Martedì 23 Maggio 2017
   
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La vita è un giro di Valzer

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Sono cinque anni ormai che l’Associazione culturale casamassimese apulia (ACCA), decennale compagnia teatrale locale, ha il merito di aver riportato il teatro a Casamassima organizzando, presso l’auditorium del laboratorio urbano “Officine Ufo”, la rassegna “Inverno a Teatro”. Si è svolto mercoledì 10 maggio, in replica venerdì 12 maggio, l’ultimo attesissimo appuntamento ed è stata proprio l’Acca a far calare il sipario sull’edizione appena conclusa, mettendo in scena la commedia “Piedi di feltro” di Mario Alessandro Paolelli.

 

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Paolelli nasce a Milano il 5 settembre 1969. Laureatosi in Ingegneria Chimica all’Università degli Studi di Roma, comincia a scrivere nel 1993. Doppiatore e cantante nel coro gospel “Soul Singers”, Mario Alessandro Paolelli annovera fra le sue composizioni spettacoli come “Amen”, “L’attaccapanni”, “Prima del deserto”, “Questo non è un giallo” e  “Piedi di feltro”, risultato a giugno del 2000 finalista del concorso “Giovani Autori” al Teatro Vittoria di Roma.

 

In “Piedi di feltro”, atto unico della durata di 1 ora e 25 minuti, un giocatore poco abile sfida, durante la partita di un torneo di scacchi, l’avversario. Null’altro che un computer dall’occhio inespressivo, il quale non lascia trasparire la benché minima emozione. E gliele dà tutte vinte, o almeno così pare a detta delle sue pedine. Vi siete mai chiesti, infatti, cosa accade agli scacchi dopo essere stati mangiati e rimessi nella scatola? Fra le pareti marroni che simulano l’interno inizialmente vuoto della scatola, i pezzi, elegantemente vestiti di colore bianco o nero a seconda della squadra, e con la suola di feltro verde sotto le scarpe, fanno ingresso in ordine di cattura. Più che entrare, però, essi vengono letteralmente gettati senza alcuna delicatezza e si animano. Un gioco nel gioco, perché mentre al piano di sopra si sta disputando la partita, un pedone e un cavallo, interpretati da Gerardo Gintili e Francesca Meliota, intrattengono il pubblico giocando a carte, già preparati ad accogliere al prossimo scacco il pedone nero, Martina Gintili. Quest’ultimo serve fedelmente la regina nera, rivale in amore della regina bianca. Le due regine, Sara Mosca e Marica Pace, si contendono il re bianco, Alessandro Iacovelli. Se pur entrambe non vogliano cedere alle lusinghe di Giuseppe Bonasia, che sul palcoscenico veste i panni di un alfiere don Giovanni, un po' francese un po' spagnolo. La salute dell’alfiere viene messa più volte a dura prova dalla torre forzuta di Pasquale Sidella e da Flagella la dama porta iella, specialista nel prevedere e avverare i malanni dei compagni, nella vita Rosa Tritto.

 

L’ultimo a scendere è il re dei neri, rappresentato da Giuseppe Saponaro, un tale Enrico acclamato a gran voce da Salvatore o Salvatòre. La storia di Salvatore è bizzarra! É sciocco, da quando un colpo al capo deve avergli sortito un brutto effetto. Condannato ad assorbirsi film, pubblicità e programmi televisivi di ogni genere nel corso delle partite, un giorno è caduto a testa in giù dalla scacchiera, passando del tempo prima che venisse raccolto. Sarà inaspettatamente Salvatore a illudere gli altri di poter finalmente rompere e abbandonare quella “prigione”. Ma li costringerà poi a tornare ognuno al suo posto, pronti per iniziare una nuova partita, in quanto solo scatole e quadrati restano un porto sicuro.

L’autore del doppio finale a sorpresa è stato Mario Manzari, che oltre a recitare nei panni  di Salvatore, ha curato la regia dello spettacolo, aiutato dalla spalla Francesco Pastore.

Si devono agli attori Francesca Meliota, attualmente presidente dell’associazione, Sara Mosca, Alessandro Iacovelli e Rosa Tritto gli accessori, i costumi, il trucco e il parrucco, grazie ai quali gli spettatori si sono sentiti partecipi della partita a scacchi più surreale e divertente che abbiano mai visto. Ciò è stato reso possibile, inoltre, dal lavoro dell’attrezzista e direttore di scena Marisa D’Addabbo e dalle scenografie, audio e luci di Pietro Nigro.

 

“In fin dei conti cos’è la vita se non un giro di valzer? E se è un valzer, allora bisogna ballare. E se bisogna ballare, bisogna trovare qualcuno con cui ballare”. Felici di aver danzato insieme agli amici dell’Acca, non ci resta che aspettare il prossimo anno per gridare nuovamente: Buon teatro!

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