Mercoledì 19 Dicembre 2018
   
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ACQUA E PRIVATIZZAZIONE AQP. AI CASAMASSIMESI POCO INTERESSA

acqua

In un auditorium semivuoto, animato solo dai ragazzi del gruppo Agesci Casamassima 2 e da qualche sparuto cittadino, si è svolto l’incontro con Giovanni Carella del comitato “L’Acqua non si vende” dell’Acquedotto pugliese, incontro mirato a chiarire i dubbi circa la privatizzazione dell’acquedotto su cui saremo chiamati a esprimerci con i referendum del 12 e 13 giugno.

Forse è l’effetto del clima elettorale, ma ci aspettavamo di vedere la partecipazione anche dei politici locali, o perlomeno di quelli che sulla privatizzazione dell’acquedotto hanno sempre trovato terreno fertile e si sono sempre schierati contro tale provvedimento; ma evidentemente in questo periodo sono presi da altre priorità, al cui confronto il futuro del bene acqua può solo impallidire.

La storia dell’Acquedotto pugliese nasce all’inizio del 1900 quando l’onorevole Imbriani si fece promotore in Parlamento della necessità di dotare la Puglia di un sistema idrico che oltre a combattere la secolare penuria d’acqua, sostituisse le cisterne in uso fino ad allora, cisterne che non garantivano  né la purezza né la potabilità, anzi erano spesso veicolo di infezioni ed epidemie.

Allo stato attuale con i suoi 18mila km di rete idrica, l’AQP è in grado di provvedere alla gestione integrata del ciclo dell'acqua: la captazione, la raccolta, la potabilizzazione, la capillare distribuzione per uso civile, in Puglia e in alcuni comuni di regioni confinanti; garantisce analisi batteriologiche ogni 24 ore e da qualche anno produce compost ricavato dai fanghi di rifiuto provenienti dai depuratori.

Partendo dal presupposto che l’acqua è un diritto e non un privilegio, e va pertanto garantita a tutti, il comitato “L’Acqua non si vende” ha raccolto in Puglia 1.500.000 firme per sensibilizzare i cittadini a scendere in piazza contro la logica del profitto a tutti i costi, che porterebbe alla privatizzazione di un servizio pubblico. È stato presentato in Regione un disegno di legge, attualmente in discussione alle commissioni consiliari, per ripubblicizzare l’Acquedotto: è previsto un consiglio d’amministrazione partecipato, che comprenda anche rappresentanti delle associazioni dei consumatori, dei lavoratori e dei cittadini; e inoltre il reinvestimento dei proventi in opere di ammodernamento. Il disegno di legge dovrebbe essere approvato entro fine mese.

L’alternativa paventata si avvia sulla strada della privatizzazione: amministratore unico e AQP relegato unicamente al ruolo di gestore, mentre le sottodirectory verrebbero affidate a società miste.

A chi dice che il pubblico non è efficiente, il comitato risponde che le paventate perdite del 60% nella rete idrica non corrispondono a verità: le perdite totali sono di poco meno del 50% e vanno divise fra “età” della struttura, furti, lavaggi dei serbatoi e altro.

Con il referendum verremo chiamati ad abrogare due articoli: l’articolo15 della Legge Ronchi (166/2009) e un articolo del testo unico sull’ambiente (152/2006). Chi volesse saperne di più, sul referendum o su quello che comporterebbe la privatizzazione, può consultare il sito internet www.acquabenecomune.org.

Commenti  

 
#1 michele 2011-04-18 16:19
solo per dire che il sig. Gianni Carella non era presente a titolo personale, ma a rappresentanza del Comitato L'acquanonsivende di Casamassima nato a settembre del 2010....di cui fa parte Scout cas.2 ed altre associazioni che evidentemente chi scrive non gradisce mai citare. quando si scrivono notizie di pubblica utilità sarebbe preferibile approfondire.....grazie!
 

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