Venerdì 14 Dicembre 2018
   
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RIFORMA SCOLASTICA, ALLA RODARI NESSUN TAGLIO

rodari

Per il momento le scuole più colpite dalla riforma Gelmini sono le primarie, minacciate dal maestro unico e dagli immancabili tagli ai finanziamenti e al personale. Ma in concreto cosa è cambiato nelle scuole casamassimesi? Abbiamo parlato con Angela Di Donna, dirigente del secondo circolo didattico Gianni Rodari.

“Questa riforma per noi ha significato un nuovo modo di fare scuola. Si è resa necessaria una riflessione sulla solita organizzazione scolastica, dovuta all’esigenza di risistemare spazi e tempi”.

Fortunatamente tagli ai finanziamenti non ce ne sono stati, anche perché è aumentato il numero degli alunni: “Le risorse sono effettivamente diminuite, ma grazie all’incremento dei bambini la nostra scuola non ha subito tagli. Abbiamo ridotto le ore di compresenza, ma il personale, sia amministrativo che docente è stato confermato. Per gli insegnanti di sostegno è in arrivo un incremento perché abbiamo approfittato della possibilità di richiedere rapporti in deroga, mentre sono aumentati gli insegnanti di inglese”.

A imperversare da qualche tempo è l’idea di far sponsorizzare le scuole dai privati per diminuire l’impegno finanziario da parte dell’ente, idea che può sembrare in netto contrasto con il concetto di istruzione pubblica, ma che d’altra parte potrebbe essere il modo più semplice e veloce per reperire finanziamenti e attrezzature, sopperendo così alle mancanze delle istituzioni.

Scopriamo infatti che non è poi una proposta così remota e inattuabile: “E’ un’ esperienza che l’anno scorso abbiamo già sperimentato con il progetto Adotta una classe, scopri i suoi talenti e pensiamo di ripetere anche quest’anno. Abbiamo in programma una manifestazione che riguarda le aree a rischio, probabilmente per dicembre. Dobbiamo trovare il modo di autofinanziarci per fronteggiare la mancanza di altre sovvenzioni e se questa è una delle strade possibili, bisogna percorrerla”.

Queste sono le novità principali che riguardano la scuola primaria, volte fondamentalmente ad alleggerire il flusso di risorse che annualmente viaggia verso gli istituti. A livello di didattica, a parte l’introduzione dell’educazione civica e l’adozione di testi per cui l'editore si impegna a non pubblicare nuove edizioni prima di cinque anni, è cambiato poco o nulla.

Ma di cosa avrebbe bisogno l’istruzione italiana per svecchiarsi, per funzionare, per diventare competitiva? Qual è la strada da seguire per mettere tutti d’accordo?

“Ci vuole soprattutto impegno, ma non solo. Tanto entusiasmo, un livello umano più profondo, una voglia di ricreare nuovi scenari, tutto deve concorrere per una nuova idea di scuola, un modo diverso di vivere l’istruzione. Serve una cooperazione che sia più efficiente e concreta, ma da parte di tutte le componenti della società, perché la scuola è un bene comune e come tale deve essere rispettato da tutti e soprattutto inteso come priorità rispetto agli interessi privati".

Cosa che purtroppo avviene sempre più raramente.

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