Mercoledì 19 Dicembre 2018
   
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UN PROGETTO TRIENNALE PER IL SOSTEGNO FAMILIARE

sostegno familiare

Nell’ambito territoriale n.2 che comprende i comuni di Casamassima, Turi, Sammichele e Gioia del Colle è stata avviata la seconda edizione del progetto “Famiglie accoglienti”, un progetto triennale gratuito partito a dicembre, che prevede diverse azioni a sostegno della famiglia e dei minori. Il progetto è gestito dalla cooperativa sociale Itaca riunita in ATI (Associazione temporanea d’impresa) con le cooperative sociali Occupazione e Solidarietà, Consorzio Casa e Sogno di don Bosco.

Abbiamo parlato del progetto con la dottoressa Angela Lacitignola e la dottoressa Silvia D’Antona.

“Il progetto prevede diverse aree di intervento: c’è l’area di mediazione familiare, l’area di sostegno alla genitorialità, l’educativa domiciliare, l’area affido che mira a sensibilizzare il territorio e promuovere azioni di affido; inoltre sono attive delle azioni trasversali di laboratorio, avviate nelle scuole e destinate sia ai bambini della scuola d’infanzia che ai ragazzi delle superiori, e riguardano tematiche che possono andare dai problemi relazionali genitori-figli, ai problemi di conflitti all’interno delle classi, sia tra alunni e insegnanti, che tra insegnanti stessi. Naturalmente lavoriamo in rete con i servizi territoriali, consultori, scuole, parrocchie, servizi sociali”.

Ma nel dettaglio di cosa si occupano queste iniziative?

L’educativa domiciliare è un intervento educativo di supporto, che si rivolge alle famiglie con difficoltà nella gestione dei minori o con figli in stato di difficoltà socio-ambientale o relazionale e a rischio di esclusione sociale. In questi caso si interviene con educatori che entrano nelle famiglie per promuovere e migliorare le condizioni di vita dei minori, stimolando il dialogo intergenerazionale e prevenendo l’allontanamento dei bambini e dei ragazzi dal loro ambiente familiare.  In questo caso la figura dell’home maker assume una valenza educativa, incentrata sul potenziamento delle competenze genitoriali e dell’autonomia gestionale del nucleo familiare. Egli lavora con tutta la famiglia, nello spazio vitale della famiglia, ma non per questo va percepito come fattore di controllo: si pone piuttosto come supporto alle risorse reali e potenziali del nucleo familiare. Queste stesse famiglie che usufruiscono dell’educativa domiciliare possono rivolgersi anche agli altri servizi come gli sportelli di mediazione familiare e sostegno alla genitorialità.

Allo sportello di mediazione familiare giungono casi segnalati dai servizi sociali o dal tribunale, ma anche casi di coppie che hanno capito cos’è la mediazione attraverso i laboratori e chiedono dei colloqui. Funziona molto il passaparola. Si tratta soprattutto di coppie in crisi, che vogliono continuare la convivenza e l’utilità della mediazione sta proprio nel lavorare sulla prevenzione, cercare di prevenire sia le separazioni che i disagi causati dai conflitti. In questi casi anche al 95% si riesce a raggiungere l’obiettivo. Capita che allo sportello di mediazione si rivolga la moglie per  risolvere la crisi, ma risulta altrettanto difficile il coinvolgimento dei mariti, pertanto il percorso si traduce in un sostegno nella gestione delle emozioni negative che accompagnano la separazione. In questi casi è molto importante la collaborazione degli avvocati, perché una separazione serena aiuta soprattutto a limitare i danni nei confronti dei minori, spesso usati come ostaggio nelle aule dei tribunali.

Al sostegno alla genitorialità si rivolgono famiglie e coppie per qualsiasi tipo di disagio: spesso sono famiglie con figli piccoli o con ragazzi che stanno entrando nell’età adolescenziale o coppie giovani che hanno avuto il primo figlio e non riescono a gestire la possibile rottura degli equilibri di coppia, oppure madri con poca stima di sé e poca autorevolezza nei confronti dei figli, o anche madri apprensive. Veniamo contattati anche dalle scuole, nel caso di bambini con problemi di apprendimento.

È mai successo di venire contattati direttamente dai ragazzi?

Dopo i laboratori nelle scuole secondarie di primo grado, quando si è instaurato un rapporto di fiducia, a volte i ragazzi chiedono di essere ascoltati. In alcune scuole abbiamo attivato uno sportello e i ragazzi che vi si sono rivolti hanno manifestato incertezze nella scelta della scuola superiore, conflitti fra ragazze, disorientamento dei ragazzi nei confronti del mondo femminile, difficoltà di relazione con i professori. Solo alcuni hanno manifestato difficoltà di relazione con i genitori, dovute soprattutto alla gestione degli orari di entrata e uscita di casa. Dal nostro osservatorio, per i ragazzi di questa età assume maggiore rilevanza la difficoltà con il gruppo dei pari. Ad avere difficoltà con i genitori sono spesso i bambini della scuola primaria, che se ben stimolati nella riflessione, quando iniziano a capire cos’è l’ascolto profondo, raccontano di sentirsi poco ascoltati dai genitori perché sempre troppo impegnati ed è capitato che gli stessi bambini abbiano incentivato i genitori a partecipare ai laboratori per adulti.

Riuscite a raggiungere sempre gli obiettivi prefissati?

Ci sono tantissimi fattori che possono influenzare il raggiungimento degli obiettivi: nello sportello alla mediazione familiare c’è la rabbia, ci potrebbe essere l’influenza dei genitori, o problemi economici, per cui spesso la donna potrebbe preferire il rivolgersi a un avvocato. Certo uno degli obiettivi della mediazione è l’accordo, ossia il consenso sulla regolazione dei vari aspetti coinvolti dalla separazione (l’affido dei figli, aspetti economici, la casa coniugale). Se l’accordo viene raggiunto diventa parte integrante dell’atto di separazione, e avrà più probabilità di essere rispettato dagli ex coniugi perché è il frutto della volontà e della disponibilità delle parti. Comunque possiamo affermare che il 90% dei casi arrivati agli sportelli seguono un normale decorso e giungono a buon fine. Anche nel sostegno alla genitorialità spesso vengono fuori altre motivazioni, perché spesso le priorità delle persone che si rivolgono ai servizi sociali sono altre, magari di natura economica, e questo fa perdere di vista i veri obiettivi per cercare di tirar fuori le risorse. Spesso sono proprio queste difficoltà concrete a impedire di raggiungere l’obiettivo.

La crisi economica ha aumentato il numero delle persone che si rivolgono a voi?

Le persone che ora vivono la crisi appartengono a una fascia intermedia: non più chi si è sempre rivolto ai servizi sociali, ma gente che è sempre state bene e adesso deve fare i conti con un licenziamento o una cassa integrazione e cade nell’area di assistenza. Proprio per questo è gente non abituata a chiedere aiuto, ma penso che sarà una questione di tempo. Prima di aiutarle attraverso lo sportello, vorremmo raggiungerle attraverso altre azioni, come i laboratori o i lavori di gruppo in modo da accompagnarle a riscoprire le proprie risorse. All’interno del gruppo si innescano dinamiche terapeutiche di mutuo aiuto e sostegno reciproco, per cui spesso non è necessario arrivare allo sportello. Uno degli obiettivi che vogliamo raggiungere è ricreare le relazioni di comunità: gli effetti della crisi economica possono essere limitati se si vanno a ricreare all’interno del territorio quelle relazioni di comunità che una volta erano naturali ora hanno bisogno di occasioni per essere riscoperte e valorizzate. Queste relazioni non sono solo di sostegno, ma anche di potenziamento delle risorse: il taglio al welfare è stato molto marcato e questo si ripercuoterà sui servizi territoriali, perciò è necessario, ora più che mai, un cuscinetto alla frammentazione, una sussidiarietà costituita dalle relazioni. E’ necessario intervenire adesso per prevenire, altrimenti il servizio sociale non sarà più in grado di fronteggiare il gran numero di bisogni causati dalla crisi economica, dalla forte immigrazione o dal crescente numero di separazioni.

I laboratori sono aperti a tutti.

Il gruppo che si costituisce è fatto da persone provenienti da esperienze diverse a cui si cerca di dare strumenti minimi atti ad aumentare il ben-essere, da utilizzare in tutte le situazioni di vita. I laboratori puntano all’ascolto attivo, alla comunicazione efficace, all’educazione affettiva, all’accoglienza alla diversità. Una modalità efficace di comunicazione e un buon ascolto si contagiano. Insomma, un’occasione per confrontarsi e crescere insieme: “Quest’anno stiamo avendo una buona risposta anche dal territorio di Casamassima. Speriamo che l’incontrarsi a vario livello nelle diverse occasioni proposte dal progetto “Famiglie Accoglienti” renda un po’ tutti, più accoglienti.

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