Martedì 13 Novembre 2018
   
Text Size

Casamassima festeggia la Giornata della Liberazione

Casamassima 25 aprile 2018 (1)

Il 25 aprile 1945 segnò la fine dell’occupazione tedesca e della dittatura fascista in Italia

Settantatre anni fa, il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia con sede a Milano, presieduto da Luigi Longo, Emilio Sereni, Sandro Pertini e Leo Valiani, proclamò l’insurrezione nei territori dominati da nazifascisti, tra cui Torino e Genova, ordinando alle forze partigiane del Corpo Volontari della Libertà di attaccare i presidi fascisti e quelli appartenenti alla Germania, costringendoli alla resa, nei confronti dell’Italia vittoriosa in quanto libera, già prima dell’arrivo degli alleati. Il CLNAI assunse il potere in nome del popolo e, in qualità di delegato del governo italiano, stabilì la condanna a morte di tutti i gerarchi fascisti, compreso Benito Mussolini, il quale fu raggiunto e fucilato tre giorni dopo. Dietro proposta del Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, il principe Umberto II, luogotenente del Regno d’Italia, dichiarò il 25 aprile festa nazionale. La ricorrenza continuò ad essere celebrata, ma soltanto il 29 maggio 1949 la legge 260 la istituì ufficialmente in maniera stabile. Da allora, le città italiane, specialmente se decorate al valore militare per la guerra di liberazione, organizzano manifestazioni pubbliche in memoria dell’evento. Anche Casamassima rende omaggio, ogni anno, ai caduti che si sono immolati pur di restituire un’identità alla nazione.

Mercoledì infatti, alle ore 10.30, un corteo si è radunato davanti al comando della Polizia locale, e ha marciato fino a Piazza Aldo Moro dove, ai piedi del monumento, ha avuto luogo un momento sia di raccoglimento che di preghiera, officiato da don Carlo Lattarulo.

Deposte le corone mentre la tromba intonava “Il Silenzio”, è stato il sub commissario prefettizio, Giovanna Zampetta, a porgere il saluto delle istituzioni. “Abbiamo il dovere di mantenere vivi l’eroismo e i valori della Resistenza, che seppe creare una rete di solidarietà fra persone costrette a vivere quotidianamente in un paese sottomesso dalla volontà di potenza di un regime totalitario. Questi valori, che portarono ad un’Italia democratica, devono continuare a guidare le scelte di chi è chiamato a governare ai vari livelli, ma anche quelle di ogni cittadino. Oggi viviamo una festa, soprattutto per le ragazze e i ragazzi. Non c’è nulla di retorico nel cercare una sintonia con la felicità e i sentimenti dei nostri padri, o dei nostri nonni, nei giorni in cui conquistavano una libertà costata sangue, sacrifici, paure, eroismi, lutti, laceranti conflitti personali. E’ la festa della libertà di tutti. Una festa di speranza ancor più per i giovani: battersi per un mondo migliore è possibile e giusto, non è vero che siamo imprigionati in un presente immutabile. La democrazia è proprio questo: l’opportunità di essere protagonisti, uniti, del nostro domani. Per costruire solidamente, le radici devono essere ben piantate in quelle idee di rispetto verso la libertà altrui, di rifiuto della sopraffazione e della violenza, di uguaglianza tra le persone, e proprio per avere delle solide fondamenta che fu scritta la Costituzione Repubblicana. La Carta Costituzionale, come ha detto il nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, non va conservata in una teca come una reliquia. Vive perché venga applicata nei suoi principi. E’ questo che fa vivere la costituzione. E’ mettersi insieme, discutendo. Vedete cari ragazzi, i valori della Resistenza non possono essere ereditati come si eredita una casa o una proprietà, ma possono essere conosciuti attraverso i racconti, la memoria e lo studio di quei fatti. Queste festività non devono essere soltanto dei giorni di vacanza, ma anche delle occasioni per conoscere le lotte che sono state fatte per acquisire i diritti fondamentali. Voi siete la nostra speranza. Fin da piccoli, dovete imparare a distinguere fra libertà ed oppressione, e questo può avvenire anche, e soprattutto, conoscendo le cose del passato. Conoscere i fatti, belli o brutti che siano, aiuta a pensare e capire. Intorno a noi, sono numerosi gli esempi di minacce, ingiustizie e prevaricazioni nei confronti di intere popolazioni inermi ed innocenti. Lo spirito di unità che animò la Resistenza sia da esempio per la Comunità Internazionale, affinché la stessa si assuma le responsabilità le competono, impegnandosi concretamente per impedire che le guerre e gli orrori dei nostri giorni continuino ad esistere e a moltiplicarsi. Quel 25 aprile del 1945, tutti scesero in strada sventolando il Tricolore. Oggi e per sempre la nostra bandiera sia il simbolo delle conquiste di quella giornata. Viva la democrazia, viva la libertà, viva l’Italia”.

Nell’ordine, accanto alle autorità civili e militari, hanno sfilato il presidente Antonio Pastore e soci dell’associazione turistica Pro Loco, una delegazione di bambini ed insegnanti del 1° circolo didattico “Guglielmo Marconi, l’Unitre, la sezione “Combattenti e Reduci”, l’associazione “Arma Areonautica”, “l’Associazione Nazionale Carabinieri”, la camera sindacale comunale della Uil e l’associazione “Antonio Busto”.

Le celebrazioni sono poi proseguite presso il sepolcreto in cui giacciono le spoglie di 431 soldati polacchi, feriti durante la battaglia di Montecassino, e deceduti nell’ospedale da campo militare polacco allestito a Casamassima. Luogo dove, a fare gli onori di casa, è stato il presidente dell’associazione “Combattenti e Reduci”, Vitoronzo Pastore. “Onorato dell’opportunità di poter sottolineare i legami tra la Polonia e l‘Italia, vicinanza simbolicamente espressa nei nostri inni nazionali nei quali si fa riferimento ai reciproci paesi, auspico che l’odierna solennità sia di stimolo al compimento della pace totale. Crediamo “fulgidamente” che la vita morale conti di più della vita materiale, e che i caduti per la Patria non siano morti, bensì rivivano non soltanto nell’affetto dei parenti, degli amici, fra le lacrime e dentro i ricordi, ma anche nelle pagine incancellabili della storia”. Qui, attendeva il corteo una rappresentanza del Sovrano Ordine di Malta, apparato dell’esercito italiano. I partecipanti alla cerimonia hanno sciolto le righe sotto le parole toccanti del tenente Giuseppe Cianciola. “Basta essere divisi! In questo cimitero, riposano patrioti ebrei, cattolici, musulmani e ortodossi a dimostrazione che giustizia e libertà dall’oppressione non conoscono razza, lingua, politica e religione”.

FRANCESCA VALENTINO

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI