Domenica 16 Dicembre 2018
   
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AMBIENTE, DOV'ERANO LE ASSOCIAZIONI CASAMASSIMESI IERI?

conferenza

È davvero possibile una “Gestione sostenibile del territorio agro-forestale”? È proprio grazie a questa riflessione che la Regione Puglia, l’Università degli Studi di Bari e il Centro di ricerca e sperimentazione in agricoltura “Basile-Caramia”, hanno intrapreso un ciclo di seminari in vari paesi della provincia di Bari, in merito a diverse tematiche di carattere ambientale, tra le quali inquinamento del suolo, compostaggio, aree protette e gestione della risorsa idrica. Sembrerebbe un paradosso accostare fenomeni atmosferici opposti, quali alluvioni e siccità, ma è una convivenza assolutamente comune nelle regioni dal clima mediterraneo. Nella tappa casamassimese si è affrontato il problema dell’acqua, vista come pericolo se considerata sottoforma di alluvioni o addirittura se assente, provocando siccità.

Invitati di rilevanza tecnica e professionale hanno contribuito a questo incontro, fornendo la propria esperienza e mettendo a disposizione i loro punti di vista: la dr.ssa Mariagrazia Piepoli (Centro di ricerca “Basile-Caramia”), il dr. Carlo Barnaba (componente giunta Terra nostra nazionale), il prof. Vito Nicola Savino (preside della Facoltà di Agraria, Uniba), il prof. Francesco Gentile (docente Scienze forestali e ambientali, Facoltà di Agraria, Uniba), il dr. Oronzo Milillo (presidente Ordine agronomi Puglia), il dr. Nicola Settanni (responsabile settore agricolo ADOC Puglia) e il dr. Donato Fanelli (Coldiretti Bari).

Dopo il saluto del sindaco Vito Domenico De Tommaso, che ha rilevato l’importanza dell’agricoltura e delle risorse ambientali, il dr. Barnaba ha illustrato le potenzialità della Puglia nel mantenere viva l’agricoltura e il turismo, che però stentano a decollare per l’impotenza dei singoli agricoltori nell’avviare riforme strutturali, a causa del mancato supporto di consorzi di bonifica o di enti di irrigazione. Il preside Savino ha riferito la propria esperienza come responsabile di università, molto disponibile alla partecipazione a questi incontri formativi perché ritiene primaria la formazione della cittadinanza; ha elogiato le costanti ricerche che in merito vengono effettuate, non solo nell’ambito universitario, ma anche al Cnr o in imprese e istituti attivi nel settore. Molto importante, inoltre, ha ritenuto precisare, il contributo che l’università offre agli studenti di scuole superiori, organizzando seminari interessanti e apprezzati dai ragazzi. La dr.ssa Piepoli ha condiviso l’esperienza del loro centro sperimentale, in cui si sono tenuti dei corsi per programmare diversi interventi ambientali nella provincia di Bari e anche nella BAT.

Il fulcro del convegno è stato l’esposizione del prof. Gentile: “Con i seminari si integra l’attività svolta a lezione con gli studenti, nella logica di gestione sostenibile sotto diversi punti di vista: quello economico e quello della sicurezza. La conduzione del territorio va affrontata non nell’ottica tradizionale, secondo la quale i fatti sono inevitabili e bisogna cercare protezione nelle opere ingegneristiche: l’assetto della terra in realtà ha bisogno di una costante manutenzione”. Secondo l’esperto, tutto nasce da un fenomeno naturale, cioè quello del ciclo idrologico; le precipitazioni non sempre tornano al suolo in maniera da essere smaltite normalmente: in un generico impluvio, che è la direzione verso la quale si convogliano le acque meteoriche, un aumento della portata del deflusso avviene generalmente in un intervallo di tempo concentrato e per questo è difficile contenere le piene e avere un preavviso per attivare contro misure. Guardando il rovescio della medaglia, se opportunamente conservate, queste ingenti quantità di acqua, possono essere immagazzinate e usate ai fini irrigui in mesi di siccità.

Dunque si ritiene necessario ragionare non tanto sul problema “naturale”, quanto sul problema delle colture e delle costruzioni, che la maggior parte delle volte occupano territori non idonei al loro uso, infatti non è infrequente vedere le lame (che sono veri e propri letti di fiumi) occupate da coltivazioni che sono le vere “intruse”. Le lame sono corsi d’acqua che si attivano solo in occasione di precipitazioni intense. A fomentare questa dannosa consuetudine, si aggiunge il non corretto dimensionamento della rete di scolo, sia superficiale che sotterranea, ovvero la fragilità che queste opere hanno in alcuni punti deboli che è cagione di cedimenti consistenti. La conseguenza di questo deflusso selvaggio dell’acqua è in primis l’erosione del suolo, manifestazione universale della perdita di una risorsa non rinnovabile che è il terreno: se nel territorio, è presente una corretta e costante attività agricola, essa può, svolgendo il ruolo di vera e propria sentinella, accorgersi subito di queste lesioni che corrompono struttura e composizione del terreno. Se presi in tempo questi problemi possono essere risolti davvero immediatamente, anche a costo trascurabile e con gli strumenti più semplici delle lavorazioni agricole. Se ignorati invece, possono assumere rilevanza di catastrofe. Per non parlare poi delle molte infrastrutture costruite in modo da interferire  con i canali volti allo smaltimento delle acque: basta pensare ad attraversamenti ferroviari che “tagliano” il corso di deflusso o sottopassi costruiti senza un adeguato dimensionamento.

Ma la prevenzione e la manutenzione, forse per comodità o per uno “scarica barile” generale, oggi vengono considerate delle utopie: la soluzione sta proprio nel non dimenticare il passato, quando i nostri antenati, più saggi e modesti di noi, dopo 3 disastrose alluvioni all’inizio del Novecento, ben pensarono di ovviare al problema dell’allagamento del bacino della provincia di Bari costruendo i famosi “canaloni” nel capoluogo, che svolgono egregiamente il loro lavoro. Ma a monte di tutto questo, c’è la terra, c’è la natura, c’è il bosco di Mercadante che, impiantato artificialmente, è vitale per assorbire la maggior parte delle acque meteoriche. D’altronde, da studi economici effettuati in un’analisi costi-benefici, è risultato più conveniente pagare l’ attuazione di misure di prevenzione, piuttosto che un risarcimento post-danno.

La conclusione del dott. Milillo: “Le opportunità di finanziamenti regionali, per bandi volti a progettare interventi di tutela del territorio, ci sono, ma purtroppo manca la mentalità del lavorare insieme, di collaborare a stretta dipendenza con tutte le figure professionali competenti. Casamassima possiede molti gioielli ambientali, vanta boschi di tutto rispetto che vanno protetti, perché importanti risorse”.

E la popolazione come risponde a queste occasioni? Dalla presenza del pubblico si direbbe che la cittadinanza volta la testa alle opportunità concrete che si presentano: gli unici uditori del confronto erano solo un paio di giornalisti e qualche assessore/consigliere che ha fatto capolino per meno di qualche minuto. Che fine hanno fatto tutte le associazioni pseudo-ambientaliste che si fanno una bandiera della rivalutazione della Lama S. Giorgio? Come si può pensare al futuro, se i costruttori del domani sono fantasmi in una città?

Commenti  

 
#9 Consigliere Forleo 2010-11-23 01:38
Io sono una di quelle che ha fatto capolino per meno di qualche minuto per parecchie volte. Non voglio giustificarmi, ma contemporaneamente avevo una Commissione e subito dopo una Conferenza dei Capigruppo. Mi è dispiaciuto molto non poter essere presente tutto il tempo, ma mi è anche dispiaciuto rilevare l'assenza delle associazioni. Bisogna trovare il modo di pubblicizzare meglio questi eventi e, soprattutto, di sollecitare la partecipazione dei cittadini che è una grandissima risorsa.
 
 
#8 G. 2010-11-21 17:05
caro sig. Amoruso quando voi con l'organizazione cieli blu avete organizzato la giornata del baratto la scorsa estate, questa manifestazione si è svolta in una mattina di giugno in pieno periodo di lavori agricoli (raccolta ciliegie x fare l'esempio più banale)e moltissima gente che avrebbe voluto partecipare, non ha potuto farlo proprio perchè impegnata dal lavoro. In quell'occasione, voi per primi, non ve lo siete ricordato che siamo un paese agricolo???
 
 
#7 anthos 2010-11-21 15:40
mic amoruso, sembra che l' abbia presa sul personale...
 
 
#6 bari4ever 2010-11-21 15:39
inizaitva molto bella, soprattutto perchè tecnica: casamassima una cosa buona fa e abbiamo anche da ridire su chi svolge un buon servzio riportando questo articolo obiettivo!
 
 
#5 paul 2010-11-21 15:38
amoruso, lei scrive "non posso pensare,che il territorio sia cosi sprovvisto di persone in qualche modo interessate all'argomento"ma infondo, sono i fatti che parlano, cioè che non c'era proprio nessuno ad assistere!
 
 
#4 beks 2010-11-21 15:36
credo che la chiusura dell'articol fosse proprio una provocazione nel cercare tali ragioni... i giornalisti non devono dare risposte, ma fornire provocazioni su provocazioni...
 
 
#3 cross 2010-11-21 15:34
guardi, mic amoruso, che l'autrice dell'articolo ha scritto anche "pubblico", in generale,nn solo le associazioni... che ha la coda di paglia?
 
 
#2 mic amoruso 2010-11-20 23:48
trovo la chiusura dell'articolo, decisamente fuori luogo. se la platea era così vuota, forse chi scrive avrebbe dovuto chiedersi il motivo. non posso pensare,che il territorio sia cosi sprovvisto di persone in qualche modo interessate all'argomento, anche al di fuori dell'associazionismo, e ricco di virtuosi giornalisti o sedicenti tali. non si dimentichi che ci troviamo pur sempre in un territorio agricolo e, di certo, l'argomento non toccava soltanto gli interessi delle associazioni ambientaliste o sedicenti tali (a parere di chi scrive), ci sono diverse categorie di professionisti che avrebbero potuto occupare i tanti posti vacanti. ciò non è accaduto...forse il servizio sarebbe stato più completo se si fossero cercate le rsgioni.
 
 
#1 mic amoruso 2010-11-20 15:53
grave mancanza...lo riconosco,ma posso avanzare l'attenuante della inappropriata comunicazione dell'evento?
 

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