Venerdì 24 Novembre 2017
   
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Presentato alla “Marconi” il progetto innovativo Clil

Gli alunni della V E e della V F con le docenti D'Innocente e Morgese

 

Far vedere ai propri genitori il lavoro di un progetto innovativo, svolto durante l’anno scolastico e che ha coinvolto tutti gli alunni in prima persona, con l’aiuto delle insegnanti di inglese, per imparare e approfondire una lingua straniera. È ciò che è accaduto venerdì 23 giugno, quando gli alunni delle classi V E e V F della Scuola Elementare “G. Marconi” di Casamassima, guidati dalle docenti Domenica D’Innocente e Alessandra Morgese, hanno presentato i lavori prodotti nell’ambito del progetto Clil, Content and Language Integrated Learning.

 

Il Clil è un progetto innovativo che ha permesso agli alunni di imparare una lingua straniera, in questo caso l’inglese, attraverso lo studio di materie come la storia, la geografia e l’educazione civica. Per la prima volta è stato sperimentato e realizzato nella scuola casamassimese, incontrando e superando non poche difficoltà dovute alle carenze tecniche, come ad esempio la mancanza di una buona rete internet, e al poco tempo messo a disposizione, che è stato recuperato durante le ore di lezione.

 

Ogni scuola partecipante al progetto dell’ambito territoriale, ha elaborato un lavoro riguardante la tematica del Mar Mediterraneo. La V E e la V F, in modo particolare, hanno realizzato un lavoro di approfondimento in lingua inglese sulla scuola e sull’educazione nell’Antica Roma. Il materiale, al termine del progetto, è stato condiviso in rete con le altre scuole e pubblicato su un blog in modo tale da poter essere visualizzato da tutti.

 

Quella che è avvenuta venerdì 23 giugno è stata una vera presentazione del progetto, in cui gli alunni e le insegnanti hanno mostrato quello che è stato effettuato nelle ore svolte in aula, attraverso l’uso di materiale didattico tecnologico come pc e lavagne interattive. Fin dalle prime parole si è notato il clima di collaborazione che si è creato tra le insegnanti, che hanno prodotto il materiale di studio dopo aver frequentato un corso di formazione, e il clima di partecipazione tra gli alunni di due classi diverse. Da osservatore esterno, inoltre, i giovanissimi studenti hanno dimostrato di aver aggiunto al loro bagaglio culturale un’importante esperienza con la lingua inglese, leggendo con buona pronuncia i lavori e i testi prodotti. Per una considerazione finale sul progetto, abbiamo chiesto un commento alle due insegnanti, referenti ed esecutrici del progetto.

 

“I bambini in questo percorso - ha dichiarato la docente Domenica D’Innocente - hanno identificato, definito, abbinato l’immagine alla parola, spiegato, comparato, ripetuto, applicato, sviluppato, illustrato, presentato, analizzato, immaginato, creato, composto, ipotizzato, giudicato, scritto, valutato, accettato, apprezzato, criticato… potrei continuare ancora solo per mettere in evidenza che ogni piccola azione che gli alunni svolgono ha un valore fondamentale per il loro sviluppo. Se avessimo avuto più tempo, lo scorso 23 giugno, più che la semplice presentazione del lavoro sarebbe stato interessante organizzare una lezione aperta per poter comprendere meglio cos’è un Clil e come mettere in atto metodologie alternative alla lezione frontale”.

 

“L’uso della lingua madre - ha proseguito l’insegnante Alessandra Morgese - è stato ancora molto persistente, benché sia fondamentale per la trasmissione di contenuti disciplinari. L’inserimento di alcuni stimoli didattici in inglese ci ha permesso non solo di aumentare le occasioni di studio della seconda lingua, ma anche di guardare ai contenuti secondo diverse “ottiche di pensiero”. Ciò perché la struttura di una lingua corrisponde anche alla struttura di un modo di pensare. La metodologia Clil non solo ha l'obiettivo di alzare il livello di conoscenza della lingua inglese, ma vuole anche agire sulla pedagogia e spostare il centro dell'attenzione delle insegnanti: dalla domanda ‘cosa’ insegno a ‘come’ insegno. Inoltre è stata un’esperienza non di sola “immersione” in un’altra lingua, ma anche di “integrazione” fra le due classi, fra le insegnanti che hanno collaborato molto fra loro, cosa che non è sempre scontata.Concludo dicendo che ci abbiamo provato, che ci è piaciuto e che continueremo”.

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