Martedì 22 Gennaio 2019
   
Text Size

Il nuovo volto di San Nicola

Francesco Introna conferenza casamassima

Il medico legale Francesco Introna in visita a Casamassima per spiegare gli ultimi esperimenti sulla reliquia del Santo Protettore barese

Venerdì 7 dicembre è stato ospite d’onore del Comune di Casamassima il professor Francesco Introna. Ordinario di Medicina Legale presso l’ Università di Bari, specializzato nell’esame autoptico di resti scheletrici, Introna è conosciuto per aver studiato il cadavere delle vittime nei più importanti casi di cronaca nera italiana degli ultimi anni: dal delitto di Elisa Claps, il cui corpo era stato occultato in fondo al sottotetto della Chiesa della Santissima Trinità a Potenza; alla scomparsa dei fratellini di Gravina, Ciccio e Tore; all’omicidio di Sara Scazzi ad Avetrana.

Durante l’incontro, organizzato dalla sezione casamassimese dell’Archeoclub d’Italia in collaborazione con l’Unitre nell’auditorium dell’Addolorata, il professor Francesco Introna ha illustrato i risultati del suo lavoro finanziato dalla Bbc, e diretto a ricostruire al computer il volto di San Nicola sulla base delle radiografie e delle misurazioni craniche rilevate dal professor Martino nel corso dell’unica riesumazione canonica effettuata nel 1953. Sebbene sia composto da ossa fragili a causa del liquido che si forma all’interno della tomba: la manna, Bari possiede circa il 65 % dello scheletro. La non completezza si spiega col fatto che varie reliquie erano già sparse nel mondo, e che i marinai baresi dovettero agire in fretta per timore dell’arrivo dei saraceni, e quindi accontentarsi delle ossa più grandi.

La ricostruzione dello scheletro realizzata dal professore Luigi Martino mostra un uomo di media statura, deceduto tra 73 e 80 anni di età. Cosa piuttosto rara in quell’epoca, dato che la lunghezza della vita si aggirava intorno ai 35 anni, e San Nicola era addirittura stato rinchiuso dentro le dure carceri romane. Non conosciamo i tratti veri del viso di San Nicola, ma quello che vediamo nelle rappresentazioni pittoriche è la riproduzione dell’idea che l’artista aveva del Santo. Qui, viene in aiuto la fisionomica che, come ha spiegato la dottoressa Lauretti seduta al tavolo dei relatori, è una disciplina pseudo scientifica, molto diffusa nella pratica forense, che pretende di dedurre i caratteri psicologi e morali di una persona dal suo aspetto fisico, soprattutto dai lineamenti e dalle espressioni del volto. Se è vero che i tratti del volto indicano una appartenenza o una attitudine, basterà catalogare le caratteristiche dei volti al fine di attribuire un carattere ai soggetti. Ne deriva che se intendo raffigurare in un dipinto comportamenti di un individuo, dovrò rappresentare quei tratti del volto comuni a chi ha lo stesso carattere.

Nel 2005, Introna non si affida alla fisionomica bensì rielabora, con la dottoressa Caroline Wilkinson, antropologa della Manchester School of Engineering, le misure antropometriche del cranio di San Nicola attraverso un programma informatico che produce una prima immagine grezza tridimensionale del cranio. L’attendibilità della figura tridimensionale è comprovata dal confronto metrico statico con le radiografie laterali eseguite, sempre nel 1953, dal professor Martino sul cranio del Santo. Vengono dunque apposti, con il medesimo software, i tessuti molli. Analisi odontoiatriche avevano preventivamente informato l’equipe del professor Introna e della dottoressa Wilkinson che il volto del vescovo di Myra era caratterizzato da una mandibola grossa e prominente e da una deviazione della piramide nasale verso destra a causa di una vecchia frattura.

Assemblati tali elementi, e forniti i dati degli spessori muscolari, il software crea la testa del Santo, completa di strutture muscolari. Infine, grazie a programmi di grafica utilizzati nel settore delle animazioni cinematografiche, sono attribuiti alla faccia di San Nicola, in maniera del tutto soggettiva, rughe frontali, il colore degli occhi e della pelle, la foggia di sopracciglia, barba e capelli.

Certo, ora, sarà difficile sradicare dalle mente dei baresi l’icona di San Nicola insieme alla quale sono cresciuti. “D’altronde - ha affermato il dottor Nicola Partipilo, dando lettura alla relazione di un altro luminare, Schiavone - le reliquie sono ciò che resta ma soprattutto ciò che noi vogliamo che rimanga di quello che abbiamo amato, o alle quali ci si affida per riempire un vuoto creato nella vita. Le reliquie sono originate dall’investimento psicologico dell’uomo. Allora, nonostante di fronte all’osservatore c’è materia inerte, la reliquia assume una componente fortemente simbolica. Intorno alla reliquia l’uomo si costruisce una storia sia a dimensione personale, stabilizzante sul piano individuale, sia a dimensione comunitaria. E’ successo a Bari, dove la popolazione attribuisce alla reliquia di San Nicola un significato di protezione verso la città”.

Anche questo Natale, i nostri “veterani della storia”, Angelo Campanella e Giuseppe Emilio Carelli, il quale ha moderato la serata, non hanno fatto mancare a Casamassima un alto momento di cultura, che unisce archeologia e religione.

FRANCESCA VALENTINO

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI