; nominativi del responsabile e degli organizzatori; infine l’orario di inizio e l’indicazione delle pietanze distribuite alla folla, di modo che i giudici potessero valutare anche la durata delle fanove e l’ospitalità dei banchetti. Sopra le lunghe tavolate, non dovevano mai mancare ceci fritti, taralli, mostaccioli, zeppole, qualche bicchiere di rosolio e primitivo.

La Pro Loco, mettendo in palio premi e coppe, intendeva recuperare la tradizione ormai perduta. In origine, infatti, i falò erano una gara goliardica tra le persone che vivevano nei diversi quartieri di Casamassima, in cui ciascuno si adoperava allo scopo di apportare una quantità sempre maggiore di legname al grande fuoco acceso in piazza Municipio. E’ dal biennio 2015/2016 che l’associazione turistica Pro Loco ha iniziato a tracciare, sotto forma di itinerario grafico, un vero e proprio “cammino dei falò” al fine di facilitarne la visita, e di promuovere l’evento in maniera accattivante. Oggi, il percorso conta poche tappe. Le orchestrine hanno ceduto il passo a service e consolle.

Francesca Valentino

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI

LA VOCE DEL PAESE Un Network di Idee.

l ACQUAVIVA DELLE FONTI l CASAMASSIMA l CASSANO DELLE MURGE l GIOIA DEL COLLE l NOICATTARO l POLIGNANO A MARE l PUTIGNANO l SANTERAMO IN COLLE l TURI l

Porta la Voce nel tuo paese

Copyright 2008-2017 © LA VOCE DEL PAESE. È vietata la riproduzione anche parziale. Tutti i diritti sono riservati.