Domenica 21 Luglio 2019
   
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VOCI NELL’OBLIO DELLA MEMORIA

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Convenium e mostra “Vite Trucidate” sull’eccidio della Divisione Acqui

Più conosciamo la nostra storia e quella degli altri, più tessiamo dei legami con l’Umanità. ‘Per non dimenticare’ e così commemorare al meglio le Giornate della memoria, pubblichiamo in due puntate, su questo numero del nostro giornale e sul prossimo, un resoconto dettagliato dell’evento svolto a Casamassima il 9 febbraio scorso, presso la Sede ANSI, il Convegno “Voci nell’Oblio della Memoria, Eccidio della Divisione “ACQUI” e l’inaugurazione della Mostra “VITE TRUCIDATE” dedicata a quei ragazzi della ACQUI che si immolarono all’insegna della dolorosa e faticosa conquista della Libertà, sacrificando se stessi.

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Settantasei anni fa si consumava il brutale massacro compiuto dai tedeschi all’isola di Cefalonia e Corfù. Nella mostra curata dal Presidente ANCR Sez. di Casamassima, VitoronzoPastore, sono esposte diverse corrispondenze dal fronte e dai Campi di concentramento, tratte dalla sua collezione personale.

“E’ stato arduo, nell’allestimento della mostra - afferma Pastore - aver dovuto selezionare tra le numerose testimonianze inedite di importanza storica di trucidati e reduci, corrispondenze e manoscritti.”La novità assoluta della mostra, in possesso dell’autore, di Attestazione Giurata che probabilmente è stata atto probatorio nel Processo di Norimberga, inoltre, le cartoline dei singoli Acquini, medagliati al Valor Militare e i Militari di truppa.

All’evento organizzato da ANCR Sez. di Casamassima in collaborazione con ANSI Sez. di Casamassima e il Club per l’UNESCO di Bisceglie; sono intervenuti il Gen. Francesco BRUNO, Comandante della Brigata Pinerolo, il Ten. Coll. Michele MIULLI dell’Arma dei Carabinieri Reggimento “Puglia”, 1° Lgt Stefano PIATTI della Brigata Pinerolo, il Vice Presidente ANSI Sez. di Casamassima Aniello ROMANO, il Ten.Coll. Donato MARASCO, Dirigente del Sacrario Militare dei Caduti d’Oltremare di Bari, il Dott. Gaetano RUOCCO Consigliere Naz. ANSI e Segretario Federale Combattenti e Reduci, l’Avv Fabio ZEPPOLA, l’Avv. Sandro SAVINA Segretario ANMI di Lecce, l’Arch. Antonio PASTORE Presidente della Pro Loco di Casamassima, e il Dr Michael BARBIERI Consigliere Comune di Casamassima in sostituzione dell’Assessore alla CulturaArch. Azzurra ACCIANI. Erano presenti studiosi provenienti da Lecce, Turi, Barletta, Napoli, Bari, Bisceglie e cittadini Casamassimesi.

Il Convegno è stato introdotto dal Presidente Club per l’UNESCO di Bisceglie, Pina Catino che ha sottolineato come l’UNESCO riconosce agli Storici Scrittori, il ruolo fondamentale per la promozione di un’educazione-istruzione-formazione di qualità verso la Cultura della Pace. Commemorare le vittime è un dovere, diventiamo cosi attori della memoria attiva; memoria che è rivolta al futuro e impegnata per la dignità di ogni singolo essere umano, come fondamento di pace. Aseguire il prof. Graziano LEUCI, Membro del Club di Bisceglie ha letto il Preambolo dell’Atto Costitutivo UNESCO, che chiarisce con efficacia il ruolo e la dimensione etica dell’UNESCO e dei Club che sono nati dall’immensa aspirazione alla pace, cresciuta in seguito alle drammatiche esperienze di guerra del secolo scorso.

“Vorrei essere una rondinella e venirvi a trovare” scriveva un ragazzo della “Acqui” ai suoi genitori, con queste parole Vitoronzo Pastore, anche autore del libro Il Massacro della Divisione Acqui, 1939-1943, pubblicato nel 2013 da SUMA Editore, ha salutato le Autorità militari e civili e tutti gli Ospiti presenti.

 

GLI INTERVENTI – PARTE PRIMA

Il Gen. Francesco Bruno, Comandante della Brigata Pinerolo, dopo un compiacimento del materiale espositivo, ha sottolineato l’importanza della Memoria e il Ricordo degli Eccidi del passato “Tutto sia monito a mai più ripetersi, soprattutto che la Memoria sia fondazione per i giovani di oggi e delle future generazione, per un futuro di Pace per l’Umanità”.

Il Ten. Colonnello Cav. Dr.Michele Miulli, ufficiale nei carabinieri: “Due sono stati i momenti terribili che hanno consentito di annientare la Divisione “Acqui”: quello bellico del settembre 1943 e quello della guerra fredda.Sul piano militare, avendo accertato prove inconfutabili di un probabile tradimento dell’Italia con la sottoscrizione di un armistizio con gli Alleati, già dal giugno 1943 il dittatore Hitler e la fidata Wehrmacht avevano preparato – sin nei minimi dettagli – l’operazione “Achse” per l’occupazione dell’Italia e di tutti quei territori ove erano dislocati i militari italiani, nell’Europa Sud-Orientale e nella Francia meridionale. L’invasione doveva essere accompagnata dall’immediata smilitarizzazione delle Forze Armate e la deportazione in massa dei militari italiani.

In attesa dell’annuncio dell’armistizio, nel precedente mese di giugno fu costituito uno Stato Maggiore Operativo tedesco in Atene presso il Comando dell’11ª Armata Italiana, mettendola alle dirette dipendenze del Comandante Superiore Sud-Est tedesco, Generale Gyldenfeldt. Non solo, sul suolo italiano i tedeschi inviarono ben quattro Comandi di Corpo d’Armata, 17 Divisioni, moltissime Unità di Supporto Logistico e decine di Reggimenti e Battaglioni. Il 30 agosto erano tutti operativi e pronti ad occupare l’Italia e i territori gestiti dalle Forze Armate Italiane. Di contro i Comandi Militari Italiani non avevano preparato contromisure da adottare in caso di aggressioni da parte delle forze tedesche.I singoli comandanti furono lasciati nella più totale confusione ed incertezza. Questo causò un fatale ritardo nel prendere le decisioni più opportune, poiché il Comando Supremo Italiano e lo Stato Maggiore dell’Esercito non diramarono inequivocabilmente l’ordine di considerare i tedeschi “nemici”.

L’08 settembre 1943, all’annuncio dell’armistizio, scattò il piano “Achse” e le truppe tedesche accrebbero la loro mobilità per impadronirsi di tutte le armi italiane, di tutti gli automezzi, delle scorte di munizioni e carburanti, degli animali da traino e di tutta la logistica. I militari italiani, non appena disarmati, divennero “internati militari” senza le tutele derivanti dagli accordi internazionali sui prigionieri di guerra e senza nemmeno il sostegno della Croce Rossa Internazionale.

A Cefalonia è da rivalutare il comportamento del Generale Gandin, il quale prese qualche giorno di tempo, attuando anche una specie di referendum tra i militari, per decidere se arrendersi e cedere le armi o combattere i tedeschi. Vinse lo zoccolo duro dei militari italiani agli ordini del Capitano Pampaloni ed altri ufficiali, assieme ai carabinieri del 7° Battaglione, che volevano la resistenza ad oltranza. La battaglia scoppiò il 13 settembre e dieci giorni dopo furono completamente sopraffatti dai tedeschi: 1300 caduti nei combattimenti, molti dei quali falcidiati dagli Stuka; altri 6000 furono trucidati con assassinii e fucilazioni dalla Wehrmacht, tra cui tutti gli ufficiali (alla Casetta rossa) e il comandante Gandin. Altri 3000 circa perirono nelle stive delle navi affondate dalle mine, durante il trasporto al Pireo. Il P.M. del processo di Norimberga dichiarò che: “a Cefalonia i militari tedeschi, applicando con triste zelo un ordine proveniente da Berlino, compirono una delle azioni più arbitrarie e disonorevoli nella lunga storia del conflitto armato”.

Per la strage della Divisione “Acqui” a Cefalonia il generale tedesco HubertLanz, comandante del XXII Corpo d’Armata e membro del Comando Supremo del settore Sud-Est europeo e dei Balcani, fu condannato il 19 febbraio 1948 da un tribunale militare americano a dodici anni di prigione. Ne scontò solo tre. Sul piano politico-giudiziario, nel dopoguerra, lo Stato Italiano nel 1956 assunse la decisione di non presentare alcuna richiesta di estradizione alla Germania dei presunti colpevoli dell’eccidio di Cefalonia. Un insabbiamento che, seppure censurabile e scandaloso, rispondeva alla necessità politica di non imbarazzare e indebolire la neonata Repubblica Federale di Germania, quale fondamentale baluardo dell’Alleanza Atlantica e della Nato. Sulla cortina di ferro e nella guerra fredda, la ragion di stato prevalse come opportunità politica ed insabbiò la bruciante verità dell’eccidio. In una storica intervista l’ex senatore a vita Paolo E. Taviani confermò questo dato infamante, che continuò col trattato di Osimo che vide la definitiva perdita dei territori dell’Istria, della Dalmazia e parte della Venezia Giulia, con la diaspora di centinaia di migliaia di italiani, costretti a diventare esuli. Ci consoliamo ripensando ai fatti drammatici di Cefalonia come ad un insieme di eventi emblematici, difficili e gloriosi della nostra storia. Soprattutto pensando ai martiri che, nell’attimo del trapasso, seppero rivolgere un ultimo pensiero ai loro cari e alla Patria, meritando l’onore del ricordo e la gloria eterna.”

 

Rimandiamo al prossimo numero le parole del Ten. Colonnello Donato Marasco, Dirigente del Sacrario Militare dei Caduti d’Oltremare di Bari, e l’interessante intervento dell’avvocato Fabio Zeppola che si è espresso su ristori e risarcimenti per i prigionieri di guerra.

La visita alla mostra è aperta al pubblico fino al 16 febbraio - orari 10-12, 17-18. Per tutti e per le Scuole dal 18 febbraio al 30 marzo previa prenotazione, tel. 3475905224.

 

Il Presidente dell’A.N.C.R. Sez. di Casamassima Vitoronzo PASTORE

Il Presidente dell’A.N. S. I. Sez. di Casamassima Pietro BELLOMO

Il Presidente Club per l’UNESCO di Bisceglie Pina CATINO

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