Martedì 10 Dicembre 2019
   
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Mo’ avast! Casamassima dice di no al bullismo

bullismo

Come individuare, analizzare e sconfiggere il bullismo

“Sei troppo grasso, troppo magro, troppo basso, troppo alto”. Questi sono solo alcuni degli aggettivi che meglio rappresentano il bullismo, un fenomeno divenuto sempre più quotidiano nel corso degli anni e difficile da comprendere e combattere.

Il bullismo colpisce tantissimi giovani in età adolescenziale, ma anche già nell’infanzia. Si manifesta con atti di intimidazione, sopraffazione, oppressione fisica o psicologica. I bulli colpiscono le vittime esercitando una pressione fisica e psicologica molto elevata, provocandone un senso di paura e umiliazione.

In Italia un ragazzo su due subisce atti di bullismo, fortunatamente sul territorio si organizzano diverse campagne di sensibilizzazione, tra cui “Smonta il bullo”, campagna ideata e realizzata dal Ministero della Pubblica Istruzione. Anche Casamassima ha deciso di scendere in campo per combattere il bullismo. Oltre alle bellissime attività organizzate dalle scuole e di cui hanno parlato i piccoli giornalisti nei loro articoli su questo numero, il 18 ed il 25 ottobre, presso l’Auditorium dell’Addolorata, hanno avuto luogo due incontri intitolati “Educazione emozionale e bullismo in adolescenza” organizzato dall’associazione “Comunione è Vita” e promosso dall’Assessorato ai Servizi Sociali e Cultura. Il seminario inerente al bullismo ha avuto come relatrice Nunzia Tarantini, psicologa psicoterapeuta, ricercatrice ARPA (Associazione per la ricerca in psicologia analitica). Sono intervenuti Rosanna Selvaggi, presidente dell’ass. Comunione è Vita, il Sindaco Giuseppe Nitti, l’Assessore alla cultura e pubblica istruzione Azzurra Acciani e Teresa Massaro, responsabile dei servizi socio-culturali del Comune.

Mentre venerdì 25 ottobre l’ass. pedagogisti educatori italiani (Apei), ha organizzato il seminario “Emergenza educativa e pedagogia dei genitori” a cui sono intervenuti, oltre ai rappresentanti istituzionali, il consigliere nazionale e referente scientifico Apei, Ermanno Terracchini, la presidente regionale Apei, Stefania Coti, e le pedagogiste della stessa associazione, Stefania Montanaro e Maria Magnifico.

Il Flash Mob “Mò basta! Fai la differenza”, organizzato lo scorso 28 ottobre dal Comune di Casamassima, dalle Scuole primarie Marconi e Rodari, e dalle associazioni di Casamassima, ha visto anche l’impegno dei concittadini Emanuela Amato, Maria Magnifico, Stefania Montanaro, Carmen Pedone, Bartolomeo Pirolo, Luciana Ariemma, direttrice della scuola di danza “Scarpette Rosa” che ha anche realizzato la coreografia ballata dai piccoli, il Dj Pino Giovinazzo, il centro aperto polivalente minori, le associazioni “De Cataldo” e “Nazionale Carabinieri”, la Confraternita del Purgatorio e tantissimi altri collaboratori.

Abbiamo rivolto qualche domanda ad Emanuela Amato, psicologa, esperta in Neuropsicologia dell'età evolutiva, adulti, anziani, DSA, e a Francesco Mario Pio Damiani, preside del 1° circolo didattico “Marconi”.

Quali sono le motivazioni che vi spingono a propagandare la sensibilizzazione sul fenomeno del bullismo?

EA: “Tutto è nato dal fatto che ogni giorno, relazionandomi per lavoro con bambini e ragazzi di tutte le età ho appreso dai loro racconti di episodi di bullismo che avvengono, spesso, all’uscita da scuola oppure per le vie del paese. Genitori, colleghi ed educatori attivi sul territorio, oltre me, hanno notato che purtroppo nonostante la scuola tenti di arginare con le poche risorse a disposizione il fenomeno, è essa stessa nella maggior parte dei casi impotente davanti a questi episodi di violenza, non riuscendo da sola, quindi, a limitare le conseguenze negative su chi subisce e anche su chi commette questi atti di bullismo. La motivazione principale è stata proprio quella di rompere il muro di silenzio che accompagna questo tipo di episodi, al fine di incoraggiare il dialogo che abbatta i pregiudizi e l'indifferenza, che molte volte incontriamo tra i ragazzi.”

FD: “Come Istituzione Scolastica abbiamo il dovere di perseguire la nostra missione: formare l’uomo ed il cittadino. I nostri alunni saranno le donne e gli uomini della società di domani e, se vogliamo una società migliore, dobbiamo formare i protagonisti del domani, educandoli ai valori della cittadinanza attiva, della solidarietà, della giustizia e della pace. La legge 71/17 impone precisi obblighi alle Istituzioni scolastiche: individuare un referente per la lotta al bullismo e al cyberbullismo; adeguare i regolamenti di disciplina a tali realtà; attivare percorsi di prevenzione e di educazione. Sebbene il bullismo/cyberbullismo non costituisca un’emergenza nella nostra realtà scolastica, tuttavia, l’intera Comunità Educante del Primo Circolo Marconi si è fatta pienamente carico di questo tema ed è impegnata in azioni concrete di educazione e prevenzione. La nostra scuola ha previsto azioni di formazione finalizzate alla prevenzione di tali fenomeni: l'educazione ad una comunicazione Non Ostile ha caratterizzato tutte le attività di coding e robotica relative all'iniziativa codeweek 2019; l'adesione alle iniziative promosse dal Comune di Casamassima nell'ambito del progetto "Casamassima dice no al Bullismo”; varie attività programmate per l'intero anno scolastico, basate sui concetti di educazione alla legalità e di educazione alla cittadinanza digitale; la partecipazione al Safer Internet Day con laboratori in collaborazione anche con la polizia postale. Per questo motivo quasi tutte le classi della scuola hanno partecipato al Flash Mob, su iniziativa dell’Amministrazione Comunale, alla presenza dell’Assessore Azzurra Acciani”.

 

La società in cui viviamo può in qualche modo influenzare i ragazzi ad avvalersi della violenza fisica e psicologica?

EA: “Nel periodo della pubertà e dell'adolescenza i ragazzi rischiano di essere attirati da modelli societari, i quali esprimono un modello di vita ‘appariscente’, dando l’illusione che la felicità sia proporzionata quasi esclusivamente al possesso di beni materiali. Questo modo di concepire l’autodeterminazione nella società può portare, soprattutto le nuove generazioni, a ricorrere anche ad atti violenti pur di ottenere ciò che si vuole. A mio avviso, l’educazione e gli esempi degli adulti sono fondamentali per aiutare soprattutto i più piccoli ad apprendere e distinguere fin da subito cosa sia giusto e cosa non lo sia, indirizzandoli in questo modo verso un futuro che gli permetta di scegliere in maniera più consapevole e ponderata e che gli permetta inoltre di commettere meno errori possibili e, forse, ricevere anche meno delusioni dalla vita. Di conseguenza, la società dovrebbe cercare di coinvolgere i ragazzi al fine di aiutarli e sostenerli nel loro percorso di vita anche creando degli spazi ‘sani’ di aggregazioni dedicati a questo scopo”.

FD: “Purtroppo credo di si. Il rischio è concreto. È fondamentale l’azione che scuola e famiglia devono mettere in campo per l’educazione e la prevenzione. E lo devono fare insieme. Non si tratta di situazioni teoriche: basti pensare ai cori razzisti negli stadi; alle scritte xenofobe che imbrattano molti muri delle nostre belle città; a certi videogiochi che presentano modelli di vita violenti. Spesso la violenza scaturisce dalla paura. Penso che occorra combattere i feticci della paura con la forza del sapere. Dobbiamo costruire insieme una cultura dell’accoglienza e della collaborazione in cui la diversità sia percepita ed accolta come occasione di arricchimento”.

 

Cosa possono fare i genitori?

EA: “Il compito dei genitori dovrebbe essere, innanzitutto, quello di insegnare a bambini e ragazzi a riconoscere il fenomeno, il quale non deve essere scambiato per un semplice conflitto o passare come un banale scherzo avvenuto tra coetanei. Le molestie verbali o fisiche possono essere perpetrate per mesi o addirittura anni, arrecando un grave danno a chi le subisce e minando la loro autostima, nonché la fiducia negli altri. Occorre, inoltre, far comprendere ai ragazzi l’importanza delle regole e dei valori universali da seguire nella vita quotidiana con lo scopo di educare al rispetto della diversità e dell’unicità di ogni singolo individuo. Voglio sottolineare questo concetto perché purtroppo, spesso e volentieri, sono i pregiudizi legati a gruppi di appartenenza a dare vita agli episodi di bullismo, che in alcuni casi possono sfociare anche in atti estremi da parte sia della vittima che del bullo”.

FD: “Innanzitutto, occorre conoscere il fenomeno ed informarsi, anche attraverso le iniziative promosse dalla scuola. Circoscrivere adeguatamente i confini delle situazioni. Continuamente si grida ‘al lupo’ al solo passaggio di un gatto; si denuncia il bullismo (che mai va negato o nascosto) al primo bisticcio tra compagni di banco. In secondo luogo, la famiglia può collaborare con la scuola nell’azione di prevenzione ed educazione di cui parlavamo prima, attraverso il dialogo e l’esempio. L’uso corretto e responsabile dei social media, ad esempio, passa attraverso l’azione educativa della scuola ma, anche e soprattutto, dall’esempio delle famiglie. L’alleanza educativa scuola-famiglia è strategica. Le tante mamme che hanno animato il Flash Mob sono una testimonianza di speranza per il futuro”. Il prossimo 15 novembre l’ass. Social Maxima organizzerà l’iniziativa “Non siete soli”, seguita dal convegno, alla cui realizzazione partecipa anche l’Associazione “Anto Paninabella”, dal titolo “Stop al bullismo”. Mentre, il 7 febbraio 2020, in occasione della Giornata nazionale contro il bullismo e cyberbullismo, si terrà un seminario su questo tema, dal nome: “Bullismo e cyber bullismo-parliamone con gli esperti”. Insomma, un calendario fitto di appuntamenti, il cui scopo è quello di sensibilizzare ed informare, al fine di prevenire determinati possibili fenomeni, attraverso il coinvolgimento di alunni, docenti e genitori. Mò Avast! Fai anche tu la differenza.

FEDERICA CAPOZZO

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