Martedì 13 Novembre 2018
   
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La 'nostra' Annalisa Monfreda ospite del 'Libro Possibile'

Annalisa Monfreda

L’autrice presenta il testo autobiografico
'Come se tu non fossi femmina - Appunti per crescere una figlia'


Annalisa Monfreda, casamassimese d’origine, classe 1978, è stata ospite del festival del Libro Possibile a Polignano, una delle più importanti rassegne nazionali dedicate alla lettura. Oggi è direttrice di 'Starbene' e 'Donna Moderna' e ogni settimana, nella rubrica 'Appunti' di 'Donna Moderna', riflette sui fatti di attualità e sull’evoluzione della donna nella società. Al suo esordio da scrittrice, con il libro 'Come se tu non fossi femmina - Appunti per crescere una figlia', edito da Mondadori, cerca di superare gli stereotipi di genere per offrire una prospettiva nuova circa l’educazione delle adolescenti di oggi.

 

Chi è Annalisa Monfreda? Quali sono le tappe principali della tua carriera e quando nasce la passione per il giornalismo?

“Sono una ragazza di Casamassima - ci dice Annalisa - senza particolari talenti, se non la capacità di appassionarmi a tante cose e di impegnarmici con grande ostinazione: la musica, il teatro, la corsa, la montagna e poi sì, anche il giornalismo. Il giornalismo è entrato nella mia vita a 8 anni grazie a una maestra delle elementari, Maria Catapano, che ci ha fatto innamorare di tutti i momenti di questo mestiere: la caccia alle notizie, le interviste, poi la scrittura, la composizione grafica della pagina, infine la stampa e la distribuzione. Credo che sia stato proprio questo approccio completo al mestiere che mi ha portato a 19 anni a fondare un giornale a Casamassima, 'Il Bando', assieme all'Archeoclub. Se penso a dov'ero prima di diventare direttrice di Donna Moderna, mi rivedo diciannovenne, all'alba, a distribuire le copie del 'Bando' alle edicole del mio paese. È stato il dover gestire la sostenibilità di un piccolo giornale di paese a insegnarmi a muovermi in questo mondo, in cui i giornali di carta sono in grave crisi e a noi viene chiesto non solo di farli bene ma anche di farci carico della loro sopravvivenza. L'altro momento fondamentale della mia storia con il giornalismo sono stati i difficili anni da freelance a Milano, la lotta per veder pubblicato ogni singolo articolo, i viaggi avventurosi per scrivere di ciò che amavo (Africa e Medioriente) e i faticosi compromessi per riuscire a sopravvivere con la mia penna. Da lì è nato il mio profondo rispetto per chi cerca di vivere con questa professione e l'ascolto che garantisco a chiunque si proponga di scrivere per noi e l'impegno a rispondere a ogni mail che ricevo”.

 

Nell’era di Facebook e dei social network, possiamo definire una blogger giornalista?

“Ti rispondo citando uno dei miei mentori, Massimo Russo, che a sua volta parafrasava Forrest Gump: "Giornalista è chi giornalismo fa". Il giornalismo è un modo di raccontare il mondo con onestà, di leggerlo con lucidità, di scavare sotto la superficie e di far emergere ciò che non balza subito agli occhi. Oggi ci sono giornalisti professionisti che su testate blasonate non fanno buon giornalismo e invece ci sono blogger che fanno ottimo giornalismo magari su siti sgarrupati o su facebook, instagram, youtube. Non è il canale di distribuzione o il possesso di un tesserino a determinare la qualità del giornalismo prodotto”.

 

Nel libro 'Come se tu non fossi femmina - Appunti per crescere una figlia', metti a punto una lista di lezioni che vorresti che le tue figlie imparassero durante il loro cammino di crescita. Tra tutte le 50 lezioni che il libro contiene, qual è secondo te il primo insegnamento che dovrebbe indirizzare la vita delle bimbe e delle donne in generale?

“Faccio fatica a scegliere una lezione tra le 50, perché ognuna è legata a un aspetto fondamentale della vita di una donna. Però visto che parliamo di giornalismo e di come si prende una passione e la si porta ai massimi livelli, allora ti dico questa lezione: 'La disciplina ci rende liberi'. Viviamo in tempi in cui si esalta la ribellione e l'andare controcorrente. Io invece credo che non avrei fatto niente nella mia vita se non fossi stata educata alla disciplina, se non mi fossi applicata con umiltà e perseveranza a ogni attività, se non mi fossi scontrata con gli errori e le delusioni e li avessi trasformati in stimoli a correggere la mia rotta. La disciplina, l'ostinazione, ci permettono, dopo anni, di inventare e creare qualcosa di nuovo. Sono la condizione per conquistare la nostra libertà”.

 

Come ha cambiato le abitudini il diventare madre?

“All'inizio le mie abitudini sono chiaramente cambiate. L'arrivo delle bambine ha sconvolto tutto: i tempi, i riti, le priorità. Poi pian piano col passare degli anni sono tornata a riappropriarmi di ciò che mi faceva stare bene e a cui avevo rinunciato. Ho recuperato i momenti di coppia con mio marito e i miei momenti personali dedicati allo sport, al ballo e alle passioni che volta per volta scopro. Credo che mostrare alle mie figlie che non rinuncio a ciò che sono sia un bell'esempio e il dovere di ogni madre”.

 

E’ difficile conciliare lavoro e famiglia?

“Ci è voluto un po' a conciliare lavoro e famiglia. Sono stata per anni in preda ai sensi di colpa: se ero a casa con le bambine, mi sentivo in colpa di non essere in ufficio. E quando ero in ufficio, mi sentivo in colpa di non essere con le bimbe. Poi ho capito che con i sensi di colpa non andavo da nessuna parte e ho iniziato a riempire di senso le mie assenze. La poltrona vacante in ufficio poteva essere una occasione per i miei colleghi di prendere decisioni, di assumersi responsabilità, di crescere professionalmente. La mia assenza a casa poteva essere raccontata alle bambine con grande orgoglio per ciò che stavo facendo della mia vita e del mio lavoro. Credo che l'orgoglio per la mamma abbia fatto da antidoto alla rabbia per l'assenza”.

 

Che effetto fa tornare nella propria terra questa volta in veste di scrittrice?

“È bellissimo. Anche perché nel mio libro c'è tanta Puglia e tanta Casamassima. Mentre lo scrivevo pensavo che avrebbero potuto capirlo e apprezzarlo solo le persone vissute negli anni '80 in un paese come Casamassima. In realtà lo hanno capito anche lettori con vite diversissime. Ciò non toglie che la mia giovinezza pugliese sia il più straordinario patrimonio che oggi metto a frutto e sono felice di essere riuscita a raccontarlo in un libro”.

 

Dalla Puglia a Milano. Cosa ti manca di Casamassima?

“La mancanza incolmabile sono le persone. Quelle non posso portarmele da nessuna parte. Non posso costringerle a venire con me, purtroppo. Ma tutto il resto, e cioè i modi e i ritmi di vita casamassimesi li ho ricreati qui a Milano. Sembra incredibile, ma è così”.

FRANCESCA VALENTINO

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