“La villetta degli orrori”

gattini uccisi (1)

Cosa rischia chi uccide un animale?

Tra i rifiuti che affollano quella che un tempo era una pista di pattinaggio, sono stati rinvenuti sotto una panchina i corpicini martoriati, e senza vita, di tre gattini brutalmente uccisi a colpi di pietre e bottiglie in vetro. Ai cuccioli, volati prematuramente sul ponte dell’arcobaleno a causa del gesto sconsiderato dei teppisti, è stata data una degna sepoltura.

I crimini che si consumano sui gatti, contro esseri piccoli e indifesi, e nei confronti dei cani raramente costituiscono episodi isolati di violenza, ma rappresentano il sintomo di un disagio più profondo, e purtroppo sono anche in molti casi precursori di una possibile escalation delinquenziale.

Il cittadino che vi assistite, oppure che effettua la macabra scoperta del cadavere degli esemplari, ha il dovere morale di denunciare. Per segnalare la molestia o il delitto di un animale, è necessario rivolgersi alla Polizia Locale o ai Carabinieri, che dal canto loro hanno l’obbligo giuridico di intervenire.

La legge italiana sanziona una serie di condotte contrarie al sentimento verso gli animali che sono, oltre alla fattispecie ormai comune dell’abbandono, il maltrattamento e l’uccisione. Scopriamo insieme in quali punizioni incorre chi se ne macchia. L'articolo 544-ter del codice penale sancisce che chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale, ovvero lo sottopone a sevizie, a comportamenti, fatiche o lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche, è punito con la reclusione da 3 mesi a 18 mesi o con la multa da 5mila euro a 30mila euro. La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze velenose, ovvero li assoggetta a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi. La pena è aumentata della metà se dai fatti deriva la morte dell'animale.

Francesca Valentino