Martedì 19 Novembre 2019
   
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PROSTITUZIONE, SGOMINATO GRUPPO CRIMINALE

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C’è anche il casamassimese Antonio Dell’Edera, classe 64, tra gli arrestati alle prime luci dell’alba di oggi: oltre 200 militari del Comando provinciale Carabinieri di Bari, supportati da un elicottero e da unità cinofile, hanno portato a termine un’importante operazione di polizia, che ha consentito di sgominare un gruppo criminale, operante nella provincia di Bari e con ramificazioni a Lecce e Genova, dedito allo sfruttamento e al favoreggiamento della prostituzione.

Una ventina sono stati i provvedimenti restrittivi in carcere, emessi dal GIP del Tribunale di Trani su richiesta della Procura della Repubblica di Trani che ha coordinato le indagini, eseguiti a carico di altrettanti soggetti che dovranno rispondere, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento e all’induzione alla prostituzione, nonché al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, agli incendi e alle estorsioni ai danni di alcune prostitute che si rifiutavano di pagare i loro “protettori”.

L'operazione conclude una complessa e articolata attività avviata dai Carabinieri della Compagnia di Molfetta verso la fine del 2008, quando i militari arrestarono il 32enne bitontino Giuseppe Robles (a capo dell’organizzazione) con le accuse di tentato omicidio e sfruttamento della prostituzione. L’uomo aggredì, picchiò e ferì con un colpo di arma da fuoco un 43enne andriese che, dopo aver consumato un rapporto sessuale a pagamento lungo la SP 231 (ex s.s. 98) a Terlizzi, si rifiutò di pagare l’intera prestazione. Conseguentemente seguirono nel febbraio del 2009 e nell’aprile dello stesso anno gli arresti di un 55enne e di un 32enne barese, sorpresi ad accompagnare quotidianamente sul luogo di lavoro (sempre la sp231 a Terlizzi) 6 prostitute di nazionalità spagnola, colombiana e polacca.

Le indagini proseguite ininterrottamente, a seguito anche degli incendi di alcuni casolari utilizzati per la prostituzione, e sviluppatesi con intercettazioni telefoniche e ambientali oltre a numerosi e impegnativi servizi di osservazione e pedinamento, hanno consentito di delineare i contorni dell’organizzazione criminale, a struttura verticistica, in cui ogni sodale aveva dei compiti e ruoli ben definiti.

A capo vi era Giuseppe Robles, che emanava le direttive attraverso la sua “luogotenente”, nella fattispecie la moglie Angela Vulpis, la quale gestiva, in assenza del consorte detenuto presso la casa circondariale di Trani o in regime di arresti domiciliari, gli introiti e le problematiche organizzative e logistiche dell’attività illecita.

Poi vi erano gli addetti alla stipula di fittizi contratti preliminari di compravendita dei casolari destinati alla prostituzione, ubicati principalmente lungo la SP 231 di Terlizzi, che venivano conseguentemente registrati regolarmente presso l’Agenzia delle Entrate del capoluogo pugliese. Così facendo la promessa di vendita risultava efficace al momento di un eventuale controllo delle Forze dell’Ordine, ma di fatto era destinata a non concretizzarsi mai trasferendo comunque la disponibilità di utilizzo dell’immobile alla prostituta che lo occupava e sottraendo il reale proprietario alla responsabilità di dover rispondere di favoreggiamento della prostituzione. Gli atti preliminari di acquisto erano quindi una situazione creata “ad hoc” per dare una parvenza di legalità all’attività illecita. Qualora le prostitute fossero state controllate dalle Forze dell’ordine sarebbero state in grado di giustificare il possesso del casolare, sottraendo gli appartenenti al gruppo, proprietari degli immobili, a eventuali responsabilità penali. Qualora le prostitute non erano in grado di versare il denaro relativo all’occupazione dei casolari che andava dai 350 euro giornalieri ai 1750 settimanali, venivano minacciate della conseguente chiusura e costrette a pagare con atti intimidatori come l’incendio delle loro autovetture.

Fondamentali per l’organizzazione erano coloro che si interessavano del reclutamento direttamente in Sudamerica delle ragazze da avviare sulla strada. Di questo si occupava principalmente una colombiana che, avvalendosi delle sue numerosissime conoscenze, contattava le prostitute facendole arrivare a Terlizzi in una sorta di vero e proprio “turn over”. A ogni partenza infatti corrispondeva sempre l’arrivo di una nuova prostituta in modo da soddisfare una clientela sempre più numerosa. Le donne a loro volta da appartamenti in locazione o hotel cittadini di Bari venivano quotidianamente prelevate e accompagnate a Terlizzi dai “tassisti”, gli addetti al trasporto dell’organizzazione. Ogni prostituta inoltre veniva preventivamente istruita, conosceva già prima del suo arrivo a chi rivolgersi per i vari spostamenti, nonché le persone alle quali versare i soldi sia per l’utilizzo del casolare che per l’azione di protezione promossa dai sodali. Il meccanismo di reclutamento era molto semplice: l’ingresso con visto turistico delle sudamericane attraverso la Spagna e la successiva circolazione pressoché libera nei paesi UE fino ad arrivare a Terlizzi.

Alla base dell’organizzazione vi erano infine i “guardiani”, che oltre ad assicurare “protezione” alle straniere si portavano dalle stesse nelle tarde ore pomeridiane per riscuotere il denaro da consegnare direttamente al capo che lo avrebbe poi ripartito tra i sodali e gestito, anche per il tramite della moglie, per le esigenze del gruppo.

Nel corso dell’operazione sono stati sottoposti a sequestro 2 casolari, 1 container e 1 roulotte dislocati lungo la SP 231.

Gli arrestati:

  1. ROBLES Giuseppe, cl.78, di Palo del Colle, (detto Michele);
  2. VULPIS Angela, cl.82, di Palo del Colle, (moglie di Robles Giuseppe) – Arresti domiciliari;
  3. MININNI Pasquale, cl.61, di Palo Del Colle, (detto “Sguercio”);
  4. LOSAPIO Chiara, cl.65, di Paolo del Colle, (moglie di Minnini Pasquale, detta “Zia Chiara);
  5. DELL’EDERA Antonio, cl.64, di Casamassima;
  6. CARFAGNINI Pasquale, cl.46, di Modugno;
  7. DELFINO Giuseppe, cl.68, di Modugno;
  8. TAURINO Gaetano, cl.81, di Sannicandro di Bari;
  9. LIUZZI Pasquale, cl.48, di Bari;
  10. COLASANTO Anna, cl.72, di Cassano Murge, (moglie di Cincavalli Francesco e detta “Antonella”) – Arresti domiciliari;
  11. PELUSO Anna Pasqua, cl.57, di Cassano Murge, (detta “Angela”);
  12. MANIGRASSO Matteo, cl.74, di Cassano Murge;
  13. HERNANDEZ Ortiz Lady Tatiana, cl.74, colombiana residente a Bari;
  14. ZRAGA Mohamed Ben Kalifa, cl.72, tunisino residente a Corato, (detto “Chery”);
  15. ANDRIANI Giuseppe, cl.62, di Molfetta;
  16. NOVELLO Carlo, cl.51, di Molfetta;
  17. CINCAVALLI Francesco, cl.67, di Cassano Murge, (detto “Antonio”); GIA’ DETENUTO

 

Commenti  

 
#3 nicola 2011-09-28 09:04
prima di dare giudizi ogni persona si deve guardare dentro di sè. Il Dell'Edera lo si deve conoscere e parlare per capire che lui è cittadino del mondo. Lo conosco da tempo ha sempre svolto il suo lavoro al meglio mettendosi a disposizione della gente, non vedo nesun motivo perchè lo stesso non dovrebbe effettuare atti di compravendita alle persone, anche se questi poi fanno l'uso che credono, al Dell'Edera questo non importa lui ha fatto solo il suo lavoro da impiegato notarile. Prima di giudicare bisogna leggere le carte e sapere i fatti giusti. Sono orgoglioso di essere suo amico.
 
 
#2 gennaro 2011-06-27 22:35
Due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, ma riguardo l’universo ho ancora dei dubbi. Albert Einstein
 
 
#1 francesco 2011-06-18 15:56
bella figura ai fatto sei il disonore della famiglia
 

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