Mercoledì 21 Novembre 2018
   
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LA NOSTRA PIAZZA: STORIA E SOGNI

arredi piazza Moro Casamassima

Un lungo corso costellato di edifici signorili convergenti verso una grande piazza dalla particolare forma a fuso, con un lato curvilineo ad anfiteatro che ricorda la piazza del Campo di Siena o piazza Bra di Verona. Elementi significativi che lasciano presupporre un decoro e un arredo urbano degno di tale scenografia. E finalmente lo abbiamo. In passato i cittadini e le varie amministrazioni che si sono susseguite forse non si erano mai accorti di avere tra le mani un’ulteriore realtà che rende Casamassima unica nel circondario.

L’arteria principale è stata per decenni in condizioni non degne di una cittadina in cui le importanti presenze sul territorio e un elevato numero di forestieri residenti e di passaggio, avrebbero dovuto fare da guida.

Il viaggio nell’architettura casamassimese parte dalla fine del XVIII secolo, quando, essendo la popolazione notevolmente aumentata per incremento delle nascite dopo le pestilenze, si cominciarono a costruire le prime abitazioni fuori le mura, al di là della Porta dei Molini (oggi Porta Orologio) dopo la costruzione della chiesa del Purgatorio, lungo le prime vie che si dipartono a raggiera dal borgo antico. Queste nuove strade hanno sviluppo considerevole in relazione all’esigenza di ottenere la massima indipendenza degli edifici, poiché i signorotti preferivano la casa isolata, quasi sempre a due piani e consistente in un volume dalla facciata sobriamente decorata e movimentata dalla presenza di balconi con le ringhiere in ferro artisticamente lavorato, qualcuno con il grande portone arricchito da colonne laterali, il cui notevole contributo progettuale è dovuto agli architetti che hanno operato nella seconda metà dell’800, Angelo Michele Pesce e Ascanio Amenduni, l’architetto-sindaco la cui mente illuminata ha lasciato una notevole impronta anche sull’urbanistica, con i quartieri dal regolare schema ippodameo prevalentemente abitati da artigiani e commercianti, tutt’ora esistenti.

L’abbandono e l’incuria nel tempo hanno colpito molti di questi edifici, e alcuni sono stati addirittura stravolti e trasformati in 'moderni condomini'. Per fortuna poi sono stati sottoposti a vincolo per edilizia monumentale quasi tutti i palazzi di corso Vittorio Emanuele, piazza Moro e corso Umberto, come si evince dalla tavol aA4.2 del Prg vigente.

E la nostra bella piazza, nel tempo non è più stata piazza. Qualcuno disse “è un crocevia”. Come dar torto? Tagliata in due da una strada carrozzabile, un arredo urbano da sempre 'spontaneo' e per anni ridotto a brandelli, circoli politici e comitati vari che la fanno ancora oggi da padrone in un revival da anni del dopoguerra, lì dove dovrebbero esserci esercizi ricettivi che invitino alla convivialità e permanenza. Lungo il corso la sporadicità di esercizi commerciali e pochi bar sono causa di emigrazione verso altri lidi. Il nuovo accattivante arredo urbano potrebbe segnare la svolta, noi lo auspichiamo. Ma c’è ancora del lavoro da fare, come ridare dignità alla trascurata fontana dello scultore Giuseppe Rizzi, o alla caratteristica piazzetta San Francesco. Occorrerebbe eliminare qualsiasi altro deterrente al passeggio, per tornare a vedere i ragazzi 'sotto gli alberi' e le famiglie in piazza. Senza dubbio necessitiamo di un piano commerciale con incentivi e di un restyling globale che comprenda anche corso Garibaldi, via Roma e via Marconi così da rivitalizzare anche la villa comunale e soprattutto la pedonalizzazione che restituisca i luoghi ai cittadini. La piazza in primis con un intervento di riempimento che elimini i due grandi marciapiedi, ridisegno della pavimentazione, non escludendo la cittadinanza, soprattutto i bambini, ai quali vanno restituiti gli spazi, educandoli al bello.

Ho avuto la fortuna nei miei studi di architettura a Napoli, di essere stata allieva del grande Riccardo Dalisi, con il quale abbiamo “disegnato i sogni” dei bambini in alcuni quartieri periferici di Napoli. La piazza è il salotto buono di un paese, ma è tale se vissuto, se è animato dalla gente, dalle famiglie, dai bambini. Se diamo il bello, riceviamo il bello, il brutto viene distrutto e abbrutisce.

Con il progetto 'Piccoli architetti per il Paese azzurro' la scorsa primavera abbiamo studiato e ridisegnato l’arredo di piazza Moro dopo aver intervistato esercenti, partiti e associazioni rilevando il loro desiderio di una piazza chiusa al traffico, un arredo urbano elegante e l’organizzazione di sagre importanti. Così ai bambini sono venute delle bellissime idee basandosi sulla propria fantasia, ma anche sui loro desideri: dovremmo tutti guadagnare il loro istinto creativo e pieno di originalità.

MARILINA PAGLIARA

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