Venerdì 24 Novembre 2017
   
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Amore sano e amore malato nell’adolescenza: se n’è parlato alla Festa dell’Oratorio

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La visione e il commento di alcuni significativi cortometraggi realizzati da adolescenti ha costituito l’occasione per un incontro svoltosi lo scorso lunedì, 12 giugno, presso il cortile dell’Istituto “Cristo Re”, in occasione della Festa dell’Oratorio “Pier Giorgio Frassati”, voluta, come ogni anno, ad inizio estate, dai giovani e giovanissimi di tale ritrovo parrocchiale.

Organizzata in collaborazione con l’associazione di volontariato “Comunione è vita”, “Amore sano e amore malato nell’adolescenza”, oltre che gli interventi di Vito Cessa, sindaco di Casamassima, di Rosanna Selvaggi, presidente di “Comunione è vita”, di Lina Bonifacio, insegnante di Scienze umane e filosofia presso il Liceo delle Scienze umane “San Benedetto” di Conversano, e di una delegazione di studentesse di tale istituto, ha previsto percorsi audiovisivi collettivi seguiti da riflessioni su quanto realizzato da un nutrito gruppo di studentesse del liceo “San Benedetto” di Conversano. Gli stessi lavori erano già stati mostrati su Casamassima poco più di un mese fa durante il convegno internazionale “Il bene e il male nell’Ars Pueri”, tenuto da “Comunione è vita” alla Lum il 5 e 6 maggio scorsi. 

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In quell’occasione l’equipe di psicoterapeuti e psicoanalisti intervenuti, coordinati dalla dottoressa Nunzia Tarantini (psicoterapeuta di orientamento junghiano, ricercatrice Arpa e docente a contratto in “Interpretazione psicodinamica del disegno infantile e adolescenziale” presso l’Università di Vilnius in Lituania, che da anni ispira e coordina corsi sul disegno e sul suo significato, con il prezioso supporto dell’associazione di volontariato casamassimese, al fine di promuovere presso gli operatori del settore psicologico e pedagogico una efficace prevenzione in situazioni di disagio infantile scolastico, familiare, sociale, ma soprattutto personale), avevano avuto modo di approfondire, attraverso l’analisi di disegni realizzati da bambini, le tematiche del bene e del male in età evolutiva, incentrandosi, in particolare, sull’analisi di tali elementi nelle relazioni amorose e sulle dinamiche attraverso le quali si sviluppano l’amore sano e l’amore malato.

“Le tematiche trattate – hanno raccontato alcune studentesse tra le pagine del giornalino della scuola prodotto proprio al Liceo delle Scienze umane “San Benedetto” di Conversano – hanno coinvolto notevolmente la nostra classe, che già in passato si era interessata a problematiche simili, quali la violenza sulle donne, il femminicidio, il cyberbullismo, l’adolescente traumatizzato e la sua cura, partecipando attivamente a numerosi progetti realizzati a scuola. In aggiunta alle esperienze fatte in precedenza, questa iniziativa ci ha dato la possibilità di ampliare le nostre conoscenze, con uno sguardo anche al di fuori dell’Italia. Per la prima volta, infatti, abbiamo avuto un contatto diretto con rappresentanti di altre nazioni come la Macedonia, l’Iran e l’India”.

L’esperienza di questo convegno – si legge sempre nell’articolo redatto dalle alunne – ci ha fatto comprendere che l’analisi dei disegni in psicoterapia è utile e positiva sia per l’esperto che per il bambino/ragazzo, in quanto per il primo rappresenta un elemento chiave sia per l’individuazione di eventuali problemi dell’individuo e/o della famiglia, sia per il successivo percorso riabilitativo, mentre per il secondo è da considerarsi indispensabile poiché, utilizzando il disegno come strumento di comunicazione, può imparare a distinguere, già in età evolutiva, situazioni non propriamente sane, cogliendo la possibilità di riscattarsi a livello personale, scegliendo di interrompere quel circolo vizioso che si crea tramandando di generazione in generazione un atteggiamento malato o violento. In questo modo l’individuo può quindi mettere se stesso in grado di creare delle relazioni sane in età adolescenziale e adulta”.

“Questa serata – ha tenuto a porre in evidenza Rosanna Selvaggi, docente di Matematica presso la nostra scuola media – esattamente come il convegno dello scorso maggio è servita a mostrare alla cittadinanza i lavori di alcuni adolescenti che, improvvisandosi attori o registi, hanno prodotto filmati sulla differenza tra ciò che può dirsi ‘amore sano’ e ciò che è invece da considerarsi ‘amore malato’, temi a loro molto cari. La ‘messa in scena’ di tale dicotomia ha portato a sviscerare alcune dinamiche molto scottanti, veri miti tragici attuali che interessano la psicopatologia dell’amore e della violenza e questi ‘attori della realtà’, senza averne coscienza, hanno dato l’impressione di essere fino in fondo prigionieri di conflitti di cui quotidianamente sono spettatori e spesso vittime: un autentico teatro spontaneo in cui si rappresentano passioni alte e basse proprie dell’essere umano”.

“In questo progetto abbiamo coinvolto sei classi, una prima, una seconda, una terza, una quarta e due quinte. Tutte insieme hanno realizzato dei video per interpretare il proprio modo di vedere il bene e il male nell’amore di coppia”, ha spiegato invece la professoressa Pasqualina Bonifacio, che ha anche sottolineato che “per quanto riguarda noi docenti, l’aspetto particolare è consistito nel ‘non intervento’, in quanto ci è stato chiesto dagli organizzatori di non concettualizzare i diversi aspetti della tematica, con l’obiettivo di lasciar esprimere i ragazzi liberamente, limitandoci a facilitare la risoluzione di qualche problema organizzativo”.

Una parentesi della Festa dell’oratorio, quella dello scorso lunedì, decisamente all’insegna dell’analisi, del confronto e della riflessione per tutte le età e in particolar modo di chi si sta avvicinando adesso, magari per la prima volta, ai delicati temi dell’amore e delle emozioni: i ragazzi. Perché imparare a conoscersi e a riconoscere la natura del proprio approccio alla vita e al prossimo può rivelarsi importante, se non indispensabile, per i più giovani. Non è un caso se i ragazzi dell’oratorio abbiano spinto per un’iniziativa di questo tipo e nemmeno se gli studenti di una delle pluripremiate classi che hanno realizzato gli apprezzati video abbiano commentato l’esperienza vissuta affermando: “Prima di questo lavoro non eravamo ancora una classe. Questo lavoro ci ha aiutato a diventarlo”.

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