Mercoledì 12 Dicembre 2018
   
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PROTEZIONE CIVILE, FACCIAMO IL PUNTO

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A paragonare a un iceberg affondatore la rivisitazione delle norme sulla protezione civile contenuta nel decreto “Milleproroghe” del Ministro Tremonti è stato il capo del Dipartimento della Protezione Civile, Franco Gabrielli.

Tra i vari emendamenti contenuti nel Milleproroghe ce n’è uno che, modificando la legge 225 del 1992, condiziona il sistema di intervento al parere del Ministero dell'Economia, chiamato a esprimerlo su ogni singola ordinanza del Dipartimento di Protezione civile.

Gabrielli nella lettera che ha scritto al premier Berlusconi, al ministro Tremonti e al presidente della Conferenza delle Regioni Errani, denuncia che l’approvazione dell’emendamento altererebbe il quadro normativo delle competenze in materia di Protezione civile, rendendo di fatto ingestibili gli stati emergenziali che necessitano di immediatezza e tempestività. La formula pensata da Tremonti, infatti, allungherebbe enormemente i tempi di gestione delle emergenze con inevitabili attese del compimento di lunghe procedure burocratiche.

Nella stessa giornata un’altra importante lettera giunge al Governo, il mittente è il presidente Napolitano che accusa Tremonti di aver inserito nel “Milleproroghe” norme aggiunte in un secondo momento, “eterogenee”, “estranee alla stessa materia del decreto” e di “assai dubbia coerenza con i principi e le norme della Costituzione”. Nel provvedimento, originariamente dedicato solo alle proroghe, il Ministro dell’Economia ha fatto rientrare di tutto: dalle riforme fiscali su fondi immobiliari e banche alle tasse su cinema e calamità.

Tremonti si difende dichiarando che le nuove norme si limitano a imporre più controlli, infatti solo le ordinanze successive all'emergenza dovranno, senza più eccezioni, essere riportate allo schema ordinario dei controlli amministrativi e giurisdizionali previsti per tutelare il denaro dei contribuenti.

Al fianco del numero uno della Protezione civile si è presto schierato Giuseppe Zamberletti, padre della protezione civile italiana, che dichiara che “sarebbe estremamente pericoloso ridurre l'agilità dei poteri della Protezione civile, che per altro sono in capo al presidente del Consiglio, con procedure che renderebbero impossibile la tempestività degli interventi e la loro capacità di essere incisivi”.

Scende in campo anche Rossella Muroni, direttore generale di Legambiente, affermando che “è incomprensibile come, da una parte, si voglia affossare un sistema di Protezione civile di successo e, contestualmente, non si tocchi la gestione di quei grandi eventi da cui sono nati i veri abusi dei poteri straordinari”.

Franco Gabrielli in una recente intervista aveva confessato che all’interno del sistema della Protezione civile, sicuramente ricco di eccellenze e generosità, vi è una “sistematica allergia all'organizzazione e una difficoltà a guardare al di là delle contingenze”.

Ma la novità più pregnante in tema Protezione civile è diretta conseguenza dell'autonomia 'impositiva' delle Regioni, e cioè la possibilità di aumentare tasse e tributi nel caso in cui si sia dichiarato lo stato di emergenza. Tutte le regioni colpite da eventi naturali calamitosi o di altro tipo (Campania e l’emergenza rifiuti) potranno recuperare risorse, che andranno a finanziare il Fondo di Protezione civile, attraverso il ritocco delle imposte, per esempio quella sulla benzina.
Sui criteri di assegnazione delle competenze da parte delle Regioni, Gabrielli spiega che “più che assessori 'ipercompetenti' mi piacerebbe che le amministrazioni regionali avessero nel loro complesso una maggiore sensibilità al problema della protezione civile”. Il Capo dipartimento si è sempre dichiarato un convinto assertore del fondamentale ruolo del sistema regionale e di un serio ed effettivo federalismo.

L’assessore alle Opere pubbliche e Protezione civile della Regione Puglia, Fabiano Amati, oltre a criticare le nuove norme previste dal decreto “Milleproroghe” per il sistema di Protezione civile, si scaglia contro le modalità di erogazione dei fondi in favore delle regioni Veneto, Liguria, Campania e Sicilia. Amati aveva già denunciato il furto di risorse ai danni della Puglia e di altre regioni meridionali, con un emendamento che destinava 200 milioni di euro alle regioni del Nord colpite dalle recenti alluvioni. Lo stesso Gabrielli chiese chiarimenti poiché il Dipartimento nazionale, unico organo tecnicamente qualificato alla stima dei danni provocati da calamità, non era stato interpellato.

A breve l'esito dell'incontro in mattinata della maggioranza per riempire i tanti punti in sospeso, rivalutare e riformulare quegli aspetti del decreto che hanno suscitato tante polemiche. Tre le strade aperte: porre la fiducia sul testo approvato dal Senato, trattare con l’opposizione per giungere a un testo condiviso ed evitare l’ostruzionismo o ancora ritirare il decreto legge e presentarne uno nuovo il primo marzo, accogliendo i rilievi di Napolitano.

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