Martedì 19 Marzo 2019
   
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A Casamassima diversi casi di suicidio negli ultimi anni

suicidio

Gli organi civili e religiosi vicini ai cittadini

Secondo gli ultimi dati Istat, l’Italia si colloca tra i paesi del mondo a più basso rischio di suicidio, tuttavia sono circa 4.000 le persone che ogni anno si tolgono la vita nel nostro Paese. Una perdita di vite umane di gran lunga maggiore di quante se ne registrano ad esempio per omicidio. Considerato che i gesti estremi rientrano nel novero di quelle cause di morte che vengono definite completamente evitabili, grazie ad opportuni interventi di precauzione, il valore auspicabile dovrebbe corrispondere a nessun decesso.

A Casamassima si è trattato di soggetti non noti ai servizi sociali. Lo conferma la responsabile dei servizi socioculturali del Comune di Casamassima, Teresa Massaro. Allo scopo di prevenire le condotte suicidarie sul territorio, come spiega Teresa Massaro, se sono i servizi sociali che incrociano qualcuno che manifesta particolari stati di disagio, lo indirizza prontamente presso il centro di salute mentale, affinché il personale addetto possa prenderlo in carico.

I servizi sociali rimangono a supporto e a disposizione se occorre migliorare la qualità della vita del soggetto. Il centro di igiene mentale è dotato di una equipe operativa composta da un medico, un assistente sociale, uno psicologo e da un infermiere, i quali si preoccupano di seguire il paziente sotto tutti i punti di vista, innanzitutto farmacologico ma anche del sostegno psicologico.

I cittadini possono ottenere conforto inoltre dalle istituzioni religiose presenti a Casamassima. Durante una chiacchierata che chi scrive ha avuto con don Carlo, il parroco di Santa Croce afferma che Colui che ci ha creato vuole il bene di tutti i suoi figli, quindi bisogna imparare a guardare oltre le difficoltà, e a non sentirsi appunto abbandonati. “Coloro che vengono a confessarsi - continua don Carlo - lo fanno perché credono in Dio. Nella maggior parte dei casi, il prete riesce a distogliere chi può manifestare l'intenzione a compiere un atto estremo, dal commettere il fatto. Da sacerdoti, una volta purtroppo che è accaduto l’irreparabile, restiamo in silenzio accanto alle famiglie tramite la fede e la preghiera. Ma penso che la famiglia, al giorno d’oggi in cui regna l’apparenza, e si vuole dare a vedere che va sempre tutto bene, debba interrogarsi su quelle che potrebbero essere state le sue responsabilità rispetto al folle gesto compiuto da un proprio congiunto, e dialogare con lui finché è in vita”.

Don Carlo rammenta che per la Chiesa Cattolica il suicidio significa rinnegare la vita. L’uomo, quando nasce, è la manifestazione di un dono offerto da Dio, dunque l’uomo attraverso il suicidio si arroga il diritto di interrompere l’esistenza regalatagli da Cristo. Addirittura, in passato era vietato l’ingresso in chiesa del feretro dei morti suicidi. Successivamente, soltanto dopo il Concilio Vaticano II la Chiesa ha abbracciato il principio della Misericordia di Dio. Dio cioè perdona pure questo atto estremo.

Gli individui che si uccidono o tentano il suicidio non desiderano morire. Semplicemente vogliono smettere di stare nelle condizioni in cui si trovano, o porre fine alle sofferenze interiori divenute ormai insostenibili. I pensieri di suicidio hanno molteplici origini. Molto spesso, sono il risultato di sentimenti di impotenza di fronte a quella che sembra essere una situazione travolgente. Dette situazioni consistono in problemi economici, la morte di una persona cara, la rottura di un rapporto, solitudine, depressione oppure in una malattia debilitante. L’individuo sprofonda in una fase di crisi acuta, non vedendo un’altra soluzione diversa dal suicidio. È importante riconoscere in anticipo i campanelli d’allarme così da tendergli la mano.

FRANCESCA VALENTINO

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