Venerdì 03 Luglio 2020
   
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LELLO DEGENNARO, È RIBALTA NAZIONALE. GUAI IN ARRIVO PER IL PD

il baricentro

Per i distratti e gli inconsapevoli facciamo un rapido riepilogo di quel che negli ultimi giorni sono stati i fatti di cronaca che hanno invaso le pagine dei media locali, ma che – scopriamo – essere anche questione nazionale. E Casamassimaweb, oggi, ancor prima di Repubblica, Gazzetta e Corriere, prova a tracciare un quadrato all’interno del quale far convergere i vari fatti, visto il coinvolgimento di personaggi vicini alla nostra cittadina.

Come riportato sul nuovo numero del nostro settimanale in edicola da ieri, nei giorni scorsi si è fatto un gran parlare di mafia e rapporti con i clan da parte di un imprenditore noto, Lello Degennaro, ex presidente dell’Interporto regionale della Puglia e rettore dell’Università Lum Jean Monnet, nonché erede dell’impero costruito dal padre, il senatore Giuseppe Degennaro.

Ma andiamo per ordine.

Nei giorni scorsi (mercoledì 20 luglio) Repubblica titolava: “Mafia, Lello Degennaro perquisito”; nell’articolo si leggeva di un presunto coinvolgimento nell’inchiesta “Domino”, quella che dal dicembre 2009 indaga sugli affari del clan Parisi-Stramaglia e sugli affari tra imprenditori, liberi professionisti e criminalità organizzata.

I fatti: la Guardia di finanza perquisiva (martedì 19 luglio) gli uffici de Il Baricentro e a fine giornata acquisiva atti eventualmente utili per il prosieguo delle indagini.

Giovedì 21 luglio invece, Repubblica faceva dietrofront e annunciava – attraverso le dichiarazioni dell’avv. La Scala, difensore di Lello Degennaro – che lo stesso si dichiarava assolutamente estraneo ai fatti contestati e che pur essendo indagato nello stesso fascicolo che riguarda il clan Parisi, non viene contestata l’aggravante mafiosa.

L’accusa di riciclaggio: 2 milioni di euro derivanti da una penale. L’indagine approfondisce un preliminare di vendita stipulato nel 2002 tra Vincenzo Lagioia, noto imprenditore vicino al clan Parisi, e Vito Lacaselllello degennaroa, commercialista vicino alla famiglia Degennaro e amministratore della società Sec (riconducibile secondo gli investigatori proprio alla famiglia). L’affare è quello su un terreno a Noicattaro che però non andò mai in porto, e proprio per questo Lagioia avrebbe versato alla Sec il doppio della caparra, appunto 2 milioni di euro. Un espediente, in sostanza, secondo la Procura, per ric iclare il denaro.

Ma il coinvolgimento di Lello Degennaro, in questi giorni, non si ferma solo alla cronaca locale. Come riferito in apertura, la ribalta è nazionale: di mezzo ci sarebbe un’inchiesta che i magistrati della Procura di Bari hanno avviato sulle elezioni del 2005. All’epoca, dopo il decesso del senatore Giuseppe Degennaro, Nicola Latorre, del Partito democratico e “faccendiere” di Massimo D’Alema, concorreva per la poltrona a l Senato proprio contro il figlio Lello.

L’inchiesta pare si stia concentrando su “certi” rapporti tra Latorre, il Partito democratico e Alberto Tedesco, ex assessore alla Sanità del primo governo Vendola, con due comitati elettorali di Valenzano, a pochi passi da Casamassima, che “secondo le indagini – si legge sulla seconda pagina nazionale de Il giornale di oggi, domenica 24 luglio – avrebbero avuto al loro interno personaggi collegati alla malavita pugliese interessata a controllare pacchetti di voti da mettere sul mercato”. Pare che Latorre non sia indagato, ma voci di corridoio riferiscono che verrà ascoltato nei prossimi giorni perché persona informata dei fatti, dalla Procura distrettuale antimafia di Bari, sempre su “Domino”, sempre collegata al clan Parisi-Stramaglia.

È il caso di dire che torneranno a tremare il Pd, lo stesso Latorre e Tedesco, anello di congiunzione della vicenda: il congruo bottino di voti di quest’ultimo, infatti, sarebbe confluito su Latorre in occasione di quelle elezioni 2005 in cambio di un’entrata trionfante nel Pd che lo vide qualche mese dopo nominato assessore regionale alla Sanità, e dopo il ciclone che lo coinvolse due anni fa, lo ha visto traghettare al Senato (al posto di Paolo De Castro, trasferito a Bruxelles) e salvarsi in corner dagli arresti domiciliari nei giorni scorsi.

Degennaro dunque, sarebbe estraneo al voto di scambio per quelle consultazioni elettorali e ai rapporti con i clan mafiosi.

Di questa vicenda però, non abbiamo trovato traccia né su Repubblica, né sugli altri giornali locali.

Commenti  

 
#1 BATTISTA LUCA 2011-07-24 21:57
In quanto cittadino di Casamassima il Sig. Lello De Gennaro suscita il mio interesse,in quanto lo stesso è figlio della vedova del defunto senatore Giuseppe De Gennaro,la signora in questione risulta essere intestataria della società I.R.E.S.E,per mezzo della quale veniva gestita la BariAlto S.R.L.,lA I.R.E.S.E. NEL FRATTEMPO è fallita ,il tribunale ha stabilito che il Comune di Casamassima vanta un credito nei confronti della società della madre del rettore della LUM,per rivalersi dei crediti pari a 1.600.000 euro circa,l'amministrazione comunale prossimamente sarà chiamata a stabilire il da farsi circa la questione I.R.E.S.E.
All'epoca delle elezioni supplettive 2005 La TORRE era candidato con i DS,mentre il suo avversario De Gennaro rappresentava FI COSì COME IL SENATORE SUO DEFUNTO PADRE,i DS e FI sono confluiti nel PD e nel PDL a cui è vicino l'imprenditore De Gennaro non che partito di maggioranza relativa dell'attuale maggioranza di governo cittadino.
 

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