Lunedì 22 Ottobre 2018
   
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Il culto di San Rocco, origini e storia

San Rocco rivestito d'oro (foto di Nicola Cristantielli)

Una devozione che attraversa i secoli

La festa di San Rocco è per i casamassimesi uno dei momenti più importanti dell'anno, un'occasione, forse seconda solo al Natale, in cui le famiglie si riuniscono e tutti i compaesani si ritrovano. Le origini sono da individuare in una devozione antichissima, rafforzatasi nel corso dei secoli grazie alla costante presenza del Santo Protettore nei periodi più difficili della comunità.

San Rocco nella foto di Piero Renna

Le celebrazioni religiose hanno inizio il 16 agosto, giorno dedicato al Santo in cui si svolge anche la tradizionale fiera, ma è nel mese successivo che i festeggiamenti per San Rocco assumono il carattere della solennità, con la novena e la grande festa nel secondo fine settimana di settembre: tre giorni intensi in cui religiosità e folklore si combinano in una felice unione. La figura del Santo, originario della Francia, riesce infatti ad alimentare un sentimento di comunità che difficilmente è percepibile in altri periodi dell'anno, per questo ci piace riprendere una felice espressione di monsignor Sante Montanaro il quale, nei suoi volumi sulla storia di Casamassima, ha parlato di "coralità". Una grande festa popolare, dunque, in cui i gesti sacri si intrecciano fortemente con le espressioni civili, mentre tutti i cittadini dal più giovane al più anziano, e senza distinzione di ceto o cultura, si sentono coinvolti e partecipi di un rito collettivo scaturito da profonda devozione.

Il culto rocchiano a Casamassima è antico di quasi 500 anni e affonda le sue radici in uno dei tanti periodi di calamità che fin dal Medioevo avevano caratterizzato la Puglia, da sempre terra di approdo e di passaggio. Proprio in seguito a un'epidemia di peste, giunta a Monopoli nel 1527 e poi diffusasi nel circondario, la popolazione di Casamassima decise di chiudersi fra le sue mura e affidarsi ai Santi Rocco e Sebastiano. Scongiurato il pericolo e tenendo fede ai voti fatti, i casamassimesi eressero nel 1535 una cappella poco fuori dalle mura in onore dei due Santi protettori: all'epoca della 'Chiesa del Voto', tale cappella esiste tuttora e corrisponde alla navata sinistra dell'odierna chiesa del Rosario (denominazione assunta nel 1577).

Ai due Santi la popolazione casamassimese si affidò nuovamente nel 1637 e nel 1691 in occasione di altre terribili pestilenze. Proprio nell'anno 1691 ebbe inizio la festa religiosa in onore di San Rocco, con messa cantata e processione il 16 agosto a cui partecipava l'intero Capitolo. Per la prima volta l'immagine del Santo fu portata in processione dalla chiesa Matrice alla chiesa del Rosario, all'epoca fuori le mura. Nel corso dei secoli la figura del Santo taumaturgo si è sempre più imposta, fino ad offuscare la presenza di altri antichi protettori quali San Sebastiano e la Madonna di Costantinopoli.

Nel 1886 San Rocco fu nuovamente invocato in seguito al terremoto e alla diffusione del colera. L'arciprete don Vito Leonardo Carnevale, vista la tragedia che stava colpendo il paese, decise di affidarsi al Santo e diede ordini di far uscire in processione la statua di San Rocco: era la seconda domenica di settembre. Mentre il Santo percorreva le strade del borgo, tra la commozione e il pianto, i casamassimesi iniziarono spontaneamente a togliersi i pochi oggetti preziosi che avevano indosso, fedi nuziali, catenine d'oro e altro, affidandoli al Santo per ricevere la grazia della salvezza in quel difficile frangente. In questo gesto, nato in circostanze drammatiche, si può individuare l'origine del cosiddetto 'Tesoro di San Rocco', in parte esposto sulla statua del Santo durante i giorni di festa: non una manifestazione di ricchezza dunque, ma un simbolo di sofferenza e riconoscenza.

Il momento culminante di quella giornata si raggiunse la sera quando la processione arrivò alle porte del cimitero e il Santo potè dare la benedizione a tutti i defunti e ai malati di colera che erano stati sepolti vivi. Nei giorni successivi la situazione andò migliorando: ancora una volta San Rocco aveva dato ascolto alle preghiere dei casamassimesi, così da quell'anno la seconda domenica di settembre divenne il giorno in cui onorare nel modo più solenne il Santo. Ed è proprio infatti a fine Ottocento che le celebrazioni per il Santo Protettore si consolidano nella maniera in cui oggi le conosciamo, con la festa la seconda domenica di settembre, l'oro che ricopre la statua del Santo, le tradizionali processioni, le luminarie e le bande.

Il culto di san Rocco è giunto ai nostri giorni imponendosi vigoroso sullo scorrere del tempo e oltrepassando anche i confini locali, per essere esportato nel mondo attraverso gli emigranti. Tanti sono i racconti di grazie ricevute dal Santo da parte di casamassimesi, uno di questi riguarda proprio un gruppo di emigrati impiegati nelle miniere in America. Durante una delle dure giornate di lavoro, la visione di San Rocco da parte di uno dei minatori avrebbe spinto il gruppo ad abbandonare la miniera che, infatti, di lì a poco sarebbe esplosa a causa della presenza del grisù, un gas inodore e incolore difficilmente percettibile, ma altamente pericoloso.

In segno di gratitudine verso il Santo, i lavoratori fecero realizzare la base lignea ricoperta d'oro su cui poggia la statua del Santo e sulla quale tuttora si legge: "A devozione degli emigrati casamassimesi in America 1908".

I restauri commissionati dal Nuovo comitato San Rocco hanno riportato alla luce la targhetta recante il nome dell'autore dell'opera, il cavalier Michele Guerra, scultore e artista barese, coautore delle vetrate neogotiche della basilica di San Nicola e direttore pro tempore della Scuola di disegno barese agli inizi del Novecento.

Ed è sempre una famiglia di emigranti che ha fatto realizzare il mantello, il cappello e il cagnolino, tutti di argento, con i quali viene rivestita la statua lignea del Santo (opera di Riccardo Brudaglio, artista andriese del Settecento). Antonio, Vincenzo e altri membri della famiglia Pastore, nei primi anni del Novecento, fecero voto a San Rocco prima di imbarcarsi per l'America in cerca di lavoro. Dopo aver fatto fortuna, tornarono al paese e vollero ringraziare il Santo offrendo quei preziosi oggetti di argento sui quali tintinnano tittora le fila di oggetti d'oro durante le processioni.

Sebbene la festa di San Rocco sia cambiata nel tempo col mutare dei costumi e delle epoche, essa conserva ancora oggi quello spirito profondo delle origini. Quando nei giorni della festa viene intonato l'inno a San Rocco, attribuito al sacerdote casamassimese don Donato Nonna, tale intimo sentimento ritrova la sua voce e, sulle note di una melodia solenne ma dal sapore antico, la comunità rinnova la sua invocazione al Santo alla ricerca della sua protezione, oggi come 500 anni fa. Questo è il vero significato della festa, l'aspetto più autentico, non ancora scalfito dai cambiamenti incessanti della società.

BEATRICE BIRARDI

(Ricostruzione storica a cura di Beatrice Birardi, tratta dall'opuscolo San Rocco da Montpellier 2018, realizzato da Chiesa Madre e Comitato Festa con il patrocinio del Comune)

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